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17:57 mercoledì 15 aprile 2026
In Russia non solo non si può vedere Heated Rivalry, ma si viene multati anche solo a parlarne Una rivista che aveva "osato" recensire la serie Hbo si è vista recapitare una multa di 500 mila rubli, l'equivalente di circa 6 mila euro.
In dieci anni gli affitti a Berlino sono aumentati del 69 per cento I prezzi sono aumentati in tutta la Germania, ma nella capitale la situazione è nettamente la peggiore.
La petizione per interrompere tutti i rapporti tra Unione europea e Israele ha superato il milione di firme Ora la Commissione europea dovrebbe presentare al Consiglio una proposta formale che, se approvata, porterà alla sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele.
Al Festival di Cannes verrà presentato Gli amanti della notte, il primo film tratto da un romanzo di Mieko Kawakami All the Lovers in the Night di Yukiko Sode, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice giapponese, è stato selezionato nella sezione Un Certain Regard.
La Danimarca è diventata il primo Paese al mondo a usare solo energie rinnovabili per un mese intero A marzo del 2025 il Paese è riuscito a soddisfare tutto il suo fabbisogno energetico usando solo l'eolico e il solare, per 31 giorni consecutivi.
Il fotografo che ha fatto la copertina dell’Espresso sugli abusi dei coloni israeliani in Palestina è stato costretto a pubblicare un video della scena per dimostrare che la foto non è fatta con l’AI Pietro Masturzo si è dovuto difendere dalle accuse di aver pubblicato una foto falsa. Non è bastato a convincere gli accusatori.
C’è un book club in cui si pagano 1500 euro per leggere in silenzio assieme a degli sconosciuti a cui non bisogna rivolgere la parola Si chiama Rest + Read, si tiene in Galles e si pagano 1.250 sterline (1.495 euro) per quattro giorni di lettura e silenzio.
Una delle nuove differenze tra ricchi e poveri è il green divide, cioè la possibilità e facilità di accedere a zone verdi Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata su Nature Communications: meno del 15 per cento dei cittadini europei ha un accesso adeguato al verde. Nella situazione peggiore, ovviamente, ci sono i cittadini più poveri.

La petizione per interrompere tutti i rapporti tra Unione europea e Israele ha superato il milione di firme

Ora la Commissione europea dovrebbe presentare al Consiglio una proposta formale che, se approvata, porterà alla sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele.

15 Aprile 2026

La soglia del milione di firme è stata superata, trasformando una petizione digitale in un caso politico che Bruxelles non può più ignorare. 1.067.278 di cittadini europei, coordinati dalla coalizione Justice for Palestine (che riunisce partiti politici, collettivi, organizzazioni della società civile, movimenti guidati da palestinesi e cittadini europei), ha chiesto formalmente la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele. Il movimento punta a scardinare il pilastro giuridico e commerciale che dal 1995 regola i rapporti tra l’Unione e Tel Aviv, mettendo sotto pressione le istituzioni comunitarie affinché diano un segnale tangibile di discontinuità diplomatica, politica ed economica.

L’accordo di associazione UE-Israele non è solo un trattato commerciale, infatti. È una cornice che facilita il dialogo politico, la cooperazione scientifica e gli scambi economici bilaterali. Tuttavia, secondo i promotori della mobilitazione, le fondamenta stesse di questo patto – basate sul rispetto dei diritti umani e dei princìpi democratici – sarebbero state distrutte dal genocidio in Palestina. Le accuse di Justice for Palestine sono pesantissime: distruzione sistematica di infrastrutture sanitarie, deportazioni e l’uso della fame come arma realizzato attraverso il blocco degli aiuti umanitari, in aperta violazione delle prescrizioni della Corte Internazionale di Giustizia.

Ora, come Justice for Palestine e il milione di firmatari auspicano, sarà il turno della Commissione Europea, chiamata a presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale. Per i firmatari, mantenere intatti i privilegi commerciali e politici previsti dall’accordo equivale a finanziare e legittimare uno Stato accusato di crimini contro l’umanità. Al di là degli esiti burocratici, la mobilitazione, dopo le piazze degli ultimi anni, sposta sul piano legislativo il conflitto e segna un punto di rottura nella percezione di un’Europa immobile e in balia degli eventi. La richiesta è di una politica estera che non sia solo retorica valoriale, ma che sappia utilizzare le leve economiche come strumento di pressione etica e legale.

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