Hype ↓
10:23 giovedì 8 gennaio 2026
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.

Oliviero Toscani, il situazionista

Intervista al fotografo, che in occasione dell'uscita della sua autobiografia Ne ho fatte di tutti i colori ci racconta gli anni passati alla scuola del Bauhaus, il lavoro nella pubblicità, l'ignoranza dei fotografi e la filosofia del colore.

28 Febbraio 2022

Sembra che, fin da piccolo, Fedele Toscani, papà di Oliviero, dicesse al figlio «attento, stai attento». E Oliviero Toscani è sempre stato attento, ha passato la vita a fare attenzione a tutto. Solo, non in quel senso lì. Nel suo libro autobiografico Ne ho fatte di tutti i colori, appena uscito per La Nave di Teseo, racconta tutte le persone, i luoghi, i fatti che hanno attirato la sua attenzione nel corso di questi suoi primi ottant’anni (sì, a fine febbraio Oliviero Toscani compirà ottant’anni) di vita. Lo abbiamo intervistato, e siamo partiti dalla cosa più ovvia e dimenticata di tutte: se vuoi fare bene il tuo lavoro, inizia ad andare a scuola.

ⓢ Sei tra i pochi fotografi ad aver fatto una scuola, la Kunstgewerbeschule a Zurigo, il preside era Johannes Itten, maestro della Bauhaus. È stata la scuola a insegnarti a pensare le fotografie, oltre che a farle?
La scuola d’arte è stata un vantaggio incredibile. Quando dico che i fotografi sono ignoranti, lo dico perché sono veramente ignoranti, non credono alla scuola. Uno può anche andare alla Bocconi, però ci va pensando che vuole fare il fotografo, che vuole assorbire cultura per poi fare questo mestiere. La fotografia è una tecnologia, nient’altro. Poi devi essere un autore, e per essere un autore devi andare a scuola, devi avere il tempo per la riflessione, e la scuola ti dà questo tempo. Ho avuto la grande fortuna di fare questa scuola a Zurigo nel momento in cui si passava, dalla vecchia mentalità alla Cartier-Bresson, a una nuova visione del reportage. Il vero reportage era fotografare la moda e la minigonna, non le feste religiose in Sicilia. E io ho imparato a essere testimone del mio tempo.

ⓢ Tuo padre reporter al Corriere e tua sorella, Marirosa Toscani Ballo, sono stati molto influenti per la tua formazione.
Mia sorella mi ha insegnato una incredibile disciplina fotografica. Lei e suo marito, Aldo Ballo, sono stati basilari nell’educazione, nella disciplina, nella pulizia, nel senso critico, nello studio della forma, degli oggetti. Tutto questo appartiene alla mia scuola.

ⓢ Ad un certo punto hai scoperto che anche la pubblicità poteva mostrare qualcosa di utile alla società.
La fotografia da sempre è applicata ai bisogni sociali, si è sviluppata con le esigenze della società. Ci sono stati i ritratti, che prima della fotografia erano un privilegio dei ricchi che potevano permettersi un pittore. All’inizio dell’800 ci sono stati i paesaggi, i luoghi lontani si potevano solo immaginare, e la fotografia serviva per far sapere come era veramente il mondo. Poi sono arrivate le news, i reportage dai luoghi di guerra. Io ho iniziato in quel periodo, quando questo era in auge, mio padre Fedele Toscani faceva il reporter al Corriere. Con la televisione tutto questo è finito. In quel momento ho capito che era la fine dei Cartier-Bresson. Sono usciti i giornali di moda, di costume, ed è arrivata la pubblicità. Era il momento in cui il fotografo doveva anche interpretare, non solo documentare. Hanno cominciato Avedon e Penn, era il concettualismo fotografico. E poi anche questo è finito.

ⓢ E ora?
Ora non ci sono più i giornali dove pubblicare. La fotografia va su Instagram, su TikTok. E non importa se è bella o se è brutta, va a finire lì, il resto sono domande stupide. Un’immagine su TikTok è più importante di qualsiasi fotografia che finisce sui giornali, bisogna saperlo riconoscere. Lo spazio della fotografia sono i social, i fotografi devono iniziare a capirlo. Allo stesso tempo, l’immagine è sempre più importante. Non ci sono più i fotografi, ma ci sono le immagini.

ⓢ Quando l’America è diventata interessante, più di Londra, hai preso un aereo e sei partito. Come è andata?
Non volevo fare il grande pesce nel piccolo stagno, ma il piccolo pesce nell’Oceano. Volevo andare a competere con il meglio. E devo dire che nessun fotografo italiano lo ha fatto, tranne Paolo Roversi, che è stato portato a Parigi e lì è rimasto. Tutti gli altri si sono fermati a Chiasso.

ⓢ Nel libro, racconti così quell’epoca: quando avevo 18 anni, Bob Dylan ne aveva 19. Ed era già vecchio. Ti piaceva che il mondo girasse a quella velocità?
Sì, quello era il mio mondo, ci stavo benissimo.

ⓢ Dici che le nostre vite sono scandite dalle canzoni – ci ricordiamo le epoche attraverso un pezzo degli Stones, di Dylan – e non certo per i libri che ci spiegano la società. E le fotografie, ce le ricordiamo?
Tutti si ricordano le mie fotografie di trent’anni fa. Non si ricordano le pubblicità degli altri. Ma perché le altre erano fatte dalle agenzie di pubblicità, e nelle agenzie c’è la concentrazione della demenza creativa. Cercano le idee perché non ne hanno. Fanno strategie di marketing. Non hanno ancora capito che le aziende hanno bisogno di una immagine, e l’immagine non devi inventarla.

ⓢ Sei un un situazionista, l’immagine, l’idea, la trovi tra le cose che ti offre la realtà.
Infatti, in vita mia non mi sono mai posto il problema di avere un’idea, di creare dal nulla. Mi si pone davanti un problema, ci ragiono, lo analizzo e l’idea viene fuori. Non sono mai stato assillato dal fatto di avere un’idea.

ⓢ È abbastanza facile dire che Oliviero Toscani è una persona “contro”. Probabilmente non ti sei mai posto il problema di essere contro qualche cosa.
Non sono mai stato contro nulla. Essere contro è da conservatori, è per quelli che sono contro lo sviluppo, è una cosa per vecchi borghesi. Io sono “per”, sono “per” tutto.

ⓢ Il titolo dei questa autobiografia è Ne ho fatte di tutti i colori. Hai usato i colori come una cassetta degli attrezzi per raccontarci le diversità del mondo.
I colori sono filosofia. Anche questo l’ho imparato a scuola, avevo i maestri della Bauhaus. Il colore è astratto, è una incredibile filosofia. E la tavolozza dei colori è come uno spartito musicale, basta niente per stonare.

ⓢ Ho scoperto, leggendo questo libro, che preferisci conoscere e lavorare con “brave persone”, è così?
Preferisco le persone oneste nelle loro scelte. Ora non so se Fidel Castro fosse una brava persona, ma era una persona coerente nel suo modo di pensare e quindi interessantissima. Ho un concetto molto personale di brava persona, di sicuro so che devo circondarmi di persone coerenti e oneste.

Articoli Suggeriti
Kristen Stewart ha detto che vuole assolutamente fare il remake di Twilight, però da regista, non da attrice

E anche a patto di trovare un produttore che ci metta moltissimi soldi per permetterle di fare le cose in grande.

Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano

S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Leggi anche ↓
Kristen Stewart ha detto che vuole assolutamente fare il remake di Twilight, però da regista, non da attrice

E anche a patto di trovare un produttore che ci metta moltissimi soldi per permetterle di fare le cose in grande.

Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano

S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Béla Tarr era talmente diverso che si è inventato un cinema che solo lui poteva fare e nessuno potrà mai imitare

A 70 anni è morto una leggenda del cinema europeo e dell'arte del Novecento, un uomo che con la macchina da presa ha cercato di compiere due missioni: dire la verità e fare la rivoluzione.

Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount

L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.

Con il suo finale, Stranger Things si è dimostrato all’altezza di tutti i classici che lo hanno ispirato

Dopo dieci anni, e con un'ultima, grande sorpresa, è giunta al termine quella che è senza dubbio la serie Netflix più rilevante e amata di sempre.

Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film

Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.