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Dopo la tregua con l’Iran si è tornati a parlare della “teoria del TACO”, cioè del fatto che Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Le foto che gli astronauti dell’Artemis II stanno scattando alla Terra e alla Luna sono fatte con l’iPhone Degli iPhone 17 Pro Max, per la precisione. Se siete amanti della fotografia, queste le impostazioni usate dagli astronauti: obbiettivo 2,715mm, apertura f/1.9 e flash disattivato.
Gli Strokes hanno pubblicato il loro nuovo singolo, “Going Shopping”, spedendolo a 100 fan in una musicassetta E assieme alla cassetta, uno slogan che dice tutto: «In the Flesh, it’s Even Sexier». Adesso c'è solo da aspettare l'uscita del nuovo disco, Reality Awaits.
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.
Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.

Phoebe Philo, una stilista per bene

Ritratto della donna che potrebbe (magistralmente) sostituire Marc Jacobs da Louis Vuitton

25 Agosto 2011

Il domino può coprire superfici da attico di Manhattan. E, quindi, concedere meravigliose cadute che durano invece di secondi, minuti, ore.  Ritorniamo sulla dipartita di John Galliano da Christian Dior perché quella notte, al tavolino di un café parigino neanche troppo di nicchia, Galliano avrebbe dato proprio il via a uno spettacolare domino di teste e corsetti. Nulla che assomigli alla reggia di Versailles però se si pensa a Phoebe Philo. Lei che forse alla reggia di Versailles avrebbe seguito atteggiamenti e modi molto più in linea con la rivisitazione fattane da Sofia Coppola, altra low profile addicted.

La reggia di Versailles 2011 è il trono di casa Dior, lasciato sgombro per la cacciata di Galliano e che i rumors di qualche giorno fa danno prossimamente occupato da Marc Jacobs, eclettico newyorkese che in 14 anni ha ammaliato Parigi presso un’altra corte, quella di Louis Vuitton. E come nei migliori dei domini-da-vedere, il rischio di un colpo del genere lascia libera una posizione ingombrante che necessita di un colpo assestato ancora meglio. Nell’improbabile gioco che ha preso piede tra gli arrondissement, i bookmaker non avrebbero mai pensato a questo finale. Eppure la svolta ha travolto un altro felice regno del sublime:  Céline. La sua designer Phoebe Philo, sarebbe in procinto di essere chiamata alla gran corte da Bernard Arnault – Ceo di LVMH, colosso proprietario sia di Dior che di Cèline – e spinta verso l’ufficio stile di Louis Vuitton lasciato libero appunto da Mr. Jacobs.

Improbabile? Ideale? Il fatto che la signora Philo sia la designer con il trick linguistico più affettuoso e calzante – Philo-sophy– è solo la punta di un iceberg di tranquillità che arriva da più lontano. Da prima che Phoebe Philo annunciasse il ritorno sulle scene dopo un voluto (e prolungato) pit-stop per maternità e s’insediasse da Céline rilanciando il brand e ricollocandolo, prima cautamente poi con nonchalance, nell’Olimpo degli intoccabili. Perché la storia di questa designer inglese che finito (da brava inglese appunto)  il Grand Tour al Central Saint Martin si è distinta nel ventaglio delle possibili couturier europee, si lega indissolubilmente a un trittico di amicizie al femminile che sa di rarità. Che sia o no un’amicizia coi crismi, sicuramente è la funzione giusta visto che dal mix Phoebe Philo-Stella McCarney-Hannan MacGibbon è praticamente rinata la cosiddetta cosy couture. Infatti solo un anno dopo il diploma di fashion designer, Phoebe incontra la mano ecologica (no pelle, solo fibre naturali) di una Stella McCartney rivoluzionaria in forze da Chloé.  Phoebe assiste, incamera e quando viene lasciata sola dalla figlia del baronetto Paul, inizia la propria educazione sentimentale: quella che la renderà in pochi anni papessa del comfort wear ad alto tasso di minimalismo. Ma nel 2006, dopo sei anni in cui era riuscita a portare il francescanesimo shabby chic sulle passerelle di Chloé, Phoebe si rifugia nel suo buen retiro familiare, e, pargola permettendo, si rilassa, osservando scorrere la moda dalla sua casa che vive a piedi nudi e felpe a triplo filo di cashmere.

Al suo posto da Chloé arriva un’altra ex assistente – della Philo questa volta- Hannan MacGibbon, che si trova tra le mani una lezione già ben scritta alla quale, stagione dopo stagione, aggiunge denim e richiami Seventies che pescano dalla tradizione che fu (negli anni Settanta appunto) di Kaiser Lagerfeld.
Intanto LVMH coltiva la sua serra e aspetta le giuste stagioni, perché ogni cosa, designer inclusi, ne ha una.
Nel 2008 infatti, Phoebe Philo riappare – come carta velina tanto è delicata e understatement – con bimba sotto al braccio, sneakers bianche, pull grigio, coda abbozzata e viso acqua e sapone. Sarà la nuova designer di Céline.  E nel sentirselo dire sorride serena. Da Chloé, concedendosi solo la pelle, lei che come l’amica McCartney ha tenuto fede al no-fur(y), si era inventata la celebre borsa Paddington, riportando in auge il concetto impolverato di it bag. Da Céline farà la stessa cosa con la Classique, tracollina da 1.700 euro: in cuoio lucido con una chiusura dorata impercettibile che sembra un cioccolatino da alta pasticceria privo di packaging. Riuscirà un paio di stagioni dopo a renderla ancora (più) attuale anche in versione rettile psichedelico, così come permetterà a una shopper in cavallino patchwork di sfidare le sorti rosee di una Pekaboo di casa Fendi.
In mezzo c’è la cosa che diverte di più Phoebe Philo: dolcevita, pantaloni a palazzo che si reggono sulla seta cruda, spolverini oversize che navigano nel blu e nel verde, bluse che ripescano stampe Seventies  – hippie no, perché la Philo-sophy prevede che siano prive di orpelli e “rumori”, solo camicie fresche (è pur sempre comfort wear) e discrete. Anche quando Kanye West ne indossa una taglia 44 sul palco dell’ultimo Coachella.

Tra poche settimane il suo lupetto bianco, istituzionalizzato in un’intera collezione, invaderà l’autunno – non troppo, rimane un culto da esibire con parsimonia-  mentre le donne di Louis Vuitton sfileranno con dettagli bondage.
Due universi che si toccano, si sfiorano e forse, con la stessa leggerezza con cui Phoebe esce a fine show di grigio vestita (altro capitolo dell’educazione sentimentale: uscire a fine sfilata copiando gli outfit invisibili indossati dai maestri della scuola di Anversa), si passano il testimone. Se sarà lei c’è da credere che le mise da geisha disegnate da Jacobs diventeranno d’archivio.
La Philo-sophy sul trono di Vuitton: la rivincita che il Regno Unito aspetta dalla Guerra dei Cent’anni.

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