Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
Olivia Rodrigo e Lily Allen hanno dedicato “Fuck you” alla Corte Suprema Usa
Durante l’esibizione dello scorso sabato al Glastonbury Festival, la giovane cantante americana Olivia Rodrigo ha dedicato una speciale canzone alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che con una sentenza dello scorso venerdì ha di fatto eliminato l’accesso all’aborto a livello nazionale. La canzone scelta è “Fuck You” di Lily Allen, hit del 2009 dedicata a George W. Bush, che Rodrigo ha cantato insieme alla stessa Allen.
«È un giorno molto, molto speciale per me», ha detto la popstar sul palco, «Questa è in realtà la mia prima volta al Glastonbury e sto per condividere il palco con Lily, che per me è un sogno che si avvera. Ma ho anche il cuore spezzato per quello che è successo in America ieri. La Corte Suprema ha infatti deciso di ribaltare la sentenza Roe v. Wade, che è una legge che garantisce il diritto di una donna a un aborto sicuro e altri diritti umani fondamentali. E sono devastata e terrorizzata al solo pensiero di quante donne e ragazze moriranno a causa di questa decisione», ha concluso.
La sentenza di venerdì, come anticipato dal leak di Politico di inizio maggio, ribalta la storica sentenza del 1973, conosciuta come “Roe v. Wade”, che sanciva l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza in tutto il Paese. Ora ogni singolo stato potrà decidere di adottare la legislazione che preferisce, senza nessun vincolo federale: in oltre la metà di essi, quindi, diventerà difficilissimo abortire. Nel weekend, sono state moltissime le voci di dissenso che si sono mobilitate contro la sentenza, sia sui social che dal vivo, con proteste organizzate nelle più grandi città americane e di fronte alla sede della stessa Corte Suprema.
Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».
Partita in maniera sommessa e discreta, la campagna elettorale è esplosa a ridosso del voto, regalandoci vette altissime di imbarazzo e incredulità. Altissime persino per i notevoli standard italiani.
«Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.