Il nuovo romanzo della scrittrice giapponese è un racconto del Giappone brutto, sporco e cattivo che non si vede quasi mai e che pure esiste da sempre. Tra locali notturni, faccendieri, malavitosi, karaoke, alcool e ragazze che vogliono prendersi il potere.
Quarant’anni di Plastic
A Milano, negli spazi di FuturDome, è in corso una mostra con materiali d'archivio e diapositive recuperate da Niccolò Quaresima che celebra lo storico club milanese.
Il 23 dicembre 1980 apriva a Milano il Plastic, uno dei locali che più ha contribuito allo sviluppo della club culture in Italia. In via Paisiello 6 ha da poco inaugurato una mostra che avrebbe dovuto celebrare i suoi 40 anni di storia ed è stata posticipata a causa della pandemia. Dal 15 giugno al 31 luglio, FuturDome, museo indipendente installato in un edificio residenziale di stampo Liberty ripercorre infatti la storia, la politica e l’estetica pionieristica del leggendario nightclub milanese: si narra che negli anni d’oro Grace Jones prendesse un aereo appositamente per andarci, Elio Fiorucci facesse praticamente parte dello staff e moltissime star, da Andy Warhol a Lindsay Lohan, ci sono passate.
La mostra si chiama Dusk to Dawn, Fragmets from the Plastic Archive e prende il via dall’opera di Niccolò Quaresima (Roma 1995), barman del Plastic. Quaresima ha recuperato dalle cantine della discoteca dieci anni di diapositive deteriorate dal tempo: con uno speciale processo di trasformazione ha riprodotto le immagini esaltando i segni delle lacerazioni e delle muffe e trasferendole su altri supporti, tra cui la seta.
E poi documenti, immagini e video dell’archivio di Nicola Guiducci, co-fondatore del club, storico art director e deejay, che con la sua visionaria selezione musicale ha influenzato le generazioni successive di professionisti della consolle. Al Plastic persone provenienti da background del tutto differenti tra loro si mescolavano liberamente, costituendo di fatto una micro zona temporaneamente autonoma, creando un sistema non gerarchico basato sulle relazioni e sull’espressione infinita della sessualità.
Il nuovo romanzo della scrittrice giapponese è un racconto del Giappone brutto, sporco e cattivo che non si vede quasi mai e che pure esiste da sempre. Tra locali notturni, faccendieri, malavitosi, karaoke, alcool e ragazze che vogliono prendersi il potere.
E a quanto pare potrebbero riuscirci, perché quella di Ortiz – che a Rocky presta anche la voce – è considerabile come una vera e propria prova attoriale.
È morta a 89 anni una delle più importanti intellettuali nella storia del femminismo italiano. La sua eredità sta nei libri, nella politica, nella filosofia e soprattutto in un luogo speciale: la Libreria delle donne a Milano.