Chi è davvero l’artista dietro al padiglione dell'Austria alla Biennale di Venezia, autrice della performance più discussa e virale di questa edizione.
Trenta case discografiche indipendenti hanno lanciato una raccolta fondi su Bandcamp a favore degli sfollati in Libano
Da quando è iniziata l'invasione israeliana, più di un milione di persone hanno perso la casa e 2586 sono state uccise.
La musica è politica, tutto è politica, capitolo ennesimo. Più di 30 etichette indipendenti si sono messe assieme e hanno lanciato su Bandcamp una raccolta fondi per i libanesi che hanno perso tutto a causa dell’invasione e dell’occupazione israeliana. A rappresentare le etichette ci sono Lewis Robinson della Mais Um e Duncan Ballantyne della Ballantyne Communications PR, che hanno organizzato la raccolta fondi assieme a Beit Aam, un’associazione di Beirut che raccoglie donazione da tutto il mondo per fornire aiuti umanitari alla popolazione libanese. Tra le etichette che hanno deciso di partecipare all’iniziativa ce ne sono diverse che i musicofili riconosceranno immediatamente: Avon Terror Corps, Bongo Joe, Glitterbeat, Habibi Funk, Príncipe Discos, Honest Jons.
La raccolta fondi su Bandcamp si è tenuta dall’1 al 3 maggio, ma prosegue ancora adesso su GoGetFunding. Al momento sono stati raccolti quasi 7 mila euro, cifra alla quale le etichette discografiche hanno contribuito devolvendo interamente a Beit Aam gli introiti digitali per quei tre giorni di cui sopra, cioè 1, 2 e 3 maggio. L’organizzazione gestisce volontari in tutto il Libano, persone che in queste settimana stanno «lavorando per portare nei rifugi i beni di prima necessità, kit per dormire, prodotti per l’igiene personale, cibo, riscaldamento, vestiti, pannolini e latte in polvere», ha spiegato la portavoce di Beit Aam, Dima Ayanche, in conferenza stampa. «Stiamo registrando meno donazioni stavolta rispetto al precedente conflitto, ma la situazione degli sfollati è molto più grave».
Da quando, all’inizio di marzo, Israele ha iniziato la sua invasione del Libano, le forza armate hanno ucciso almeno 2586 persone e un milione di persone almeno hanno dovuto abbandonare la loro casa, il loro paese, la loro città, la loro terra.
«È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.