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Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il dieci per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
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Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
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I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.
Il crossover tra A24 e Dior sembra strano ma in realtà ha perfettamente senso sia per A24 che per Dior Per i prossimi due anni il brand diverrà main partner del Cherry Lane Theatre di New York, istituzione centenaria acquisita da A24 nel 2023
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Riaffiorano le terre inabissate sarà uno dei romanzi fondamentali di quest’epoca

Il libro di M. John Harrison è un'esperienza di lettura memorabile.

20 Luglio 2021

Che cos’è un romanzo “innovativo”? È difficile dare una definizione precisa, se non a rovescio come di “qualcosa che non si era ancora visto”, ma quando ne troviamo uno , sappiamo riconoscerlo come se fosse ammantato da un’aura. Riaffiorano le terre inabissate di M. John Harrison, appena pubblicato dalla piccola casa editrice Atlantide, è un romanzo che ha quest’aura. Uscito l’anno scorso da Golliancz, casa editrice inglese orientata soprattutto alla fantascienza, ha vinto l’ultimo Goldsmiths Prize proprio per il suo essere “innovative” e via via ha conquistato numerosi e prestigiosi sostenitori: da Olivia Laing, che l’ha descritto argutamente come «l’anello di congiunzione tra William Burroughs e Virginia Woolf», a William Gibson che ha parlato di «straordinaria esperienza di lettura», e poi ancora Jonathan Coe, Neil Gaiman, Robert Macfarlane, China Miéville. Un romanzo “nuovo”, ma scritto da un “vecchio”. Harrison, infatti, non è uno venuto fuori dal nulla. Capelli lunghi grigi e occhiali da sole, aspetto da reduce hippie sbucato da un romanzo di Pynchon, critico letterario che fa presenza fissa sul Guardian, è conosciuto soprattutto per essere un autore di fantascienza, un esponente della New Wave degli anni ’70 insieme a nomi più noti come Michael Moorcock, Thomas Disch e James Ballard, e in Italia è uscito anche su Urania. A 75 anni dev’essersi messo in testa di scrivere il libro della vita e ha prodotto questo romanzo che potrebbe silenziosamente passare come un “capolavoro” oltre i generi, se capolavoro non fosse una parola ormai svuotata di senso.

Siamo a Londra, in un tempo non identificato con precisione – se non per un riferimento a Brexit, verso la fine – ma che assomiglia moltissimo al nostro presente. Una Londra che è gentrificata e scintillante ma anche sporcata da zone di attraversamento, macchie di terreno selvaggio e non urbanizzato, periferie non ancora colonizzate, corsi d’acqua inesplorati. La storia prende le mosse da Shaw, un cinquantenne informatico fallito che vive in una stanza in un alveare condominiale e dal suo incontro con Victoria, una donna altrettanto irrisolta, decisa ad andare via da Londra, in una casa ereditata da sua madre nello Shropshire, al confine con il Galles. La prima trama, quasi novecentesca, esistenzialista, su cui si intreccia tutto il resto è quindi quella della relazione molto abbozzata tra i due. Il secondo piano su cui si sviluppa il libro, invece, si potrebbe definire psicogeografico. Riaffiorano le terre inabissate è anche, infatti, una specie di trattato stilisticamente fenomenale sulle trasformazioni della grande Londra e dell’entroterra britannico nell’era del cambiamento climatico. Sulle pagine scorrono fluviali descrizioni di luoghi, quartieri riqualificati e paesi di campagna, atmosfere plumbee e senso di umido costante, interni di pub e di case in rovina. In un certo senso un London Orbital romanzato, il famoso libro di Iain Sinclair sul paesaggio trasformato dall’autostrada M25, che circonda la capitale britannica, con cui il libro di Harrison condivide anche il tono suggestivo e onirico, fatto di collegamenti e accavallamenti. A questo si aggiunge un ulteriore livello per cui si potrebbe utilizzare il termine fantastico, in cui entrano in gioco degli strani cospirazionisti e delle enigmatiche creature marine. Ma è un fantastico visto con la coda dell’occhio: nessun effettaccio irrompe sulla tenuta realistica del romanzo. È tutto suggerito, temuto, forse sognato, forse mai successo. La bravura di Harrison sta nel tenere insieme questi tre piani con una scrittura a cui è difficile resistere e che invita, appunto, a entrare in un varco che ci si è spalancato davanti.

Ripensando all’idea di “romanzo innovativo”, mi viene da dire che per me – una persona a cui per lavoro passano tanti libri davanti agli occhi – quello di leggere “qualcosa di nuovo” resta l’ultima possibilità di ripetere l’incanto della lettura: ciò che provavo quando scoprivo i romanzi da ragazzo; pomeriggi estivi di tempo sospeso, in cui il trasferimento dalla realtà all’immaginazione era così intenso, che sarebbe diventato qualcosa per cui provare nostalgia. Forse i romanzi innovativi sono particolarmente indicati per abbattere le resistenze di lettori stanchi. Servono a farti finire dentro come se scoprissi  per la prima volta cosa significa leggere un romanzo, a ritrasmetterti la fiducia assoluta nel seguire la strada che l’autore sta tracciando. Leggendo Riaffiorano le terre inabissate ho pensato che è strano e incredibile che la lettura possa regalare ancora questo tipo di esperienza.

M. John Harrison courtesy Edizioni Atlantide

Ma oltre ad avere il pregio di aprire un varco letterario, Riaffiorano le terre inabissate sembra anche essere un romanzo capace di afferrare lo spirito ancora sfocato di questo tempo. Non solo perché emergono al suo interno le ansie climatiche di un occidente finito in mezzo a una guerra tra natura e sviluppo, tra fantasmi del passato e panico del futuro, ma anche, soprattutto, per la capacità di mettere insieme due ingredienti – il realismo e il fantastico – che hanno l’aria di non essere mai stati così vicini e amalgamabili.

Dopo l’abbuffata di letteratura personale, di memorialistica e di realismo radicale di questi anni, si intravede, grazie a questo romanzo, e a qualche altro esempio sporadico – penso a un libro sottovalutato come I Cieli di Sandra Newman (Ponte alle Grazie) – una nuova terra promessa della letteratura concettuale. Non so se possa definirsi “new weird”, come pure è stato fatto – un contenitore forse troppo eterogeneo e troppo pieno di paccottiglia per essere preso sul serio – ma se stiamo aspettando dei segnali su dove potrebbe andare il romanzo negli anni a venire, Riaffiorano le terre inabissate è al momento il miglior presagio a disposizione.

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