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20:30 mercoledì 15 aprile 2026
Il governo di Pedro Sánchez rischia di cadere per colpa di Guernica di Picasso Tutto inizia con la richiesta del governo della comunità autonoma dei Paesi Baschi di portare l'opera a Bilbao. Richiesta negata dall'esecutivo Sánchez.
Cosa sappiamo del nuovo film di Sean Baker, a parte che si intitolerà Ti amo! e che sarà molto, molto italiano Il titolo scelto dal regista è di Anora per il nuovo film è Ti amo!, con il punto esclamativo. Secondo le indiscrezioni, potrebbe venire a girarlo in Italia.
Cosa ci fanno Brian Eno, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Patti Smith, Blood Orange (e molti altri) alla Biennale di Venezia? Espongono le loro opere nel padiglione del Vaticano Per l'esposizione "The Ear Is the Eye of the Soul" la Santa Sede ha messo assieme una lineup degna dei migliori festival musicali.
In Russia non solo non si può vedere Heated Rivalry, ma si viene multati anche solo a parlarne Una rivista che aveva "osato" recensire la serie Hbo si è vista recapitare una multa di 500 mila rubli, l'equivalente di circa 6 mila euro.
In dieci anni gli affitti a Berlino sono aumentati del 69 per cento I prezzi sono aumentati in tutta la Germania, ma nella capitale la situazione è nettamente la peggiore.
La petizione per interrompere tutti i rapporti tra Unione europea e Israele ha superato il milione di firme Ora la Commissione europea dovrebbe presentare al Consiglio una proposta formale che, se approvata, porterà alla sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele.
Al Festival di Cannes verrà presentato Gli amanti della notte, il primo film tratto da un romanzo di Mieko Kawakami All the Lovers in the Night di Yukiko Sode, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice giapponese, è stato selezionato nella sezione Un Certain Regard.
La Danimarca è diventata il primo Paese al mondo a usare solo energie rinnovabili per un mese intero A marzo del 2025 il Paese è riuscito a soddisfare tutto il suo fabbisogno energetico usando solo l'eolico e il solare, per 31 giorni consecutivi.

Nella (non) vita di Luca De Leva

Intervista all'artista milanese autore di DMF, alias una settimana nella vita di un altro.

17 Ottobre 2011

Indossare i suoi vestiti, cercare di conquistare i suoi amici, anzi no, quelli sono già parte del tuo repertorio umano e quotidiano. Per prassi del progetto. Non battere ciglio sul fatto che lui risponda alle tue mail -magari usando google translate-, anzi augurarsi che lo faccia, che le conversazioni con i genitori di lui avvengano tramite sms in un norvegese essenziale. E che le risposte di loro siano assolutamente naturali per quanto freak. Vivere nella vita di un altro per una settimana, anche se tu sei di Milano e lui è Jorgen Ekvoll, un norvegese che vive a Beirut dopo aver viaggiato per tutto il Libano a piedi  e senza un soldo. Per una settimana sei anche un norvegese che fa video, e se devi entrare nella sua vita sei costretto anche a montare (almeno) in final cut. E lui deve continuare il tuo di lavoro, e metterci le mani.

A pochi giorni dal back home l’arista venticinquenne Luca De Leva riassume così il suo primo test di life surfing, DMF, esperimento di residenza artistica che potrebbe fare il verso al couch surfing e allo stesso tempo imitarlo letteralmente. La formula è quella di entrare in contatto con una persona e sostituirsi per una settimana, almeno, in tutta la sua vita. Voyeurismo? Formula di fuga dalla propria vita per prendere facilmente le redini di quella di un altro? «No, perché i primi giorni sei terrorizzato, non si tratta di mandare sms in norvegese ma è trovarsi a non avere nessun contatto che conosci, infilarsi in abitudini preimpostate. Entri in un network perdendo immediatamente il tuo. Puoi impazzire dopo un po’. Tutto inizia nel classico modo: svegliandosi e iniziando la vita di un’altra persona. E ascolti la sua musica. E ti riempi di domande.»

In una delle sue prime mostre, presso la Room Gallery di Milano, nel 2009, Luca De Leva non mi avrebbe mai dato l’impressione di poter essere l’infiltrato nella vita di uno sconosciuto, pronto ad acquisirne le sembianze e i ritmi, forse complice uno dei suoi primi lavori, Ghost dove le costellazioni erano spilli e il tempo non esisteva più, veniva ridisegnato, come si può voler fuggire, giovanissimi, dal tempo e poi anni dopo entrare in quello dettagliato di un altro? E neppure osservando i suoi lavori insieme al gruppo di amici e colleghi che forma il collettivo di Motel Lucie, avrei pensato che si staccasse da tutto per proseguire in (totale)solitario. «Perché no?- mi sorride, e Luca ride moltissimo, quando gli chiedo se non gli mancava qualcosa in particolare in quella settimana libanese – io cerco di non legarmi troppo a niente, entrare nella vita di una persona però mi ha mandato molto più in crisi del previsto, e non perché mi mancassero “le mie cose” ma perché puoi diventare chiunque: ti accorgi che il tuo corpo diventa solo una piattaforma. Potremmo entrare tutti nelle vite di tutti, mutare fino all’estremo. Del resto gli uccelli erano dinosauri.»

Non stupisce che Luca riassuma in termini genetici questa esperienza, tirando anche in ballo i dinosauri  «inizia come il couch surfing davvero, lui ti dà le chiavi e tu poi le restituirai, anche se io quando sono dovuto tornare, prima di andarmene ho fatto un giro nel mio/suo quartiere, e ho duplicato le chiavi….» un network che prende la forma burocratica della residenza artistica per farne qualcos’altro. Perché se le residenze artistiche sono diventate un abuso di metodo- di ricollocarsi nel mondo per pochi mesi- (si sono moltiplicate location e budget dedicati alle residenze per giovani e meno giovani artisti) e se Luca le continua a trovare «necessarie, una delle poche azioni davvero sensate in questo ingranaggio rotto dell’arte all’italiana» DMF sembra quasi una forma autodidattica di residenza, dove quella in Libano è una startup che chiunque può proseguire. Eppure per quanto Luca la voglia allargare a molti, altri, tanti,  il romanticismo incondizionato di questo artista potrebbe rendere l’operazione molto più un progetto a firma unica, che proseguirà nei prossimi mesi nonostante il trauma libanese . Forse perché è iniziato tutto «in una città con otto religioni e un traffico mostruoso, tu, perso, inizi d’istinto ad allontanati da tutto e a mandarti in crisi. Ma più cercavo di dimenticarmi più andavo in profondità e quello che trovavo erano dettagli lucidissimi della mia adolescenza, che riaffioravano spontanemente. E questo è stato di una potenza incredibile».

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