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06:13 domenica 2 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Nella (non) vita di Luca De Leva

Intervista all'artista milanese autore di DMF, alias una settimana nella vita di un altro.

17 Ottobre 2011

Indossare i suoi vestiti, cercare di conquistare i suoi amici, anzi no, quelli sono già parte del tuo repertorio umano e quotidiano. Per prassi del progetto. Non battere ciglio sul fatto che lui risponda alle tue mail -magari usando google translate-, anzi augurarsi che lo faccia, che le conversazioni con i genitori di lui avvengano tramite sms in un norvegese essenziale. E che le risposte di loro siano assolutamente naturali per quanto freak. Vivere nella vita di un altro per una settimana, anche se tu sei di Milano e lui è Jorgen Ekvoll, un norvegese che vive a Beirut dopo aver viaggiato per tutto il Libano a piedi  e senza un soldo. Per una settimana sei anche un norvegese che fa video, e se devi entrare nella sua vita sei costretto anche a montare (almeno) in final cut. E lui deve continuare il tuo di lavoro, e metterci le mani.

A pochi giorni dal back home l’arista venticinquenne Luca De Leva riassume così il suo primo test di life surfing, DMF, esperimento di residenza artistica che potrebbe fare il verso al couch surfing e allo stesso tempo imitarlo letteralmente. La formula è quella di entrare in contatto con una persona e sostituirsi per una settimana, almeno, in tutta la sua vita. Voyeurismo? Formula di fuga dalla propria vita per prendere facilmente le redini di quella di un altro? «No, perché i primi giorni sei terrorizzato, non si tratta di mandare sms in norvegese ma è trovarsi a non avere nessun contatto che conosci, infilarsi in abitudini preimpostate. Entri in un network perdendo immediatamente il tuo. Puoi impazzire dopo un po’. Tutto inizia nel classico modo: svegliandosi e iniziando la vita di un’altra persona. E ascolti la sua musica. E ti riempi di domande.»

In una delle sue prime mostre, presso la Room Gallery di Milano, nel 2009, Luca De Leva non mi avrebbe mai dato l’impressione di poter essere l’infiltrato nella vita di uno sconosciuto, pronto ad acquisirne le sembianze e i ritmi, forse complice uno dei suoi primi lavori, Ghost dove le costellazioni erano spilli e il tempo non esisteva più, veniva ridisegnato, come si può voler fuggire, giovanissimi, dal tempo e poi anni dopo entrare in quello dettagliato di un altro? E neppure osservando i suoi lavori insieme al gruppo di amici e colleghi che forma il collettivo di Motel Lucie, avrei pensato che si staccasse da tutto per proseguire in (totale)solitario. «Perché no?- mi sorride, e Luca ride moltissimo, quando gli chiedo se non gli mancava qualcosa in particolare in quella settimana libanese – io cerco di non legarmi troppo a niente, entrare nella vita di una persona però mi ha mandato molto più in crisi del previsto, e non perché mi mancassero “le mie cose” ma perché puoi diventare chiunque: ti accorgi che il tuo corpo diventa solo una piattaforma. Potremmo entrare tutti nelle vite di tutti, mutare fino all’estremo. Del resto gli uccelli erano dinosauri.»

Non stupisce che Luca riassuma in termini genetici questa esperienza, tirando anche in ballo i dinosauri  «inizia come il couch surfing davvero, lui ti dà le chiavi e tu poi le restituirai, anche se io quando sono dovuto tornare, prima di andarmene ho fatto un giro nel mio/suo quartiere, e ho duplicato le chiavi….» un network che prende la forma burocratica della residenza artistica per farne qualcos’altro. Perché se le residenze artistiche sono diventate un abuso di metodo- di ricollocarsi nel mondo per pochi mesi- (si sono moltiplicate location e budget dedicati alle residenze per giovani e meno giovani artisti) e se Luca le continua a trovare «necessarie, una delle poche azioni davvero sensate in questo ingranaggio rotto dell’arte all’italiana» DMF sembra quasi una forma autodidattica di residenza, dove quella in Libano è una startup che chiunque può proseguire. Eppure per quanto Luca la voglia allargare a molti, altri, tanti,  il romanticismo incondizionato di questo artista potrebbe rendere l’operazione molto più un progetto a firma unica, che proseguirà nei prossimi mesi nonostante il trauma libanese . Forse perché è iniziato tutto «in una città con otto religioni e un traffico mostruoso, tu, perso, inizi d’istinto ad allontanati da tutto e a mandarti in crisi. Ma più cercavo di dimenticarmi più andavo in profondità e quello che trovavo erano dettagli lucidissimi della mia adolescenza, che riaffioravano spontanemente. E questo è stato di una potenza incredibile».

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