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13:31 domenica 19 aprile 2026
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Pass a qualunque costo

La vita dei giornalisti volontari di Sanremo, che al Festival ci sono andati, ma con albergo a chilometri dalla città, sala stampa di serie B, nessun "pass". Un ritratto della stampa meno raccontata.

21 Febbraio 2014

Chiunque abbia mai varcato la soglia di un backstage, a un concerto, a una festa, a un evento, ha ben presente cosa vuol dire avere un pass, detto spesso passi a Roma e dintorni. C’è chi lo ostenta, chi lo appunta alla giacca, chi lo mostra timido e chi – i pochi potenti e fortunati – non ne ha neanche bisogno. Al Festival di Sanremo se non hai un pass al collo praticamente puoi anche non venirci. O meglio: venirci puoi, ma resti fuori: nei ristoranti, ad esempio, di solito è più difficile trovare un tavolo, perché osti e camerieri di qui hanno l’occhio così allenato a leggere al volo ogni cartellino penzolante dal collo dei clienti che – a meno tu non sia uno di quelli che finiscono sui giornali e in quel caso sei il benvenuto ovunque – alla prima occhiata hanno già capito se ti devi accomodare nel tavolino davanti alle cucine o se sei della categoria “qui va bene, dottore?”.
Il pass “press”, a sfondo verde, garantisce abbastanza possibilità: sicuramente è per via dei grandi inviati novecenteschi, delle cui note spese conservano memoria generazioni di ristoratori.

Al Festival di Sanremo – incredibilmente, caso praticamente unico al mondo – le sale stampa sono due.

Al Festival di Sanremo – incredibilmente, caso praticamente unico al mondo – le sale stampa sono due. Una, la principale, detta «roof», è proprio dentro il Teatro Ariston ed è quella in cui stanno le testate più importanti. Poi c’è l’altra, intitolata da quest’anno a Lucio Dalla, detta «di radio e tv», anche se le radio e le tv nazionali non ci sono: è solo un altro modo, un po’ perbenista, di definire la sala stampa delle testate cosiddette “minori”, i portali meno conosciuti, le radio locali, quelle universitarie.

Mettersi qui a fare i nomi sarebbe davvero poco elegante, anche perché si tratta di un mondo molto composito ed eterogeneo, composto da professionalità molto diverse tra loro: si passa dal giornalista che magari lavora da anni in un quotidiano cosiddetto d’area, al beginner entusiasta.

Ecco. Accomunati a quelli delle testate più prestigiose dall’avere un pass al collo nella macro definizione di “inviati a Sanremo”, i beginner entusiasti (d’ora in poi BE) sono però molto, molto altro.

«Il mio sogno era esserci: beh, vedi, eccomi, ce l’ho fatta, ci sono!» dice un giovanotto sui trent’anni (quindi non proprio una giovane promessa) dall’accento pugliese, il cui portale non è il caso di citare visto che qui l’abbiamo eletto rappresentante di una categoria, metafora di un fenomeno. Essere al Festival, indossare finalmente il pass come fosse una medaglia olimpica, ecco l’obbiettivo di molti di quelli – circa 600 – che siedono qui. Il nostro BE ha ricevuto sul suo pc – in sala pochissimi Mac, quasi nessun pro, rarissimi gli Air – la mail di conferma dell’accredito al Festival come fosse un test di gravidanza positivo dopo decine di tentativi a vuoto. Il senso era esserci, e lui c’è. Poi, certo, il fatto di aver viaggiato in pullman sino a Genova e poi in treno e poi ancora in pullman, per lui conta poco. Anche il fatto di dormire a Montenero, tra Bordighera e Ospedaletti, per lui è accessorio: è in camera con un suo collega, e la sera tornano a casa dividendo un taxi con altri due.

Il loro Festival è dentro Casa Sanremo, che è al Palafiori, vicino all’Ariston ma non dentro, al cui ultimo piano si trova la Sala Lucio Dalla. Niente Roof per lui e quelli come lui, niente bar della Sala Stampa (c’è un distributore automatico), niente poltroncine (sedie in plastica) e – figuriamoci – niente cene notturne da Vittorio, da Vino Panino, niente feste al Morgana. A Casa Sanremo non c’è solo la Sala Dalla, ci sono tre piani di stand: le prelibatezze gastronomiche della Puglia, i mini yogurt in omaggio, un’affollatissima conferenza sulle capacità nutritive delle olive taggiasche. Si incontra chiunque: Mr Bello D’Italia in abito scuro un po’ tanto sciancrato e fascia d’ordinanza, Dario Salvatori in trench viola, comitive.

Dentro Casa Sanremo la sera comunque vengono organizzati diversi eventi, feste, jam session. Si racconta di trenini, di coretti: allegria, insomma.

Dentro Casa Sanremo la sera comunque vengono organizzati diversi eventi, feste, jam session. Si racconta di trenini, di coretti: allegria, insomma. Normalmente i giornalisti della Sala Dalla seguono le conferenze stampa del Festival in collegamento, anche se è previsto che alcune delle domande vengano riservate a loro. Certi artisti, comunque, fanno doppia conferenza: una al Roof, di solito la prima, e una successiva al Palafiori. L’alta concentrazione di BE però fa sì che non siano infrequenti quelli che prendono il microfono per chiedere se «puoi fare un saluto a tutti gli ascoltatori», per ricordare che «ci siamo già visti sei anni fa a Lagonegro» o che «ti saluta Marcello, hai presente Marcello?».

La domanda è sempre la stessa: ne vale la pena? «Certo che vale», dice ancora il nostro BE. Ma ti leggono? «Sono arrivato sino a 70 condivisioni su Facebook». A pezzo? «No, per tutti quelli della giornata».

Usciti da Casa Sanremo, superata la vetrina del merchandising (sì, anche qui c’è un merchandising), davanti all’ingresso suonano la pizzica, chissà perché poi, ma alcune signore ridono felici e ballano. Un sosia di Elvis le guarda e fuma. Il pass, però, tra loro, non ce l’ha nessuno.

Nell’immagine, l’esibizione di Elio e le Storie Tese, Sanremo 1996

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