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È morto Valentino Garavani «Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari», si legge nella nota stampa della fondazione Valentino.

Persuasione, la yassification di Jane Austen

Il film da poco uscito su Netflix non è un adattamento del romanzo ma una sua (brutta) traduzione nella lingua di TikTok, un tentativo non richiesto di trasformare Anne Elliot nell'ennesima protagonista patinata da vendere alla Generazione Z.

22 Luglio 2022

Neanche nei sogni più imprudenti mi sarei mai immaginata di sentir pronunciare a un personaggio di Jane Austen: «Se sei un 5 a Londra, sarai un 10 a Bath», oppure «sono un empatico». Eppure il mio algoritmo di TikTok mi rifila regolarmente tra i “per te” quelle scenette in cui ragazzine piagnucolanti fanno le imitazioni di Elizabeth Bennet quando alla fine rincontra Mr Darcy ed escono dalle righe improvvisando un «vorrei congiungermi a letto con te». Per dire, pensavo di averle viste tutte. Poi la settimana scorsa su Netflix è uscito Persuasione, tratto dal romanzo più malinconico, e straziante forse, di Austen, la ritrovata storia d’amore tra la ventisettenne Anne Elliot, che sembrava ormai destinata a rimanere sola per sempre insieme allo strano carattere che nessuno della sua famiglia capisce, e un affascinante ufficiale della marina inglese che, oltre a uno sguardo ammiccante e a una grande capacità di non rispondere alle lettere, non ha molto da offrire alla famiglia di lei, tant’è che la famiglia la convince a rompere il fidanzamento. Già il trailer che aveva iniziato a girare negli scorsi mesi non ci aveva messi d’accordo: una fin troppo bella Anne interpretata da Dakota Johnson ci guardava fisso in camera e pronunciava qualche battutina sagace come avevamo visto fare in Fleabag. Urlava fuori dalla finestra il nome del suo amante e poi si nascondeva, versandosi addosso un barattolo di marmellata di mirtilli perché, si sa, le ragazze colte sono sempre maldestre. Spiegava come mai guardava con sospetto un uomo che flirtava con lei: «Perché è un 10, non devi mai fidarti dei 10».

Per riuscire a spiegarmelo, vorrei immaginarmi una decina di persone che un giorno si siedono a un tavolino e si chiedono come sarebbe un romanzo di Jane Austen se parlasse la lingua di TikTok. La protagonista dovrebbe essere una ragazza un po’ impertinente, che durante le cene di famiglia si gira verso l’obiettivo e liquida le scene imbarazzanti con un commentino autoironico. Che ogni sera soffoca le lacrime per il suo amore perduto con del vino naturale sorseggiato nella vasca da bagno piena di bolle che ricorda tantissimo una versione ottocentesca di una sponsorizzata di Lush, o che rivisita in maniera ossessiva i momenti passati insieme non dai ricordi dell’iPhone, ma consultando la playlist di musica classica che lui aveva creato apposta per lei (uno spartito). Mi piacerebbe credere che qualcuno si sia alzato dalla sedia e abbia effettivamente pensato che fosse un’ottima idea, per venire poi a capo con Persuasione. C’è una frase che esemplifica perfettamente il modo in cui è stato adattato il povero libro di Austen: quando nel libro Anne rivede l’amato ufficiale della marina dopo 8 anni, il narratore accompagna i suoi pensieri con questa frase: «Ora erano come estranei; anzi, peggio che estranei, poiché mai più avrebbero potuto avvicinarsi e conoscersi. Era uno straniarsi per sempre» – lacerante, tenero. Quello che dice Dakota Johnson nel film è: «Ora siamo sconosciuti, anzi, peggio che sconosciuti, siamo ex». Il brivido anacronistico nel sentire la parola “ex” sta nel fatto che non è la resa moderna di qualche parola caduta in disuso, ma un agghiacciante tentativo di ammiccare a un pubblico più giovane che sentendola pronunciare dovrebbe trovarla relatable (Jane Austen sta parlando proprio di me!). Eppure il motivo per cui ogni anno mettiamo su una vecchia Vhs dell’ennesimo adattamento di un romanzo dell’autrice inglese è che non ha bisogno di essere perfezionato per nessuno, che i suoi libri parlano a noi senza necessariamente dover parlare di noi.

Su Twitter l’hanno chiamato la “yassification” di Persuasione, dove si intende che la storia è stata resa esageratamente patinata, semplificata e confezionata per venire abbracciata dalla Generazione Z che si è vista Bridgerton così tante volte da battere qualsiasi record sulla piattaforma di Netflix. Allora si potrà pure replicare, avranno pensato. Jane Austen non è però una scrittrice americana di cinquant’anni che nel XXI secolo intitola i volumi della sua saga Amare un libertino o Tutto in un bacio, e le sue protagoniste non sono tutte ragazze bellissime e spregiudicate che leggono moltissimo e con uno spiccato senso dell’umorismo come ci siamo abituati a credere (come la Elizabeth Bennet di Keira Knightley e la Emma di Gwyneth Paltrow e poi di Anna Taylor-Joy) e come sembra essere convinta anche la regista di Persuasione Carrie Cracknell.

Quello che al liceo mi aveva sorpreso di più nelle pagine di Persuasione era che Anne Elliot fosse una protagonista piuttosto mediocre, se ne stava zitta in disparte a osservare quello che succedeva e a pensare ai fatti suoi. Non brillava a tavola ridicolizzando i suoi parenti, che invece erano tutti stravaganti e pieni di sé, non aveva velleità artistiche. Stava in cameretta a soffrire per amore e a pensare al tempo che passava su di lei. Di Anne, Austen scriveva che era dolce, giusto raffinata, e basta. «Era solo Anne», dice spesso: la rivendicazione del personaggio ordinario e romantico. Non c’era nessun problema se in seconda liceo avevi tutti sette, la gente si scordava facilmente del tuo nome e poi tornavi a casa a struggerti per qualche amore non corrisposto, Jane Austen aveva dedicato un romanzo a un personaggio così. E invece sembra che abbiamo per forza bisogno di protagoniste forti, costantemente spiritose, che abbiano qualcosa di strambo e ridicolo con cui empatizzare e che ci intrattengano un po’ in questo preciso istante. Il film Emma del 2020 funzionava perché l’umorismo era radicato nel tono del romanzo (che poi è stato ripreso anche da Clueless trasportandolo in un liceo americano nel 1995), e Orgoglio e Pregiudizio del 2005 perché la sua protagonista è a tutti gli effetti un personaggio insolente e sarcastico. Ma non mettete le mani su Anne per trasformarla nell’ennesima eroina di Fleabag o I May Destroy You. Anne è preziosa, parla poco e sicuramente non dice: «Ora siamo peggio che ex: siamo amici», mentre sorseggia del vino naturale direttamente dalla bottiglia. Non ne ha bisogno.

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