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07:14 lunedì 22 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

A scuola di letteratura da Piperno, Siti e Mari

I loro ultimi libri sono molto diversi tra loro, ma li confermano come maestri della narrativa italiana contemporanea: una lettura comparata.

07 Maggio 2024

Nello stesso giorno, il 23 aprile 2024, sono usciti i libri di tre scrittori italiani considerati, per ragioni diverse, autori di culto. Michele Mari ha pubblicato Locus Desperatus (Einaudi), Alessandro Piperno è uscito con Aria di famiglia (Mondadori), Walter Siti ha annunciato che il suo ultimo romanzo sarà: I figli sono finiti (Rizzoli). Vengono tutti e tre dall’università, Mari è stato professore di Letteratura italiana, Piperno è un francesista, Siti è stato professore di Letteratura italiana contemporanea. Vendite e successi dei loro lavori precedenti sono molto variegati. Piperno e Siti hanno vinto il Premio Strega nel 2012 e nel 2013, raggiungendo un pubblico vasto, eterogeneo, mentre Mari non ha mai partecipato allo Strega né i suoi libri sono mai diventati casi letterari (l’esordio di Piperno, per esempio, fu un cataclisma). La loro scrittura non potrebbe avere esiti più diversi sebbene siano tutti legati alla tradizione letteraria: Mari, il più ostico dei tre, predilige l’incrocio tra il pop e una lingua arcaica, piena di vezzi, con i suoi “talquale”, “lungi”, “suggere l’ipnoinducente”, “bruscaggine”, “ipso facto” (si è spinto anni fa a riprodurre una intera lingua ottocentesca); Piperno tradisce sempre l’ammirazione e il debito per i romanzi ottocenteschi su cui si è formato e in trasparenza di ritrova il suo debole per la sintassi di Marcel Proust (il suo protagonista, vittima di un processo morale all’università, è accusato di essere «convinto che non ci sia nulla di più sacro del canone»); tra tutti, Siti è quello che invece ama prelevare termini dal lessico contemporaneo, attingere dai gerghi della finanza, dei social network, della rete, con un occhio sempre su ciò che accade nel mondo (dal vaccino Astrazeneca all’invasione russa dell’Ucraina), e questa voracità onnivora, l’insaziabile desiderio di fondersi con l’attualità e di indagare i linguaggi delle nuove generazioni, rimanda inevitabilmente all’autore di cui ha curato tutta l’opera, e di cui è considerato l’eterno discendente: Pier Paolo Pasolini.

Solo il caso, l’uscita nelle librerie nello stesso giorno, offre l’occasione per occuparsi simultaneamente dei loro ultimi libri, e scoprire somiglianze e divergenze. Il legame più evidente è la quarta di copertina del romanzo di Siti dove è riportato un giudizio sull’autore espresso proprio da Piperno sul Corriere della Sera (segnale di stima reciproca). Il libro di Piperno, estensione del precedente Di chi è la colpa (2021), si apre con il protagonista, docente universitario di letteratura francese, che riceve la notizia della morte di una sua compagna di classe. Al funerale si aggiunge l’invito per un incontro con i vecchi compagni di classe: «Non siamo troppo vecchi per Il grande freddo?», si chiede il protagonista. Anche nel libro di Mari muore una vecchia compagna di classe, alla convocazione per i funerali segue anche qui l’incontro con amici persi di vista da anni: «Molti nostri compagni, aggiunse, si erano dati appuntamento lì anche per rivedersi dopo tanti anni; sarebbe stato un po’ come Il grande freddo, e io non potevo mancare».

Mari, Siti e Piperno svolgono un ruolo importante nella storia letteraria recente perché ognuno ha saputo dar vita a uno stile e a un immaginario inconfondibile. Tornano gli oggetti tipici che si incontrano quasi sempre nel libri di Mari, palline, disegni, soldatini, omini di pongo, racchette da ping-pong, giornalini antichissimi, e una montagna di libri e di riferimenti letterari e cinematografici. Si va continuamente da Shakespeare ad Al Pacino, passando per gli immancabili Alice, il capitano Grant, Gulliver, Asterix, Lovecraft, Poe, e tutto un repertorio di forme che rimandano all’infanzia, calamite adorate, orsetti da cui non ci si può staccare, denti di capodoglio. Tutte le ossessioni dei vecchi libri di Mari, da Tu, sanguinosa infanzia (1997) a Tutto il ferro della torre Eiffel (2002), riemergono in queste pagine, riconoscibili da un lessico apprezzato in particolare dal pubblico di critici, eccitati appena incontrano un «amnio di loscaggine».

Walter Siti replica sempre se stesso. I suoi Shakespeare e Stevenson sono i vip del momento, dalla Ferragni a Elon Musk, è per questo che il tenore dei dialoghi è spesso questo: «Lo sai che sono capitato a una cena dove ho incontrato Gianrico Carofiglio?». Risposta: «A vederlo dalla Gruber sembra una gran brava persona…un po’ vecchio stile nelle maniere». Oppure si incontrano conversazioni editoriali e stanche come: «L’effetto Murgia sta alzando le azioni della D’Adamo per lo Strega, quest’anno vince la morta». Il romanzo racconta la collisione tra Augusto, vedovo con malattia cardiaca, e Astore, giovane dirimpettaio cresciuto con videogiochi e genitori infelici. Siti è attratto esclusivamente dallo squallore della vita, nel suo immaginario esistono solo la desolazione, il grigiore dell’esistenza, tutto è finto, vuoto, niente ha senso, il nichilismo ingoia tutto mentre i personaggi mandano giù minestroni già pronti e hamburger vegani. Guardandosi intorno in questo deserto, i protagonisti non possono che constatare: «Vedo sofferenza senza direzione, dappertutto». Nelle pagine finali azzarda un viaggio in Grecia (alla ricerca del Minotauro della copertina). Terrorizzato che un solo granello di lirismo, di armonia o di bellezza, possa depositarsi nelle pagine, Siti si affretta a descrivere così una colonna greca: «Augusto scende ad ammirare delle colonne color fegato». Colonne color fegato, un vero colpo da maestro.

La prima parte del libro di Piperno, che ricorda alcuni temi cari a Philip Roth, si apre con una guerra tra accademici di vecchia generazione e Gender Studies. Nella seconda parte un’altra collisione tra generazioni, sempre un adulto e un ragazzo più giovane. La narrativa di Piperno riconcilia i lettori con la letteratura, traboccante di descrizioni e di aggettivi luminosi, non priva di tenerezza, di desiderio di vendetta, con psicologie complesse, anime in crisi, grette o ferite, in cui la ragione e il torto vorticano tra i personaggi in una danza senza fine. Nel mondo di Piperno si è accolti dal brontolio dei tuoni, da case in penombra, si bevono Bloody Mary, Cosmopolitan e bottiglie di champagne, si mangia salame d’oca e bottarga di muggine, formaggi caprini, mostarde, e si attraversa una Roma dolce: «Il temporale aveva pulito il cielo donandogli una lucentezza di porcellana».

Se Mari mette sempre in scena narratori angosciati e nevrotici – una barriera separa il loro io dal mondo – Piperno è il più vitale: «Non hai smesso di amare la vita e di avversare chiunque faccia mostra di odiarla», dice il narratore tra sé, come se si rivolgesse, curiosamente, ai personaggi di Siti. Da anni, Siti ama declinare la disfatta, interiore, politica o estetica. Non è un caso che il libro sia puntellato di riflessioni come: «È tornato a quell’odio della vita e della realtà che gli aveva fornito nerbo quando aveva sedici anni, nessuna Bildung. Bestemmia tutto e tutti, se stesso per primo e chi l’ha messo al mondo».

Mari, Siti e Piperno posseggono tre talenti, andrebbero letti insieme e amati nelle loro diversità, pensandoli come un unico grande scrittore. Ma nella vita è più istintivo schierarsi, vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Si può godere per un «amnio di loscaggine», oppure si possono amare i cieli con la lucentezza di porcellana oppure le colonne color fegato. Ogni lettore ha lo scrittore che si merita.

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