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Il politico più popolare in India in questo momento è uno scarafaggio leader del Partito degli Scarafaggi Tutto è iniziato un po' per presa in giro un po' per protesta, ma in nemmeno una settimana il Cockroach Janta Party ha superato su Instagram il Bharatiya Janata Party del Premier Modi.
Una ricerca ha dimostrato che le civiltà non crollano per le catastrofi ma perché iniziano a consumare troppo, che è proprio quello che sta succedendo alla nostra civiltà I ricercatori hanno precisato anche che i futuri in cui ci salviamo non sono impossibili, ma «richiedono condizioni che non vediamo sulla Terra di oggi».
Non poteva che essere Michael Bay il regista del film sull’operazione Epic Fury di Trump in Iran Per l'occasione, il regista ha rimesso assieme la squadra con cui girò 13 Hours, altro notevole esempio di moderno film di propaganda.
SS26, il nuovo singolo di Charli XCX, non è né rock né dance: è moda E anche apocalisse: «Yeah we’re walking on a runway that goes straight to hell», canta Charli nel secondo singolo estratto dal suo nuovo album.
La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che da ora in poi il diritto allo sciopero è protetto dal diritto internazionale In particolare, è tutelato dal trattato sulla libertà di associazione del 1948 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, firmato da 158 Paesi.
Nel mondo ci sono così pochi ingegneri e ricercatori AI che le aziende di Big Tech li stanno pagando come le superstar dello sport Secondo le stime ce ne sono solo un centinaio in tutto il mondo. E in Silicon Valley sono disposti a spendere qualsiasi cifra per accaparrarseli.

È stata pubblicata la prima ricerca sull’uso del deepfake in guerra

26 Ottobre 2023

Si intitola “Do Deepfake Videos Undermine our Epistemic Trust?” ed è la prima ricerca che indaga l’uso che dei deepfake si fa in scenari di guerra. Come scrive Mack DeGeurin su Gizmodo, la ricerca è basata su circa 5 mila contenuti – immagini e video deepfake – diffusi su Twitter nei primi sette mesi del 2022, la maggior parte dei quali attinenti all’invasione russa dell’Ucraina (uno dei case study della ricerca è l’ormai famigerato video in cui uno Zelensky deepfake ordinava ai soldati ucraini di deporre le armi e di arrendersi di fronte all’esercito russo). Gli autori della ricerca hanno detto di aver deciso di svolgere la loro indagine su X, escludendo gli altri social, perché storicamente su questa piattaforma il giornalismo e l’attivismo politico occupano uno spazio maggiore rispetto alle altre.

La ricerca ha confermato timori già ampiamente discussi in questi anni: i deepfake sono uno strumento pericoloso nelle mani dei propagandisti, soprattutto in periodo di guerra e scenari bellici. C’è un dato però sorprendente trovato dagli scienziati: la proliferazione dei deepfake sta rendendo sempre più “paranoici” gli utenti di X. La paura di essere ingannati da una foto o da un video falso porta sempre più persone, sempre più spesso, a dubitare anche dell’autenticità di contenuti reali e addirittura a segnalarli come falsi. Una paura che fa partire un circolo vizioso le cui conseguenze sono una sempre maggiore difficoltà, per gli utenti delle piattaforme e per i responsabili della moderazione dei contenuti sulle stesse, a distinguere le notizie dalle bufale, il vero dal falso, la realtà dalla propaganda.

Con la guerra tra Israele e Hamas il problema della disinformazione tecnologicamente potenziata si è fatto più grave e attuale che mai (ne abbiamo scritto qui). Se è vero che la qualità dei deepfake li rende ancora riconoscibili e segnalabili, è anche vero che spesso non basta neanche questo a disinnescarli. Uno degli altri dati che emergono dalla ricerca è infatti l’epidemia di confirmation bias che dilaga ormai da anni senza che nessuno riesca a fermarla. In sostanza, chi vuole credere a una cosa, crederà che un video falso è vero, o comunque dice una verità, anche se quel video gli viene rivelato come falso o manipolatorio o inattendibile. Allo stesso modo, chi rifiuta di riconoscere un fatto, anche se di questo fatto esiste un’inoppugnabile testimonianza fotografica o video, si rifiuterà di riconoscerlo anche di fronte a queste prove. Che sempre più spesso vengono etichettate con una parola: deepfake.

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