Hype ↓
00:34 mercoledì 15 aprile 2026
Il fotografo che ha fatto la copertina dell’Espresso sugli abusi dei coloni israeliani in Palestina è stato costretto a pubblicare un video della scena per dimostrare che la foto non è fatta con l’AI Pietro Masturzo si è dovuto difendere dalle accuse di aver pubblicato una foto falsa. Non è bastato a convincere gli accusatori.
C’è un book club in cui si pagano 1500 euro per leggere in silenzio assieme a degli sconosciuti a cui non bisogna rivolgere la parola Si chiama Rest + Read, si tiene in Galles e si pagano 1.250 sterline (1.495 euro) per quattro giorni di lettura e silenzio.
Una delle nuove differenze tra ricchi e poveri è il green divide, cioè la possibilità e facilità di accedere a zone verdi Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata su Nature Communications: meno del 15 per cento dei cittadini europei ha un accesso adeguato al verde. Nella situazione peggiore, ovviamente, ci sono i cittadini più poveri.
Al caso della “famiglia nel bosco” adesso si è aggiunto anche un film prima svelato e poi smentito nel giro di 24 ore I giornali hanno riportato di un accordo quasi fatto con Netflix. Accordo che è stato poi smentito dall'avvocata della famiglia e dalla stessa Netflix.
Un tizio ha registrato più di 10mila concerti di band leggendarie quando ancora non erano famose e ora sta mettendo tutta la sua collezione su Internet, disponibile gratuitamente per tutti Lui si chiama Aadam Jacobs, ha collezionato migliaia di bootleg di (tra gli altri) Nirvana, R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk. E adesso li metterà tutti online.
In realtà, quella tra Usa e Vaticano è una crisi diplomatica che prosegue da settimane e che va molto oltre gli insulti di Trump al Papa L'ultimo, delirante attacco di Trump a Papa Leone XIV è solo il capitolo finale di una crisi che va avanti da tempo, tra minacce velate e inviti ignorati.
La foto di Silvia Salis che gongola per il successo del dj set di Charlotte de Witte a Genova è diventata il meme del momento Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".
Su internet c’è una teoria secondo la quale Orbán ha perso le elezioni perché poco prima aveva incontrato JD Vance e JD Vance porta sfortuna È stato l'ultimo a incontrare Papa Francesco prima che morisse. Era lì mentre naufragava la trattativa tra Usa e Iran. Ed era stato anche in Ungheria a fare un comizio per Orbán. Sono tre indizi, cioè una prova.

Paolo Di Paolo, il fotografo nascosto

Vita e opere di uno dei più importanti fotografi italiani del Novecento, morto oggi a 98 anni, dagli anni pionieristici del Mondo alla decisione di abbandonare per sempre il mestiere.

17 Aprile 2019

Silvia Di Paolo stava rovistando nella cantina del padre alla ricerca di un paio di sci. Ha trovato, invece, un archivio di 250 mila fotografie degli anni ’50 e ’60: ritratti di Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Pierpaolo Pasolini, Alfred Hitchcock, Giorgio de Chirico, Charlotte Rampling e molti altri personaggi famosi di quegli anni: poeti, intellettuali, scrittori e stelle del cinema. Interrogato sulla provenienza di quelle incredibili fotografie, il padre Paolo ha dovuto ammettere di averle scattate lui stesso a partire dal 1954 e fino 1966, l’anno in cui decise di appendere al chiodo la macchina fotografica per il resto della vita.

Silvia ha impiegato vent’anni per convincere suo padre ad esporre la selezione di 250 immagini che andarono poi a comporre la mostra al Maxxi di Roma del 2019, curata da Giovanna Calvenzi. Per persuaderlo si era fatta aiutare da Alessandro Michele di Gucci (main sponsor della mostra), Giovanna Melandri, Presidente della Fondazione Maxxi e da Bartolomeo Pietromarchi, direttore del Maxxi Arte. Scelte tra le 250 mila fotografie che compongono l’archivio Paolo Di Paolo, le fotografie intime, delicate e sorprendentemente fresche, leggere, o per utilizzare un termine utilizzato dalla curatrice Calvenzi, «ridenti», ritraggono con uno sguardo sempre rispettoso, amorevole e coinvolto i personaggi più importanti di quegli anni, ma anche gente comune, paesaggi italiani, luoghi lontani, momenti della realtà catturati trasformati in disegni di luce in grado di trasmettere emozioni raffinate, penetranti e sottili.

C’è sempre, nelle fotografie di Di Paolo, un punctum che tocca e commuove l’osservatore. Una vitalità così tenera e intensa, che a fissarla si trasforma in malinconia: Lucio Fontana alla Biennale di Venezia, una contadina al funerale di Palmiro Togliatti, Anna Magnani distesa a occhi chiusi sulla spiaggia, Monica Vitti che legge il giornale insieme a Michelangelo Antonioni, Sofia Loren che si ripassa da sola la matita agli occhi, Giuseppe Ungaretti con un gatto in braccio, un’Oriana Fallaci inedita, spensierata, che sulla spiaggia del Lido di Venezia gioca a fare la diva avvolta in un pareo.

Oriana Fallaci, Festival del Cinema, Lido di Venezia, 1963, foto Paolo Di Paolo © Archivio Paolo Di Paolo

Sofia Loren sul set di Pane, amore e… Pozzuoli (Napoli) 1955, foto Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo

Charlotte Rampling, sul set di “Sequestro di persona”, Sardegna, 1966, foto Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo

Da come lo raccontava, scegliendolo come conclusione del suo commosso discorso di ringraziamento – tutto volto a sminuire se stesso e a sottolineare l’importanza delle persone che ha avuto intorno negli anni della sua formazione  – è evidente che quello del 1966 è un gesto di cui Di Paolo è sempre andato molto fiero e di cui non si è mai pentito. Dopo la chiusura de Il Mondo, il mitologico giornale di Pannunzio che lo “scoprì” e del quale divenne il più assiduo collaboratore per 14 anni, Di Paolo si diresse a Milano in cerca di lavoro. Ormai era un fotografo conosciuto, ben inserito, conosceva le persone che contavano, «per te le porte saranno sempre aperte», gli disse un importante direttore con cui parla, «ti aspettiamo quando vuoi con un grande scoop, qualcosa di piccante».

Giuseppe Ungaretti, Roma, 1963, foto Paolo Di Paolo © Archivio Paolo Di Paolo

Marcello Mastroianni, foto Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo (courtesy Collezione Fotografia MAXXI)

Monica Vitti e Michelangelo Antonioni, Roma, 1958
foto Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo

Erano gli anni dell’invasione dei paparazzi, il lavoro del fotografo era cambiato: non più i ritratti umanisti pubblicati da Il Mondo o gli ambiziosissimi reportage commissionati da riviste come Tempo di Arturo Tofanelli –per esempio: un viaggio lungo il perimetro della penisola italiana per documentare usi e costumi degli italiani in vacanza, documentato dalle immagini di Paolo Di Paolo e raccontato attraverso i testi di Pier Paolo Pasolini – ma gli scatti rubati e la ricerca spasmodica dello scoop, dell’esclusiva. La poesia dell’umano non bastava più, ci voleva la “notizia”. Improvvisamente Di Paolo non si era più sentito in sintonia con la società che si andava formando. «Ho chiuso quelle porte e non sono più tornato», dichiarò, fiero.

Prima di concludere il suo discorso di ringraziamento spiegando il motivo per cui decise di dire addio alla sua professione – una scelta forte, che nei nostri giorni connotati dall’iperflessibilità e dall’autocelebrazione ha qualcosa di eroico, epico, quasi inverosimile – Di Paolo parlò di uno dei suoi più grandi dolori: il giorno in cui ricevette la notizia della chiusura del settimanale Il Mondo. Quella mattina mandò un telegramma al suo adorato direttore Pannunzio, un uomo con cui scambiava pochissime parole ma al quale era legato da un inscindibile rapporto di stima: «Per me e per gli altri», scrisse, «muore oggi l’ambizione di essere fotografi». «Ho smesso di fotografare per amore della fotografia», aggiungeva. «Eravamo un gruppo, non sapevamo niente, ma eravamo ambiziosi e presuntuosi, volevamo superare Cartier-Bresson, non in verticale, in orizzontale. Volevamo andare oltre. L’immagine ci aveva attratto con la sua forza, eravamo ipnotizzati dal suo potere, ci interessava esplorarne i confini e le possibilità». Quando le riviste smisero di pubblicare vere fotografie, Di Paolo smise di fotografare.

Lido di Corollo (Napoli),1959, foto Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo

Viareggio, 1959, foto Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo

I piccoli guerrieri di Monte Mario, Roma, 1954, foto Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo

Sottopassaggio pedonale. New York, 1963, foto Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo (courtesy Collezione Fotografia MAXXI)

Nato nel 1925 a Larino, in Molise, Paolo Di Paolo si trasferì a Roma per studiare Filosofia. Si avvicinò alla fotografia “per diletto” (è un dettaglio a cui tiene molto, «eravamo dei dilettanti», ripete). Comprò a rate una Leica IIIC e iniziò a scattare fotografie. Frequentava con assiduità l’ambiente artistico romano. Un’amica pittrice gli consigliò di proporre le sue foto al settimanale Il Mondo, fondato e diretto da Mario Pannunzio. Pannunzio era un intellettuale temuto e stimato: rifiutava le immagini “troppo belle,” accettava soltanto quelle buone. Passeggiare con il Mondo sottobraccio, diceva Di Paolo, era uno status symbol, un settimanale da sfoggiare per darsi arie da intellettuale, anche perché «leggerlo era davvero impossibile». Ci scrivevano i migliori autori del periodo – Arbasino, Moravia, Sciascia, Cederna, Thomas Mann e George Orwell tra gli altri – e i detrattori sostenevano avesse «più scrittori che lettori».

Era una rivista molto difficile: le immagini migliorarono la sua situazione, rendendola più appetibile a un pubblico più ampio. Pannunzio ebbe l’idea di dare alla fotografia un ruolo preponderante, narrativo, non più limitato ad accompagnare il testo. Inaugurò un modo coraggioso di utilizzare le immagini, spesso stampandole a tutta pagina, che si dimostrò efficace e permise a Di Paolo di lavorare seguendo il suo estro, senza freni, vedendo pubblicare sulle pagine del giornale 573 foto. E tutte le altre? Molte non le ha mai volute mostrare: avrebbero compromesso la reputazione dei soggetti. Un esempio sono le incredibili immagini di un’inedita Oriana Fallaci al Lido di Venezia: sorridente, sexy e spensierata non avrebbe mai voluto mostrarsi così agli occhi del pubblico nel timore di perdere l’autorità conquistata con fatica. L’ultima mostra a lui dedicata fu, appunto, quella del Maxxi di Roma del 2019, un percorso toccante tra l’intensità di volti noti e sconosciuti del nostro passato, ma anche il manifesto di uno stile ormai perduto, composto da una rarissima mescolanza di umiltà, pudore e rispetto per il proprio lavoro – uno stile che forse dovremmo provare a ritrovare.

Articoli Suggeriti
Il fotografo che ha fatto la copertina dell’Espresso sugli abusi dei coloni israeliani in Palestina è stato costretto a pubblicare un video della scena per dimostrare che la foto non è fatta con l’AI

Pietro Masturzo si è dovuto difendere dalle accuse di aver pubblicato una foto falsa. Non è bastato a convincere gli accusatori.

Un tizio ha registrato più di 10mila concerti di band leggendarie quando ancora non erano famose e ora sta mettendo tutta la sua collezione su Internet, disponibile gratuitamente per tutti

Lui si chiama Aadam Jacobs, ha collezionato migliaia di bootleg di (tra gli altri) Nirvana, R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk. E adesso li metterà tutti online.

Leggi anche ↓
Il fotografo che ha fatto la copertina dell’Espresso sugli abusi dei coloni israeliani in Palestina è stato costretto a pubblicare un video della scena per dimostrare che la foto non è fatta con l’AI

Pietro Masturzo si è dovuto difendere dalle accuse di aver pubblicato una foto falsa. Non è bastato a convincere gli accusatori.

Un tizio ha registrato più di 10mila concerti di band leggendarie quando ancora non erano famose e ora sta mettendo tutta la sua collezione su Internet, disponibile gratuitamente per tutti

Lui si chiama Aadam Jacobs, ha collezionato migliaia di bootleg di (tra gli altri) Nirvana, R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk. E adesso li metterà tutti online.

Guida anti-Fomo alla settimana dell’arte di Milano

Sette eventi per sette giorni di Art Week, per chi non vuole ritrovarsi incastrato sempre nei soliti eventi della Art Week.

Un viaggio nella filosofia della casa, con Rivista Studio, Matteo Caccia e Salone del Mobile

Un monologo di Matteo Caccia e un progetto di Rivista Studio. Un viaggio nella filosofia dell’abitare attraverso la cultura. Vi aspettiamo sabato 25 aprile alle ore 11, alla Fiera.

Dopo le Città di pianura, Sciatunostro è un’altra prova del fatto che il meglio del cinema italiano oggi si trova in provincia

Il nuovo film di Leandro Picarella racconta una storia apparentemente piccola e lontana, di amicizia e di isolamento geografico. Eppure è una storia che racchiude al suo interno il mondo intero e le ansie che suscita in tutti noi.

La techno si sta trasformando in un’attrazione turistica?

Da un lato, la cultura rave viene osteggiata e perseguitata dalle autorità. Dall'altro, viene saccheggiata dall'industria creativa. Il risultato è che sempre meno persone sanno cos'è davvero la musica techno e la cultura rave.