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10:31 venerdì 4 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Phoebe Philo, una stilista per bene

Ritratto della donna che potrebbe (magistralmente) sostituire Marc Jacobs da Louis Vuitton

25 Agosto 2011

Il domino può coprire superfici da attico di Manhattan. E, quindi, concedere meravigliose cadute che durano invece di secondi, minuti, ore.  Ritorniamo sulla dipartita di John Galliano da Christian Dior perché quella notte, al tavolino di un café parigino neanche troppo di nicchia, Galliano avrebbe dato proprio il via a uno spettacolare domino di teste e corsetti. Nulla che assomigli alla reggia di Versailles però se si pensa a Phoebe Philo. Lei che forse alla reggia di Versailles avrebbe seguito atteggiamenti e modi molto più in linea con la rivisitazione fattane da Sofia Coppola, altra low profile addicted.

La reggia di Versailles 2011 è il trono di casa Dior, lasciato sgombro per la cacciata di Galliano e che i rumors di qualche giorno fa danno prossimamente occupato da Marc Jacobs, eclettico newyorkese che in 14 anni ha ammaliato Parigi presso un’altra corte, quella di Louis Vuitton. E come nei migliori dei domini-da-vedere, il rischio di un colpo del genere lascia libera una posizione ingombrante che necessita di un colpo assestato ancora meglio. Nell’improbabile gioco che ha preso piede tra gli arrondissement, i bookmaker non avrebbero mai pensato a questo finale. Eppure la svolta ha travolto un altro felice regno del sublime:  Céline. La sua designer Phoebe Philo, sarebbe in procinto di essere chiamata alla gran corte da Bernard Arnault – Ceo di LVMH, colosso proprietario sia di Dior che di Cèline – e spinta verso l’ufficio stile di Louis Vuitton lasciato libero appunto da Mr. Jacobs.

Improbabile? Ideale? Il fatto che la signora Philo sia la designer con il trick linguistico più affettuoso e calzante – Philo-sophy– è solo la punta di un iceberg di tranquillità che arriva da più lontano. Da prima che Phoebe Philo annunciasse il ritorno sulle scene dopo un voluto (e prolungato) pit-stop per maternità e s’insediasse da Céline rilanciando il brand e ricollocandolo, prima cautamente poi con nonchalance, nell’Olimpo degli intoccabili. Perché la storia di questa designer inglese che finito (da brava inglese appunto)  il Grand Tour al Central Saint Martin si è distinta nel ventaglio delle possibili couturier europee, si lega indissolubilmente a un trittico di amicizie al femminile che sa di rarità. Che sia o no un’amicizia coi crismi, sicuramente è la funzione giusta visto che dal mix Phoebe Philo-Stella McCarney-Hannan MacGibbon è praticamente rinata la cosiddetta cosy couture. Infatti solo un anno dopo il diploma di fashion designer, Phoebe incontra la mano ecologica (no pelle, solo fibre naturali) di una Stella McCartney rivoluzionaria in forze da Chloé.  Phoebe assiste, incamera e quando viene lasciata sola dalla figlia del baronetto Paul, inizia la propria educazione sentimentale: quella che la renderà in pochi anni papessa del comfort wear ad alto tasso di minimalismo. Ma nel 2006, dopo sei anni in cui era riuscita a portare il francescanesimo shabby chic sulle passerelle di Chloé, Phoebe si rifugia nel suo buen retiro familiare, e, pargola permettendo, si rilassa, osservando scorrere la moda dalla sua casa che vive a piedi nudi e felpe a triplo filo di cashmere.

Al suo posto da Chloé arriva un’altra ex assistente – della Philo questa volta- Hannan MacGibbon, che si trova tra le mani una lezione già ben scritta alla quale, stagione dopo stagione, aggiunge denim e richiami Seventies che pescano dalla tradizione che fu (negli anni Settanta appunto) di Kaiser Lagerfeld.
Intanto LVMH coltiva la sua serra e aspetta le giuste stagioni, perché ogni cosa, designer inclusi, ne ha una.
Nel 2008 infatti, Phoebe Philo riappare – come carta velina tanto è delicata e understatement – con bimba sotto al braccio, sneakers bianche, pull grigio, coda abbozzata e viso acqua e sapone. Sarà la nuova designer di Céline.  E nel sentirselo dire sorride serena. Da Chloé, concedendosi solo la pelle, lei che come l’amica McCartney ha tenuto fede al no-fur(y), si era inventata la celebre borsa Paddington, riportando in auge il concetto impolverato di it bag. Da Céline farà la stessa cosa con la Classique, tracollina da 1.700 euro: in cuoio lucido con una chiusura dorata impercettibile che sembra un cioccolatino da alta pasticceria privo di packaging. Riuscirà un paio di stagioni dopo a renderla ancora (più) attuale anche in versione rettile psichedelico, così come permetterà a una shopper in cavallino patchwork di sfidare le sorti rosee di una Pekaboo di casa Fendi.
In mezzo c’è la cosa che diverte di più Phoebe Philo: dolcevita, pantaloni a palazzo che si reggono sulla seta cruda, spolverini oversize che navigano nel blu e nel verde, bluse che ripescano stampe Seventies  – hippie no, perché la Philo-sophy prevede che siano prive di orpelli e “rumori”, solo camicie fresche (è pur sempre comfort wear) e discrete. Anche quando Kanye West ne indossa una taglia 44 sul palco dell’ultimo Coachella.

Tra poche settimane il suo lupetto bianco, istituzionalizzato in un’intera collezione, invaderà l’autunno – non troppo, rimane un culto da esibire con parsimonia-  mentre le donne di Louis Vuitton sfileranno con dettagli bondage.
Due universi che si toccano, si sfiorano e forse, con la stessa leggerezza con cui Phoebe esce a fine show di grigio vestita (altro capitolo dell’educazione sentimentale: uscire a fine sfilata copiando gli outfit invisibili indossati dai maestri della scuola di Anversa), si passano il testimone. Se sarà lei c’è da credere che le mise da geisha disegnate da Jacobs diventeranno d’archivio.
La Philo-sophy sul trono di Vuitton: la rivincita che il Regno Unito aspetta dalla Guerra dei Cent’anni.

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