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Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
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Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
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Craxi, Piovani e la “colonna sonora civile”

Come il più noto compositore italiano ha musicato storie tra loro in contraddizione.

15 Gennaio 2020

È tutta colpa di Ennio Morricone, è colpa sua e delle sue musiche per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), tra l’altro bellissime oltre ogni sospetto, se in Italia abbiamo una “colonna sonora civile” che è musica per la società civile, cioè per la parte buona e giusta di questo Paese, quella che ha sempre coltivato il sospetto, la “trama” segreta, la via giudiziaria al dubito ergo sum e che, un po’ come la cosiddetta “letteratura civile”, è un prodotto dell’impegno. Colpa di Morricone, dicevo, ma se c’è un autore che questa “colonna sonora civile” l’ha incarnata, per non dire inventata, pure appunto sotto l’influenza onestamente riconosciuta del maestro Ennio, questi è Nicola Piovani, romano del Trionfale, figlio quasi d’arte (papà trombettista dilettante, zia attrice di teatro), col solito ’68 come gavetta e una filmografia pazzesca che inizia negli anni ’70 e arriva al film di Craxi, quello con la straordinaria interpretazione di Favino.

Si dirà che uno che fa colonne sonore non porta pena ed è in parte vero. Però Piovani con le sue sigle e i suoi sottofondi ha definito insieme uno stile e un’ideologia, è molto più di un artista a servizio. È il padre di un’atmosfera sonora che unisce Gianmaria Volonté (Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio, 1972) a Sabina Guzzanti (La trattativa, 2014), si concede fughe nell’immaginazione e nel sentimentalismo poetico (La vita è bella, ma pure La messa è finita), ma poi lega il suo marchio di fabbrica a certi inni dell’antiberlusconismo, le sigle dei programmi di Santoro, come Anno zero e Servizio pubblico, per esempio.

Si potrebbe definire il suo stile come un connubio tra un certo suono da orchestra popolare e un incedere serrato da poliziesco, para-angosciante, venato di misteri, che sale a mano mano e poi esplode in un trionfo di servizi deviati, muri di gomma, sinistre che non vinceranno mai, brava gente contro poteri corrotti. È per quello che fa strano accorgersi quasi subito, mentre si guarda Hammamet di Gianni Amelio, che le musiche le ha fatte anche in questo caso lui, il padre della “colonna sonora civile”, reduce, oltre che dalle tante sconfitte della sinistra, da un altro recentissimo saggio di musica civile, sempre sotto l’egida di Bellocchio, che ha voluto rifare la vita di Tommaso Buscetta, di nuovo straordinariamente interpretato da Favino. (Una coppia di fatto, questi due, Piovani e Favino, in cui si concentra quello che resta del nostro afflato civile).

Ma è anche strano perché Craxi, cioè la sua fine, è esattamente il prodotto di quel clima musicale giustizialesco, tipo quando senti il riff di chitarra elettrica della sigla di Servizio pubblico e subito ti immagini Cusani che versa la tangente Enimont, poi Berlusconi che parla con la mafia e tutto il Paese che va in vacca per colpa di una classe politica corrotta; meno male che c’è Travaglio. Ma dopo aver visto il film in realtà non ti sembra più strano, soprattutto perché Hammamet è un biopic a-storico, non ha una posizione precisa sulla figura del leader socialista in esilio in Tunisia, è solo una fantasia psichedelica sulla fine della Prima Repubblica ed è rassicurante e al tempo stesso surreale come si riesca a chiudere questo drammatico cerchio durato vent’anni facendo finire Craxi in una retorica civile senza nessuna forma di riflessione politica o storica appunto, solo con la musica di Piovani e la straordinaria interpretazione di Favino. Amelio usa i due ingredienti per far diventare Craxi un eroe borghese di cui non vengono enunciati i meriti e soprattutto una vittima di non si sa chi. Io una risposta ce l’avrei: della magistratura probabilmente, ma anche delle musiche di Piovani.

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