Tutti soldi che verranno investiti nella ricostruzione della Striscia, ha giurato l'amministrazione americana.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative
Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Al World Economic Forum di Davos l’amministrazione statunitense ha presentato un piano preliminare per la ricostruzione di Gaza. I materiali mostrati da Jared Kushner, genero di Donald Trump e consigliere d’amministrazione del Board of Peace, tra rendering della costa con nuovi grattacieli e aree destinate a turismo e investimenti stranieri, hanno aggravato le critiche di chi segnala l’esclusione delle istituzioni e della popolazione palestinesi dal dibattito sul futuro della Striscia. Secondo quanto riportato da Bbc, la proposta prevede nella prima fase una “gestione internazionale” del territorio, in cui le decisioni verranno prese da «attori internazionali» e le opere realizzate con capitali privati.
@metrouk The first pictures of Donald Trump’s vision for Gaza have been unveiled. The ‘Master plan’ shows futuristic skyscrapers lining the coast and new cities called ‘New Rafah’ and ‘New Gaza’. The images were unveiled by the newly founded Board of Peace at the World Economic Forum in Davos. Jared Kushner, Trump’s son-in-law’ told the World Economic Forum that these new metropolitan areas could be built within three years. #gaza #palestine #donaldtrump #worldnews #news
Il piano ipotizza una trasformazione urbana ed economica della Striscia, ribattezzata “New Gaza”, senza però chiarire il futuro assetto politico della regione né il ruolo che al suo interno avranno istituzioni e popolo palestinese. La presentazione ha posto l’accento quasi esclusivamente sugli aspetti immobiliari del piano: dopo la rimozione delle macerie, il progetto prevede la costruzione di centinaia di edifici e oltre centomila unità abitative nell’area di Rafah, con appartamenti affacciati sulla costa. Non mancherà, come era prevedibile, uno spazio per Elon Musk (si vede che tra quest’ultimo e Trump i rapporti si sono distesi abbastanza da tornare a fare affari insieme): The Elon Musk Smart Manufacturing Zone, si legge sulla mappa della nuova Gaza. A finanziare il progetto dovrebbero essere i Paesi aderenti al Board of Peace e gli investitori privati, mentre resta da capire – o forse è già così chiaro che non c’è nemmeno bisogno di dirlo – a chi questi appartamenti verranno venduti. Difficile immaginare che gli acquirenti saranno i gazawi, in ogni caso. Nella sua presentazione, Trump ha descritto New Gaza più con toni da immobiliarista che da statista pacificatore: «Sono una persona che viene dall’immobiliare e per me la location è tutto. Guardate questa posto sul mare. Guardate questo splendido pezzo di terreno. Quello che potrebbe diventare per così tante persone».
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Rimane aperta, però, la questione centrale della stabilizzazione e del governo. Il piano affronta il tema della sicurezza prevedendo una fascia demilitarizzata al confine con l’Egitto e una presenza israeliana a garanzia dell’area per un periodo di tempo indefinito. Diversi osservatori, riporta Bbc, hanno sottolineato l’assenza di riferimenti espliciti all’autodeterminazione dei palestinesi, alla garanzia dei diritti fondamentali e a un percorso politico condiviso, elementi ritenuti cruciali da Nazioni Unite e da tutte le organizzazioni umanitarie. Per questo il progetto è stato accolto con cautela, per non dire con un certo scetticismo, da diplomatici e analisti, che lo descrivono come un’iniziativa calata dall’alto e molto, molto distante dalla realtà dei fatti della Striscia di Gaza.
Dalle minacce di dazi sullo champagne alla diffusione di messaggi privati, Trump sta "punendo" Macron per la decisione di non partecipare al suo progetto di ricostruzione di Gaza.