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22:46 martedì 7 luglio 2026
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La mattina in passerella, la sera sul red carpet: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.
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Si è sciolto A23, il più grande iceberg del mondo, ed è una buona notizia (anche se non sembra) Era grande quasi 4 mila km quadrati e pesava mille miliardi di tonnellate. Il suo scioglimento farà bene all'oceano, dicono gli scienziati.
Un pantalone di Zara è diventato famosissimo per la sua capacità di far inciampare e cadere le persone Soprannominato "The deadly Zara trousers", a causa della sua fattura ha causato migliaia di infortuni diventando il trend più divertente degli ultimi tempi.
Ford aveva licenziato centinaia di ingegneri per sostituirli con l’AI, ma poi ha scoperto che l’AI non è capace di fare il loro lavoro ed è stata costretta a riassumere gli ingegneri I dirigenti hanno ammesso di aver sopravvalutato l'AI e sottovalutato l'intuito e l'esperienza degli ingegneri.
I membri del nuovo governo di Gaza non possono entrare a Gaza perché Netanyahu glielo vieta Sono 13 palestinesi riuniti nel Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza che da gennaio sono bloccati al Cairo su ordine del Primo ministro israeliano.

È stata pubblicata la prima ricerca sull’uso del deepfake in guerra

26 Ottobre 2023

Si intitola “Do Deepfake Videos Undermine our Epistemic Trust?” ed è la prima ricerca che indaga l’uso che dei deepfake si fa in scenari di guerra. Come scrive Mack DeGeurin su Gizmodo, la ricerca è basata su circa 5 mila contenuti – immagini e video deepfake – diffusi su Twitter nei primi sette mesi del 2022, la maggior parte dei quali attinenti all’invasione russa dell’Ucraina (uno dei case study della ricerca è l’ormai famigerato video in cui uno Zelensky deepfake ordinava ai soldati ucraini di deporre le armi e di arrendersi di fronte all’esercito russo). Gli autori della ricerca hanno detto di aver deciso di svolgere la loro indagine su X, escludendo gli altri social, perché storicamente su questa piattaforma il giornalismo e l’attivismo politico occupano uno spazio maggiore rispetto alle altre.

La ricerca ha confermato timori già ampiamente discussi in questi anni: i deepfake sono uno strumento pericoloso nelle mani dei propagandisti, soprattutto in periodo di guerra e scenari bellici. C’è un dato però sorprendente trovato dagli scienziati: la proliferazione dei deepfake sta rendendo sempre più “paranoici” gli utenti di X. La paura di essere ingannati da una foto o da un video falso porta sempre più persone, sempre più spesso, a dubitare anche dell’autenticità di contenuti reali e addirittura a segnalarli come falsi. Una paura che fa partire un circolo vizioso le cui conseguenze sono una sempre maggiore difficoltà, per gli utenti delle piattaforme e per i responsabili della moderazione dei contenuti sulle stesse, a distinguere le notizie dalle bufale, il vero dal falso, la realtà dalla propaganda.

Con la guerra tra Israele e Hamas il problema della disinformazione tecnologicamente potenziata si è fatto più grave e attuale che mai (ne abbiamo scritto qui). Se è vero che la qualità dei deepfake li rende ancora riconoscibili e segnalabili, è anche vero che spesso non basta neanche questo a disinnescarli. Uno degli altri dati che emergono dalla ricerca è infatti l’epidemia di confirmation bias che dilaga ormai da anni senza che nessuno riesca a fermarla. In sostanza, chi vuole credere a una cosa, crederà che un video falso è vero, o comunque dice una verità, anche se quel video gli viene rivelato come falso o manipolatorio o inattendibile. Allo stesso modo, chi rifiuta di riconoscere un fatto, anche se di questo fatto esiste un’inoppugnabile testimonianza fotografica o video, si rifiuterà di riconoscerlo anche di fronte a queste prove. Che sempre più spesso vengono etichettate con una parola: deepfake.

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