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Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.
Gli impallinati di alieni sono convinti che gli Usa stiano per dire che gli alieni esistono perché il governo ha registrato il dominio aliens.gov Tutti quelli che non sono impallinati di alieni, invece, dicono che è solo un altro tentativo di Trump di distrarre l'opinione pubblica dagli Epstein Files.
Qualcuno si è inventato un traduttore che traduce qualsiasi cosa dici nella ridicola lingua tipica di LinkedIn Si chiama Kagi Translate e vi insegnerà come trasformare qualsiasi cosa vi succede sul lavoro in un «nuovo emozionante capitolo!».
Dopo averci investito 80 miliardi di dollari e averci guadagnato zero dollari, Zuckerberg ha chiuso il metaverso di Meta Quattro anni a ripetere che in futuro avremmo tutti vissuto in Horizon Worlds. Oggi Horizon Worlds non esiste più.
Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.
Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026 Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.
Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.

La perfezione di Persone normali

La serie tv tratta dal romanzo di Sally Rooney è stata giustamente esaltata da tutti quelli che l'hanno vista.

28 Aprile 2020

«Oddio, l’hai vista? Com’è? Dove si trova? Devo vederla subito». Ieri verso mezzanotte ho fatto una stories con una scena di Normal People, la serie Hulu/Bbc che ha debuttato il 26 aprile in Regno Unito ispirata al libro di culto di Sally Rooney, in cui si vedevano bene le divise dei protagonisti, le facce pallide, gli sguardi intensi. Il dialogo era un perfetto esempio di dialogo alla Rooney: serio, breve, ritmato, sexy, acuto. Stamattina mi sono svegliata e su Instagram ho trovato tantissimi messaggi che commentavano, supplicando di ricevere informazioni in più. Per la prima volta ho capito cosa significa quando si dice “me l’avete chiesto in tanti”.

Se avessi risposto alle richieste, avrei detto che le puntate che ho visto questa notte (in tutto sono 12, ognuna dura mezz’ora) mi hanno demolito, emotivamente e psicologicamente. Mi hanno lasciato addosso una strana malinconia, proprio come il libro, e non solo a me. Parlando con amiche e conoscenti nel corso di questi anni, in cui Sally Rooney è diventata sempre più mainstream, ho riscontrato una sintomatologia ricorrente: un mix di nostalgia, insoddisfazione, insicurezza, tristezza, eccitazione sessuale, intenso malessere.

Perché la storia d’amore descritta da Sally Rooney (ricordiamolo, classe 1991: due libri di successo, una serie tv) è così intensa, erotica e dolorosa? E soprattutto: come hanno fatto a trasformare il libro in una serie perfetta, senza un difetto, un’approssimazione, una sciatteria? Forse quest’intervista a Lenny Abrahamson può aiutare a capirlo? Non sono ancora arrivata alla puntata del viaggio a Firenze, e spero sadicamente di trovare, almeno lì, qualche luogo comune o ingenuità, come di solito accade nel momento in cui i protagonisti lasciano il loro habitat naturale (cfr la fase italiana di Master of None o la ridicola Berlino di Unorthodox, in cui gli studenti del conservatorio sembravano ritagliati da una di quelle brochure che ti consegnavano in segreteria per scegliere la meta dell’Erasmus: sorridenti, multietnici e perennemente vestiti di merda). Per ora è tutto impeccabile, e guarda caso, impeccabile è proprio l’aggettivo che mi viene sempre in mente quando cerco di descrivere la scrittura di Rooney.

Siamo abituati a leggere nelle sinossi e nelle recensioni che praticamente tutte le scrittrici hanno una scrittura “limpida, minimale, tagliente” e via dicendo. Quella di Rooney è forse l’unica che meriterebbe davvero questi aggettivi. È fredda, calcolatissima, estremamente seria. È con questa razionalità, con questo distacco, che si prende il tempo di programmare una serie di coltellate letali dirette all’inguine del lettore e, adesso, grazie alla regia elegantissima di Lenny Abrahamson e Hettie Macdonald, dello spettatore. Primi piani letali sulle facce dei protagonisti, luce che illumina la pelle nuda, baci, sospiri, tentennamenti, e nel resto del tempo toni grigi, interni sobri, divise castigatissime, moderazione, controllo, tensione.

Ancora più di Parlarne tra amici, Persone normali è popolato da persone per niente normali: sono esseri perfetti, poco realistici, astratti, anche se sono così presenti col corpo, visto che, ancora una volta, la storia ruota intorno a un’attrazione sessuale incontenibile. Ci siamo abituati a definire Rooney la “scrittrice dei Millennial”, ma mi chiedo quanti Millennial così esistano, nel mondo. La chiamiamo così, e la leggiamo avidamente (noi, i Millennial) ma non è che i suoi personaggi ci assomiglino poi così tanto. Perché questi, nel libro come nella serie, non sono come noi, sono fatti di un’altra sostanza, che forse è quella dei desideri, dei pensieri, dei ricordi, delle aspirazioni, non so: non dicono mai una parola di troppo o in meno, si dilungano in conversazioni intelligenti e geniali, sono magri e belli ma in modo spontaneo, naturale, raffinato e discreto, sono perfetti, sono ambiziosi, sono fragili e a volte crudeli con se stessi e con gli altri. Li odio. Li amo. Voglio essere loro. O forse no, voglio essere Sally Rooney.

Anche lei è perfetta: non riesco a immaginarmela mentre scrolla Instagram inebetita (in effetti, non usa i social – anni fa aveva soltanto Twitter, ora neanche quello – e quando l’ho intervistata, parlava esattamente come i suoi personaggi, citando Marx e George Eliot). Se scrivete su twitter #sallyrooney compaiono frasi del tipo: “Se Sally Rooney è davvero marxista dovrebbe distrubuire il suo hype a tutte le scrittrici frustrate come me, che a trent’anni non sono ancora riuscite a scrivere niente”. In molti commentano negativamente un pezzo che sta girando molto, firmato, per l’appunto, da una di queste scrittrici frustrate (siamo molte di più di quanto si creda) che recensisce negativamente i libri di Sally Rooney iniziando l’articolo dicendo che era estremamente invidiosa di lei ma poi li ha letti e ha scoperto che «non sono un granché» (vabbé, ci ha provato, la capisco: dobbiamo pur andare avanti con la nostra vita, in qualche modo).

Se le recensioni negative come questa sono estremamente rare, e sempre un po’ inconsistenti nel momento in cui tentano di sviscerare le loro argomentazioni, trovare articoli che critichino la serie è praticamente impossibile: sembra che nemmeno chi ha detestato i libri abbia il coraggio di criticare. Ogni ora ne compare una più esaltata dell’altra. Il Guardian si è affrettato a darle 5 stelle su 5 e l’ha definita: «un trionfo da ogni punto di vista, dalla recitazione alla regia alla sceneggiatura, che racconta perfettamente la bellezza e la brutalità del primo amore». E ancora: «Difficilmente quest’anno vedremo qualcosa di meglio».

Le scene di sesso sono intense e realistiche (come quelle descritte nel libro: Rooney è la migliore scrittrice di sesso della sua generazione). Gli attori superano ogni aspettativa: è pazzesco, ma era esattamente così che immaginavamo i due protagonisti, Connell e Marianne. Sembrano usciti dalla nostra mente, invece sono reali e si chiamano Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones (per conoscerli meglio c’è questa intervista di Vogue Uk). La storia d’amore tormentata tra i due adolescenti che si lasciano e si riprendono per anni e anni, finché diventano adulti, è stata tradotta perché restasse il più possibile fedele al libro ed è strana la sensazione di viverla una seconda volta, così simile a come l’avevamo “vista” nella nostra immaginazione. «È come camminare dentro la mia testa», aveva commentato Rooney dopo aver visitato il set. La sua testa, il luogo dove tutte (o quasi) avremmo voluto vivere la nostra adolescenza, e forse anche il resto.

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