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06:37 domenica 30 agosto 2026
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo Richard Kelly, regista, sceneggiatore e adesso anche scrittore, ha già detto che questo è solo il primo passo nell'esplorazione dell'universo di Donnie Darko.
Il pezzo di ghiacciaio che ha causato le inondazioni in Tibet e Nepal era talmente grosso che quando si è schiantato al suolo ha provocato un terremoto Una scossa di magnitudo 5.2 aveva fatto pensare a un sisma. Solo dopo si è capito che tutto era iniziato con un pezzo di ghiacciaio precipitato a valle.
La grande retrospettiva che sta per arrivare allo Stedelijk Museum di Amsterdam è l’occasione per conoscere e celebrare davvero Yayoi Kusama Dall'11 settembre al 17 gennaio 2027 l'esposizione ripercorrerà oltre settant'anni di carriera, dalle enormi e ipnotiche tele alle famosissime installazioni di specchi.
Il modo perfetto di ricordare Tim Curry è andare a rivedere The Rocky Horror Picture Show al Cinema Mexico di Milano, dove è in programmazione ininterrottamente da 45 anni Il Mexico è una delle pochissime Rocky Horror House del mondo: dal 1981, quasi ogni venerdì, il film torna sul grande schermo. E tornerà anche adesso che Tim Curry non c'è più, per celebrarlo e ricordarlo.
Un sito sta raccogliendo tutte le elegie funebri scritte dai giornalisti palestinesi per i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani Si chiama The Living Record e permette di ascoltare la voce e le parole dei giornalisti di Gaza, mentre ricordano i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani.

Nella (non) vita di Luca De Leva

Intervista all'artista milanese autore di DMF, alias una settimana nella vita di un altro.

17 Ottobre 2011

Indossare i suoi vestiti, cercare di conquistare i suoi amici, anzi no, quelli sono già parte del tuo repertorio umano e quotidiano. Per prassi del progetto. Non battere ciglio sul fatto che lui risponda alle tue mail -magari usando google translate-, anzi augurarsi che lo faccia, che le conversazioni con i genitori di lui avvengano tramite sms in un norvegese essenziale. E che le risposte di loro siano assolutamente naturali per quanto freak. Vivere nella vita di un altro per una settimana, anche se tu sei di Milano e lui è Jorgen Ekvoll, un norvegese che vive a Beirut dopo aver viaggiato per tutto il Libano a piedi  e senza un soldo. Per una settimana sei anche un norvegese che fa video, e se devi entrare nella sua vita sei costretto anche a montare (almeno) in final cut. E lui deve continuare il tuo di lavoro, e metterci le mani.

A pochi giorni dal back home l’arista venticinquenne Luca De Leva riassume così il suo primo test di life surfing, DMF, esperimento di residenza artistica che potrebbe fare il verso al couch surfing e allo stesso tempo imitarlo letteralmente. La formula è quella di entrare in contatto con una persona e sostituirsi per una settimana, almeno, in tutta la sua vita. Voyeurismo? Formula di fuga dalla propria vita per prendere facilmente le redini di quella di un altro? «No, perché i primi giorni sei terrorizzato, non si tratta di mandare sms in norvegese ma è trovarsi a non avere nessun contatto che conosci, infilarsi in abitudini preimpostate. Entri in un network perdendo immediatamente il tuo. Puoi impazzire dopo un po’. Tutto inizia nel classico modo: svegliandosi e iniziando la vita di un’altra persona. E ascolti la sua musica. E ti riempi di domande.»

In una delle sue prime mostre, presso la Room Gallery di Milano, nel 2009, Luca De Leva non mi avrebbe mai dato l’impressione di poter essere l’infiltrato nella vita di uno sconosciuto, pronto ad acquisirne le sembianze e i ritmi, forse complice uno dei suoi primi lavori, Ghost dove le costellazioni erano spilli e il tempo non esisteva più, veniva ridisegnato, come si può voler fuggire, giovanissimi, dal tempo e poi anni dopo entrare in quello dettagliato di un altro? E neppure osservando i suoi lavori insieme al gruppo di amici e colleghi che forma il collettivo di Motel Lucie, avrei pensato che si staccasse da tutto per proseguire in (totale)solitario. «Perché no?- mi sorride, e Luca ride moltissimo, quando gli chiedo se non gli mancava qualcosa in particolare in quella settimana libanese – io cerco di non legarmi troppo a niente, entrare nella vita di una persona però mi ha mandato molto più in crisi del previsto, e non perché mi mancassero “le mie cose” ma perché puoi diventare chiunque: ti accorgi che il tuo corpo diventa solo una piattaforma. Potremmo entrare tutti nelle vite di tutti, mutare fino all’estremo. Del resto gli uccelli erano dinosauri.»

Non stupisce che Luca riassuma in termini genetici questa esperienza, tirando anche in ballo i dinosauri  «inizia come il couch surfing davvero, lui ti dà le chiavi e tu poi le restituirai, anche se io quando sono dovuto tornare, prima di andarmene ho fatto un giro nel mio/suo quartiere, e ho duplicato le chiavi….» un network che prende la forma burocratica della residenza artistica per farne qualcos’altro. Perché se le residenze artistiche sono diventate un abuso di metodo- di ricollocarsi nel mondo per pochi mesi- (si sono moltiplicate location e budget dedicati alle residenze per giovani e meno giovani artisti) e se Luca le continua a trovare «necessarie, una delle poche azioni davvero sensate in questo ingranaggio rotto dell’arte all’italiana» DMF sembra quasi una forma autodidattica di residenza, dove quella in Libano è una startup che chiunque può proseguire. Eppure per quanto Luca la voglia allargare a molti, altri, tanti,  il romanticismo incondizionato di questo artista potrebbe rendere l’operazione molto più un progetto a firma unica, che proseguirà nei prossimi mesi nonostante il trauma libanese . Forse perché è iniziato tutto «in una città con otto religioni e un traffico mostruoso, tu, perso, inizi d’istinto ad allontanati da tutto e a mandarti in crisi. Ma più cercavo di dimenticarmi più andavo in profondità e quello che trovavo erano dettagli lucidissimi della mia adolescenza, che riaffioravano spontanemente. E questo è stato di una potenza incredibile».

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