Hype ↓
08:59 sabato 1 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Quando New York faceva paura

Vandalismo, abbandono, omicidi: quarant'anni fa NYC era una città molto pericolosa. La storia di un teschio che metteva in guardia i visitatori.

20 Maggio 2015

All’inizio dell’estate del 1975, davanti agli occhi di una persona che sbarcava al John Fitzgerald Kennedy di New York appariva una scena inconsueta, il possibile inizio di uno di quegli horror grotteschi di John Landis: agenti di polizia in borghese distribuivano volantini con il disegno di un teschio parzialmente coperto da un cappuccio e la scritta Welcome to Fear City, Benvenuti nella Città della Paura.

66dd865e-a13e-4b41-9004-02ef1fc58b8b-680x1020Come poteva la Grande Mela, la metropoli da quasi 8 milioni di abitanti che appena due anni prima aveva presentato al mondo la silhouette del World Trade Center, essere diventata una città che incuteva timore? A metà degli anni Settanta, New York attraversava il peggior momento della sua storia: una crisi fiscale era seguita agli anni della Great Society (il vasto programma di spese per il welfare lanciato nel decennio precedente dall’ex Presidente Lyndon Johnson, che, tra le altre cose, aveva portato Medicare e Medicaid in America). Dal secondo dopoguerra la città aveva perso un milione di posti di lavoro nel solo settore manifatturiero e, trovandosi a dover mantenere l’impianto assistenziale più grande e costoso del paese, le amministrazioni newyorkesi avevano fatto ricorso a prestiti e obbligazioni sempre più difficili da ripagare. Così, nei primi mesi del 1975, il sindaco Abraham Beame si trovava davanti a poco meno di 6 miliardi di dollari di debiti da restituire nel breve termine. Si era recato a Washington per chiedere aiuto a Gerald Ford, ma il successore di JFK aveva fatto spallucce, dicendo, in sostanza, che chi era stato causa del suo male avrebbe dovuto piangere se stesso.

E la New York dell’opuscolo stampato dal Council for Public Safety – un ente che riuniva alcune sigle lavorative cittadine e anche molti di quegli 11 mila poliziotti del NYPD che l’improvvisa necessità di risparmiare avrebbe lasciato a breve senza un impiego – sembrava effettivamente avere molto su cui piangere. Nel testo, scritto sotto forma di una «guida di sopravvivenza» divisa in punti, si consigliava ai turisti di «stare lontani dalle strade dopo le 18», poiché «anche nel centro di Manhattan gli assassini e gli omicidi sono in incremento durante le prime ore della sera», non uscire a piedi, evitare tout court la metropolitana («i crimini commessi in metro sono così frequenti che la città recentemente ha dovuto chiudere la parte posteriore di ogni treno per far sì che i passeggeri potessero accalcarsi e sentirsi più protetti», si leggeva) e fare attenzione al pericolo d’incendio, dal momento che «i vigili del fuoco sono estremamente a corto di personale, e all’orizzonte ci sono nuove riduzioni». In realtà Welcome to Fear City era parte di una strategia di protesta più ampia portata avanti dai sindacati dei lavoratori pubblici colpiti dai tagli annunciati dal sindaco Beame, che da parte sua aveva provato a proibire la distribuzione del volantino, non riuscendovi. In quei giorni avrebbero scioperato massicciamente, tra gli altri, anche gli insegnanti e gli operatori ecologici (al grido, questi ultimi, di «this isn’t Fear City, it’s Stink City!»).

Se è vero che molti degli aspetti citati nel vademecum sono estremizzati, frutto di una strategia volta a seminare il panico, in un articolo uscito sul Guardian a quarant’anni dalla sua distribuzione Kevin Baker, che viveva a New York in quegli anni, scrive che «una verità preoccupante si nascondeva dietro a molta dell’attitudine al gridare al disastro del pamphlet». Il numero di omicidi cittadini era più che raddoppiato rispetto al decennio precedente, e i furti erano addirittura decuplicati. Baker descrive una metropoli piagata da un vandalismo cronico e afflitta da un senso di precarietà e di abbandono. Non a caso, ricorda l’autore dell’articolo, questi anni sono simboleggiati cinematograficamente dal De Niro di Taxi Driver e dai desolati scorci notturni del Bronx messo in scena ne I guerrieri della notte. Lo stesso mito del Bronx come borough “di frontiera” nasce in questo periodo; fino agli anni Sessanta era una meta privilegiata delle classi medio-alte.

Train Graffiti
La subway di NYC nel 1972 (foto di F. Roy Kemp / Getty Images)

Alla fine Abe Beame e il governatore dello Stato di New York Hugh Carey riuscirono a strappare a Washington un piano da 2,3 miliardi di dollari di prestiti diretti alla città, rapidamente approvato dal Congresso e controfirmato da Ford, la cui figura rimarrà tutttavia associata a uno storico titolo apparso in prima pagina sul Daily News: «Ford to City: Drop dead» (“Ford alla Città: Muori”), che riassumeva la posizione di fermezza anti-aiuti inizialmente presa dal Presidente. Ma quella di Welcome to Fear City non è l’unica rappresentazione di New York che oggi apparirebbe paradossale a un turista invaghito dei negozi di Broadway o dei caffè di Greenpoint. Lo stesso Bronx fa da sfondo al romanzo simbolo degli anni Ottanta newyorkesi: Il falò delle vanità di Tom Wolfe, in cui il «Padrone dell’Universo» Sherman McCoy si trova costretto a cavarsela in un quartiere malfamato, Mott Haven, che nell’ultimo decennio è diventato habitat di artisti in cerca di loft a prezzi accessibili e non presenta nulla di particolarmente diverso da tante altre zone di Brooklyn e del Queens, con affitti in crescita e cicliche ondate di ristrutturazioni.

Quella di Welcome to Fear City non è l’unica rappresentazione di New York che oggi apparirebbe paradossale a un turista

Del resto, non esistono nemmeno più il Meatpacking District o l’East Village descritti da Rick Moody nel suo La più lucente corona d’angeli in cielo; nell’East Village dei primi anni Ottanta potevi trovare, scrive Tommaso Pincio nella postfazione del libro, «gente come Keith Haring o Basquiat e una disposizione allegra, incondizionata e disinvolta a qualunque tipo di sperimentazione sessuale». Non esiste ciò che è venuto appena dopo, ovvero il quartiere segnato dall’eroina e dalla povertà, dai pusher e da quei senzatetto che qualche anno più tardi, nel 1988, sarebbero stati protagonisti di uno dei riot più celebri della storia della città.

Nei Guerrieri della notte, la celebre reinterpretazione cinematografica dell’Anabasi di Senofonte girata tra Manhattan, Brooklyn e Coney Island, appare una New York in mano alle gang criminali, e quindi violenta, vandalizzata e coperta di graffiti. Ma Riverside Park, una delle location principali del film, oggi è una distesa verde percorsa da dog-sitter e professionisti del West Side che vogliono provare le loro nuove e costose scarpe da jogging. La New York post-Giuliani, post stop-and-frisk – il metodo di perquisizione della polizia diventato il simbolo di un certo approccio alla lotta al crimine – e post «tolleranza zero» è un luogo diverso, di certo più sicuro, per certi versi tuttavia non meno inquietante di Fear City nella sua tranquillità depurata. Probabilmente l’unica cosa a non essere mai cambiata, neppure nei momenti più bui della città, è il suo fascino. Ciò che portava McCoy a dire, attraversando il Triborough Bridge: «La Roma, la Parigi, la Londra del ventesimo secolo era lì».

Nell’immagine in evidenza: la subway di Nyc nel 1972 (foto di F. Roy Kemp / Getty Images)
Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.