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Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
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Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
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La storia di Playmen, rivista di sesso e cultura

Il Macro di Roma dedica una piccola mostra alla vicenda del magazine erotico uscito tra il 1967 e il 2001.

16 Febbraio 2021

Diciamo della centralità del nudo nella stampa italiana. C’è stato un momento in cui, in mancanza di idee più originali, i giornali, con già vendite un po’ scalcagnate, ricorrevano senza timore alla formula consolidata: “tette e culi”. Perdoni il lettore la locuzione verista, ma chiunque di noi con un’età almeno prossima agli “anta” ricorderà edicole esuberanti – e non ancora simil-fiorai, parafarmacie o questure clandestine, com’è toccato poi reinventarsi – dove belle donne in déshabillé decoravano le copertine dei newsmagazine, di destra e sinistra. Era il decadentismo di un’era apertasi negli anni Sessanta, quando la rivoluzione sessuale si accompagnava a quella studentesca e operaia. In quel contesto nasceva in Italia Playmen, un “mensile per uomini” (chiaramente ispirato alla testata americana di Hugh Hefner, Playboy) fondata a Roma dallo stesso Saro Balsamo artefice di Le Ore e poi guidata dalla sua ex moglie, l’imprenditrice Adelina Tattilo. Oggi il capitolino Macro, Museo per l’immaginazione preventiva guidato da Luca Lo Pinto, dedica una piccola mostra, all’interno della nuova articolata rassegna, alla vicenda del magazine erotico che durò nel complesso dal 1967 al 2001.

L’esposizione rispolvera il coté intellettuale della rivista: dove transitarono penne come Carmelo Bene, Pierre Klossowski, Tennessee Williams e Henry Miller e si pubblicavano interviste a Giorgio De Chirico, Allen Ginsberg, Michel Foucault, Federico Fellini, Herbert Marcuse. «Offriamo cultura, una visione evoluta delle cose”, disse Tattilo. Tuttavia, erano tempi duri a voler portare il sesso stampato nelle case degli italiani: conveniva consegnare in edicola il sabato quando la polizia non controllava. E comunque l’archivio degli ordini di sequestro in redazione era sterminato. Apice del successo, quando Tattilo acquistò un servizio con Jackie Onassis paparazzata in versione adamitica. A Milano il povero fotografo Settimio Garritano aveva incassato una serie di “no” – vuoi per paura di ritorsioni dell’armatore, vuoi perché le immagini rubate non avevano la qualità immacolata richiesta dai giornali patinati – e Tattilo la spuntò a un quarto del prezzo. Fece il suo scoop con copie andate a ruba e trionfale ristampa. «Io ho il coraggio di capire che un servizio sulla Kennedy nuda può interessare ancora la gente e loro no», commenta Adelina nella biografia di Dario Biagi, alludendo con “loro” a Hefner e Rizzoli. Tentò quindi anche un secondo colpo, con le foto – che erano rimaste nel cassetto – di Aristotele Onassis egualmente desnudo; il copione si ripeté. Se non che, poco dopo, lo stampatore si rifiutava di fornire la carta. Sospettando ci fosse di mezzo il magnate, Tattilo & co. lo raggiunsero a New York, finendo a fare le ore piccole con lui benedicente: «E va bene, queste dannate mutande qualcuno se le deve pur togliere».

Ormai un personaggio internazionale, negli anni Settanta, la Tattilo animava a casa salotti affollati di esponenti della politica e si circondava in redazione d’intellettuali come il primo capo-redattore Luciano Oppo, figlio del pittore e fondatore della Quadriennale, Cipriano Esifio Oppo, e poi c’erano Ugo Moretti (cinema), Marcello Venturoli (arte) e Franco Valobra (che scriveva di tutto). Le battaglie culturali le facevano su difesa delle minoranze, droghe, psicanalisi, medicine alternative; editando a corollario anche una catena di “libri dell’informazione differente” che avevano titoli come: La repressione sessuale nelle carceri italiane; L’idea omosessuale; La marijuana fa bene. Temi di controcultura oggi un po’ in disuso – così come la donna nuda sulla stampa nazionale (salvo quando porti istanze di body positivity). E quindi non resta che andare a ripassarli al museo quei tempi in cui sesso e cultura si davano man forte. A dimostrazione che l’erotismo aguzza l’ingegno – o viceversa?

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