Hype ↓
01:24 venerdì 18 settembre 2026
La prima ricerca sul disastro in Nepal ha confermato quello che tutti sospettavano: la crisi climatica c’entra eccome in quello che è successo Lo ha realizzato la climatologa Friederike Otto dell'Imperial College di Londra: per lei, i nepalesi stanno pagando una crisi provocata dalle emissioni di combustibili fossili.
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.
Stati Uniti e Israele hanno concluso una delle più grosse compravendite di una delle più grosse bombe di tutti i tempi Bombe che pesano tutte almeno una tonnellata, pensate per distruggere edifici interi e che quando esplodono lasciano crateri profondi 15 metri.
Macklemore ha donato tutti i soldi guadagnati nel tour di Ed Sheeran a organizzazioni umanitarie che aiutano i palestinesi Un milione di dollari a sei diverse organizzazioni umanitarie. «Una vita palestinese non vale meno di qualsiasi altra vita sulla Terra», ha detto.
JD Vance si è lanciato in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
Se sei l’erede di una grande dinastia della moda italiana e ti serve un direttore creativo per il tuo brand, chiami Dario Vitale Dopo l'esperienza da Versace, Dario Vitale diventa il primo creativo esterno ad assumere la guida di Emporio e degli accessori Giorgio Armani, segnando la prima vera svolta della maison dopo la scomparsa del fondatore.
Nonostante gli scienziati dicano che non funzionerà mai, diverse persone stanno pagando 200 mila euro a un’azienda australiana per far congelare i loro cadaveri nella speranza di essere resuscitati in futuro L'azienda si chiama Southern Cryonics, si trova a Holbrook, nel New Souther Wales, e ai suoi clienti propone "a chance of life extension".
Per salvare i suoi cittadini dal brainrot, Singapore ha deciso di pagarli per leggere almeno 15 minuti al giorno Quindici minuti valgono venti monete virtuali, per arrivare a un dollaro di Singapore ne servono mille, cioè cinquanta giorni di lettura.

Pass a qualunque costo

La vita dei giornalisti volontari di Sanremo, che al Festival ci sono andati, ma con albergo a chilometri dalla città, sala stampa di serie B, nessun "pass". Un ritratto della stampa meno raccontata.

21 Febbraio 2014

Chiunque abbia mai varcato la soglia di un backstage, a un concerto, a una festa, a un evento, ha ben presente cosa vuol dire avere un pass, detto spesso passi a Roma e dintorni. C’è chi lo ostenta, chi lo appunta alla giacca, chi lo mostra timido e chi – i pochi potenti e fortunati – non ne ha neanche bisogno. Al Festival di Sanremo se non hai un pass al collo praticamente puoi anche non venirci. O meglio: venirci puoi, ma resti fuori: nei ristoranti, ad esempio, di solito è più difficile trovare un tavolo, perché osti e camerieri di qui hanno l’occhio così allenato a leggere al volo ogni cartellino penzolante dal collo dei clienti che – a meno tu non sia uno di quelli che finiscono sui giornali e in quel caso sei il benvenuto ovunque – alla prima occhiata hanno già capito se ti devi accomodare nel tavolino davanti alle cucine o se sei della categoria “qui va bene, dottore?”.
Il pass “press”, a sfondo verde, garantisce abbastanza possibilità: sicuramente è per via dei grandi inviati novecenteschi, delle cui note spese conservano memoria generazioni di ristoratori.

Al Festival di Sanremo – incredibilmente, caso praticamente unico al mondo – le sale stampa sono due.

Al Festival di Sanremo – incredibilmente, caso praticamente unico al mondo – le sale stampa sono due. Una, la principale, detta «roof», è proprio dentro il Teatro Ariston ed è quella in cui stanno le testate più importanti. Poi c’è l’altra, intitolata da quest’anno a Lucio Dalla, detta «di radio e tv», anche se le radio e le tv nazionali non ci sono: è solo un altro modo, un po’ perbenista, di definire la sala stampa delle testate cosiddette “minori”, i portali meno conosciuti, le radio locali, quelle universitarie.

Mettersi qui a fare i nomi sarebbe davvero poco elegante, anche perché si tratta di un mondo molto composito ed eterogeneo, composto da professionalità molto diverse tra loro: si passa dal giornalista che magari lavora da anni in un quotidiano cosiddetto d’area, al beginner entusiasta.

Ecco. Accomunati a quelli delle testate più prestigiose dall’avere un pass al collo nella macro definizione di “inviati a Sanremo”, i beginner entusiasti (d’ora in poi BE) sono però molto, molto altro.

«Il mio sogno era esserci: beh, vedi, eccomi, ce l’ho fatta, ci sono!» dice un giovanotto sui trent’anni (quindi non proprio una giovane promessa) dall’accento pugliese, il cui portale non è il caso di citare visto che qui l’abbiamo eletto rappresentante di una categoria, metafora di un fenomeno. Essere al Festival, indossare finalmente il pass come fosse una medaglia olimpica, ecco l’obbiettivo di molti di quelli – circa 600 – che siedono qui. Il nostro BE ha ricevuto sul suo pc – in sala pochissimi Mac, quasi nessun pro, rarissimi gli Air – la mail di conferma dell’accredito al Festival come fosse un test di gravidanza positivo dopo decine di tentativi a vuoto. Il senso era esserci, e lui c’è. Poi, certo, il fatto di aver viaggiato in pullman sino a Genova e poi in treno e poi ancora in pullman, per lui conta poco. Anche il fatto di dormire a Montenero, tra Bordighera e Ospedaletti, per lui è accessorio: è in camera con un suo collega, e la sera tornano a casa dividendo un taxi con altri due.

Il loro Festival è dentro Casa Sanremo, che è al Palafiori, vicino all’Ariston ma non dentro, al cui ultimo piano si trova la Sala Lucio Dalla. Niente Roof per lui e quelli come lui, niente bar della Sala Stampa (c’è un distributore automatico), niente poltroncine (sedie in plastica) e – figuriamoci – niente cene notturne da Vittorio, da Vino Panino, niente feste al Morgana. A Casa Sanremo non c’è solo la Sala Dalla, ci sono tre piani di stand: le prelibatezze gastronomiche della Puglia, i mini yogurt in omaggio, un’affollatissima conferenza sulle capacità nutritive delle olive taggiasche. Si incontra chiunque: Mr Bello D’Italia in abito scuro un po’ tanto sciancrato e fascia d’ordinanza, Dario Salvatori in trench viola, comitive.

Dentro Casa Sanremo la sera comunque vengono organizzati diversi eventi, feste, jam session. Si racconta di trenini, di coretti: allegria, insomma.

Dentro Casa Sanremo la sera comunque vengono organizzati diversi eventi, feste, jam session. Si racconta di trenini, di coretti: allegria, insomma. Normalmente i giornalisti della Sala Dalla seguono le conferenze stampa del Festival in collegamento, anche se è previsto che alcune delle domande vengano riservate a loro. Certi artisti, comunque, fanno doppia conferenza: una al Roof, di solito la prima, e una successiva al Palafiori. L’alta concentrazione di BE però fa sì che non siano infrequenti quelli che prendono il microfono per chiedere se «puoi fare un saluto a tutti gli ascoltatori», per ricordare che «ci siamo già visti sei anni fa a Lagonegro» o che «ti saluta Marcello, hai presente Marcello?».

La domanda è sempre la stessa: ne vale la pena? «Certo che vale», dice ancora il nostro BE. Ma ti leggono? «Sono arrivato sino a 70 condivisioni su Facebook». A pezzo? «No, per tutti quelli della giornata».

Usciti da Casa Sanremo, superata la vetrina del merchandising (sì, anche qui c’è un merchandising), davanti all’ingresso suonano la pizzica, chissà perché poi, ma alcune signore ridono felici e ballano. Un sosia di Elvis le guarda e fuma. Il pass, però, tra loro, non ce l’ha nessuno.

Nell’immagine, l’esibizione di Elio e le Storie Tese, Sanremo 1996

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.