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L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.
La FIFA aveva imposto il divieto di portarsi la propria bottiglietta d’acqua alle partite del Mondiale ma dopo le proteste dei tifosi e l’intervento di Mamdani è stata costretta a ripensarci Il sindaco di New York si è schierato con i tifosi dicendo che «nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione perché i prezzi sono troppo alti».
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.
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Nonostante le aziende ci stiano investendo miliardi, non c’è ancora nessuna prova scientifica che l’AI sia più efficiente e conveniente del lavoro umano Nonostante investimenti che sfiorano già i mille miliardi di dollari, nessuna ricerca scientifica ha ancora dimostrato che le macchine costano meno degli uomini.
Negli Stati Uniti già 70 città hanno imposto il divieto di costruzione di nuovi data center Divieti più o meno lunghi, più o meno temporanei, ma sempre più diffusi. Tra le città che ne hanno già imposto uno ci sono New York, Denver, New Orleans, Seattle e Minneapolis.
In Svezia la denatalità è così grave che si sta pensando di introdurre la fecondazione assistita “di Stato” Al momento il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi alle persone senza figli. L'attuale governo vuole coprire i costi di tutti i tentativi, per tutti.

Vecchie immagini di ragazze Millennial

Justine Kurland ha pubblicato le fotografie che scattò dal 1997 al 2002 in giro per l’America, catturando lo spirito di una generazione.

27 Maggio 2020

Quando Justine Kurland – fotografa americana nata nel ’69 in un piccolo comune di appena cinquemila anime nei pressi di Buffalo, a nord di New York – si mise alla guida di un furgoncino, aveva appena compiuto ventotto anni e terminato gli studi universitari. Di punto in bianco, era il 1997, decise di attraversare da sola tutti gli Stati Uniti «alla ricerca di ragazze ribelli e pronte a fuggire via» e mai avrebbe immaginato che le adolescenti immortalate dalla sua macchina fotografica, sarebbero state definite dai sociologi le ultime protagoniste della cosiddetta Generazione Millennial, Net Generation, o Generazione Y. Quella, per intenderci, a cavallo tra Titanic e il primo Harry Potter, con in mezzo il crollo delle Torri Gemelle, Sex & the City, Dawson’s Creek, gli ultimi video musicali in onda su Mtv e la smania impaziente di guardare in faccia il nuovo millennio. Una generazione che ha visto esplodere Internet ma che si affidava ancora alle vecchie enciclopedie e che, per rimanere in contatto, si scambiava ancora il numero di casa.

Questo, e altro, è Girl Pictures, la seconda opera della Kurland appena pubblicata da Aperture (la prima, nel 2016, si intitolava Highway Kind), un catalogo di fotografie scattate nell’arco di cinque anni, dal 1997 al 2002. «Ricordo molto bene la prima adolescente che fotografai. Si chiamava Alyssum e i suoi genitori si erano separati da poco. Quando venne fuori che bigiava scuola e fumava erba, per punizione fu mandata a vivere con suo padre, l’uomo che, in quel periodo, frequentavo», racconta la fotografa. »Quando lui era a lavoro, io e Alyssum trascorrevamo mattinate intere distese a terra, davanti all’aria condizionata del suo appartamento nel centro di Manhattan. Proprio in una di quelle lunghe mattine, le misi addosso i miei vestiti logori e andammo alla stazione degli autobus a scattare qualche foto. Fu l’inizio di tutto».

Qualche giorno dopo, capendo di voler eternare quell’attesa degli anni 2000 ormai alle porte attraverso gli occhi dell’adolescenza, iniziò a passeggiare nelle vie intorno ai licei di New York e fuori i college, cercando matricole da fotografare. «Guardando indietro nel tempo mi sembra incredibile che così tante ragazze fossero pronte a mettersi in macchina di una sconosciuta che le avrebbe portate via dal loro mondo per qualche ora. Ma sai cosa?», sembra domandare più a sé stessa che a chi cerca di capire la magia che si rivela in ogni singolo scatto di Girls Pictures. «Essere adolescenti significa anche avere l’abilità di atteggiarsi, da adolescente. La prima condizione per essere liberi è la capacità di muoversi come si vuole e talvolta ciò significa salire su un’auto, piuttosto che uscirne».

Toys R Us, 1998, from Girl Pictures (Aperture, 2020) © Justine Kurland

Daisy Chain, 2000, from Girl Pictures (Aperture, 2020) © Justine Kurland

Golden Field, 1998, from Girl Pictures (Aperture, 2020) © Justine Kurland

Candy Toss, 2000, from Girl Pictures (Aperture, 2020) © Justine Kurland

Boy Torture: Two-Headed Monster, 1999, from Girl Pictures (Aperture, 2020) © Justine Kurland

Poison Ivy, 1999, from Girl Pictures (Aperture, 2020) © Justine Kurland

Kurland trovò quello che stava cercando nelle realtà suburbane e nei cortili delle scuole, vagando senza meta tra i quartieri periferici e immortalando via via le adolescenti sui cofani delle automobili, sopra ai tetti, in spiaggia e nelle foreste, finanche sotto i cavalcavia delle highway a stelle e strisce, ricreando quell’atmosfera utopica e femminista che ha reso inconfondibile il suo stile. E pensare che, concluso il viaggio nel 2002, le fotografie di queste adolescenti un po’ Piccole Donne e un po’ Cebe Barnes – l’indimenticabile bambina ribelle il cui unico credo erano i Sex Pistols e il punk, protagonista di Out of the blue di Dennis Hopper – invece di essere stampate e mostrate a gallerie d’art e riviste, furono rinchiuse in un contenitore della Kodak. Solo di recente la fotografa ha deciso di riaprire quella scatola gialla sigillata da un pezzo di nastro adesivo con sopra scritto girls pictures, e dentro centinaia di negativi. «È stato molto imbarazzante rivedere queste foto», confessa, mentre lavora su tutt’altro cosa: un progetto fotografico dedicato alle fabbriche in disuso nello stato di New York.

Il furgoncino sul quale ha viaggiato per cinque anni l’ha venduto proprio in coincidenza con la pubblicazione di queste immagini. Un gesto istintivo, quasi liberatorio. «E mi pento ogni giorno di averlo fatto. È stato il collaboratore invisibile di tutte le mie foto», dice. «Viaggiare attraverso gli Stati Uniti è una performance a sé. È difficile descrivere la gioia che si respira in una macchina piena di ragazze, con la radio a tutto volume e i finestrini abbassati. Si canta, si raccontano storie, ci si scambia le camicie e si sporge con la testa fuori dai finestrini. Quando sono arrivata alla fine del viaggio, davanti all’oceano Pacifico, ho aperto la portiera, sono scesa per strada con la radio accesa a tutto volume e mi sono messa a ballare».

Alla fine del 2001 Steve Jobs annunciò la nascita del primo iPod. Anche Wikipedia nacque in quell’anno e Myspace, il fratello maggiore di Facebook, l’anno dopo. Se ci sono voluti quasi due decenni per riaprire quella scatola gialla, è forse anche merito dell’uragano femminista del #metoo e dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. «Cosa provo rivedendo queste foto, oggi? Mi sembra di trovarmi di fronte a un esercito di ragazze che difendono un mondo tutto loro. E sembrano dirmi che, dal quel mondo, non hanno nessuna intenzione di tornare», conclude Kurland.

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