Hype ↓
15:13 martedì 17 marzo 2026
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.
Agli Oscar due film hanno vinto lo stesso premio e così molte persone hanno scoperto che agli Oscar si può pareggiare e che è già successo sette volte in passato È avvenuto nella categoria Miglior cortometraggio live action, dove il premio lo hanno vinto sia The Singers che Two People Exchanging Saliva.
In Voce Triennale arriva Equinozio, tre giorni e tre notti di concerti, performance e talk per festeggiare l’inizio della primavera Da venerdì 20 a domenica 22 marzo «una lunga e leggera progressione di danze», come l'ha definita il curatore Carlo Antonelli.
Macron ha usato una canzone dei Justice come colonna sonora del video in cui presenta il nuovo arsenale nucleare francese Il post è stato successivamente modificato per rimuovere la canzone, lasciando solo le parole nette del Presidente sull’invincibilità delle armi nucleari francesi.
Il siparietto tra Anna Wintour e Anne Hathaway sul palco degli Oscar è la miglior trovata della campagna promozionale del Diavolo veste Prada 2 Non c'è ancora la certezza matematica della sua partecipazione al sequel, ma sul palco degli Oscar di ieri si è molto immedesimata nel ruolo di Miranda Priestly.
A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo «Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.

Nanni Ricordi e l’invenzione della canzone italiana

Un libro racconta la storia del primo talent scout, promotore della "rivoluzione leggera" che cambiò il corso della musica in Italia.

25 Giugno 2019

Sul finire dei Cinquanta a Milano, prima di terminare puntualmente la serata al derby, la culla del cabaret italiano, a casa di patron Gianni Bongiovanni, c’erano un paio di luoghi molto frequentati da un milieu artistico giovane, squattrinato e di grande talento, ancora in cerca di un’identità. Uno era il famoso bar Jamaica, in quel di Brera, tappa fissa del gruppo dei fotografi (Dondero, Mulas ecc) e del clan dei pittori, nonché luogo prediletto anche di Luciano Bianciardi, sempre pronto ad inveire contro la città in cui era costretto a vivere. «I milanesi credimi», lo potevi sentir borbottare, avvolto nel suo montgomery blu, «son coglioni come poca gente al mondo».

L’altro era il club Santa Tecla, un’osteria divenuta uno dei locali più alla moda della città meneghina sul modello delle caves parigine, terreno prediletto di apprendisti chansonniermaudit che sembravano vivere una sorta di inquietudine da Generazione Perduta e che erano cresciuti con le sonorità jazz e con i testi esistenzialisti dei cugini francesi. Uno di questi si chiamava Giorgio Gaberscik, aveva una voce da basso e suonava la chitarra nel gruppo Rocky Mountains Ol’ Times Stompers. Un altro si presentava con i nomi piu’ disparati, da Gigi Mai a Gordon Cliff, ma in realtà si chiamava Luigi Tenco, suonava il sax, era affascinato dal cool jazz e passava gran parte del suo tempo ad ascoltare “Route 66” di Nat King Cole, che pare rifacesse alla grande.

Non sarebbero stati soli. Da Genova, dove in quel periodo era più facile fare lo spedizioniere che non il cantautore (espressione peraltro conosciuta), erano arrivati in tanti, da Gino Paoli, grafico e promettente pittore, a Bruno Lauzi, noto allora come battutista formidabile, uno che quando gli chiedevano perché scrivesse sempre canzoni tristi rispondeva serafico: «perché quando sono allegro esco». Dormivano tutti alla Pensione Corso, dove avevano trovato una proprietaria accomodante che faceva prezzi stracciati, avevano uno spirito di gruppo che non troverà uguali nella storia della canzone italiana ma sopratutto ebbero la fortuna di incontrare sulla loro strada un giovane ambizioso e competente, Carlo Emanuele Ricordi, detto Nanni, erede di Giovanni Ricordi, fondatore della più grande casa editrice musicale italiana, che nel 1958 ebbe l’intuizione di creare un nuovo ramo d’azienda, la Dischi Ricordi, dando il via a quella “rivoluzione leggera” che lanciò la prima generazione di cantautori e che impresse un cambiamento radicale al linguaggio musicale italiano.

«Nanni è stato Il primo talent scout dell’era moderna della canzone italiana», scrivono Claudio Ricordi e Michele Coralli, autori del libro L’inventore dei cantautori (Il Saggiatore), che finalmente rende omaggio alla sua storia ripercorrendo la vita di un personaggio d’altri tempi. Perennemente entusiasta, amante della perfezione, «facile da avvicinare ma difficile da conquistare», per usare le parole della figlia Marella, musicista brillante, era un eccellente pianista, iscritto al Pci, «Berlinguer mi propose di trasferirmi a Roma e aprire un settore dedicato allo spettacolo all’interno del partito, ma rifiutai», lavorò per un breve periodo alla Siae e a metà dei Cinquanta fu spedito in America in un ufficio Ricordi a specializzarsi in diritto d’autore.

Enzo Jannacci, Nanni RIcordi e Luigi Tenco negli anni ’60

Sono gli anni delle eleganti frequentazioni newyorkesi, gli incontri con Menotti e Glenn Gould, le cene con Marlene Dietrich e della grande amicizia con Leonard Bernstein, con il quale si narra di memorabili partite a tennis. Nel ’57 però è richiamato in Italia. La Ricordi, per celebrare l’anniversario dei 150 anni, gli affida il compito di produrre il primo disco, la Medea di Cherubini, interpretata nientemeno che dalla Callas. Il ragazzo esegue, ma con la consapevolezza di dover necessariamente volgere lo sguardo in avanti, aiutato in questo dalla convinzione, eredità dell’esperienza americana, che la distinzione tra musica classica e non fosse semplicemente un antico retaggio da sfatare.

«Dissi che non si poteva uscire con un titolo e poi più niente: avremmo buttato via soldi, tempo e credibilità. Se volevamo essere una casa discografica bisognava dare continuità. Così convinsi i dirigenti a non fermarsi alla celebrazione dell’anniversario e a considerare quel disco come il primo di una piccola casa discografica». Restava aperta una questione centrale: «Possibile che non ci sia nessuno, qua in Italia, in grado di dire qualcosa attraverso il veicolo canzone?». Per dare forza al nuovo progetto si decise di trasformare i negozi di proprietà della casa editrice, che vendevano per lo più spartiti e strumenti musicali, in negozi di dischi, per promuovere direttamente le proprie incisioni. L’altra idea brillante fu quella di inventarsi, grazie al lavoro di Angelo Boneschi e dei fratelli Giampiero e Gianfranco Reverberi, veri artefici della cosiddetta (non) scuola genovese, la figura dell’arrangiatore, cosi da riuscire a «plasmare un suono originale, al tempo stesso spontaneo e stuzzicante».

Il primo a essere messo sotto contratto fu Giorgio Gaber. «Non cantava pezzi suoi (non avevano ancora inventato i cantautori). Quindi lui non lo sapeva e io non lo sapevo che cosa sarebbe successo, però fraternizzammo, e fu il primo contratto!», racconta Nanni Ricordi in un’intervista contenuta nel libro. A stretto giro toccò a tutta la combriccola di amici, da Luigi Tenco a Gino Paoli. La sua La Gatta, scritta nella celebre mansarda genovese di Boccadasse vendette all’inizio poco più di cento copie in sei mesi, prima di trasformarsi misteriosamente in un insperato successo da centomila dischi la settimana che lanciò definitivamente il futuro autore di Il cielo in una stanza. «Quando Nanni sentiva qualcosa di un po’ diverso, ci si buttava sopra. Il tutto in un’atmosfera assolutamente da amici, una cosa che non è mai più successa», ha ricordato Paoli.

Molte delle decisioni alla fine prendevano realmente forma nel salotto milanese di Nanni Ricordi, dove c’era sempre un pianoforte a disposizione. «Ci andavo ogni volta che mi veniva in mente un pezzo», ha raccontato Enzo Jannacci. «Scrivevo in milanese perché c’erano le tronche, quindi era più facile fare le rime. Scrissi El portava i scarp del tennise mi dissero che non avrebbe mai venduto una copia, e invece ha venuto moltissimo».  Poi toccherà alla Vanoni, che veniva dal Piccolo di Milano e s’inventò il personaggio della ragazza borghese che cantava le canzoni della mala, a Sergio Endrigo e persino a Lucio Dalla, messo sotto contratto dopo essere stato scovato in un localetto bolognese dove si dimenava con il suo clarinetto.

Tutto molto semplice, ad ascoltare le parole del protagonista di questa storia. «La mia fortuna è stata quella di avere incontrato questi personaggi. Li ho fatti cantare come volevano, siamo diventati amici, ci siamo divertiti. Arrivavano, mi portavano dei pezzi, facevamo i dischi. Non ho mai avuto dubbi, per me erano bravi, rappresentavano il mondo con nuove musiche e nuove parole».

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr

Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.

In Non scrivere di me Veronica Raimo mostra quanto, nella vita reale, il confine tra amore e violenza possa essere ancora pericolosamente sfumato

Una ragazza con velleità intellettuali si innamora di uno più cool di lei, che la vuole ma in fondo non così tanto, e perde la testa: inizia così il nuovo romanzo di Veronica Raimo, una storia d'amore, dolore e sorellanza.

Agli Oscar due film hanno vinto lo stesso premio e così molte persone hanno scoperto che agli Oscar si può pareggiare e che è già successo sette volte in passato

È avvenuto nella categoria Miglior cortometraggio live action, dove il premio lo hanno vinto sia The Singers che Two People Exchanging Saliva.

In Voce Triennale arriva Equinozio, tre giorni e tre notti di concerti, performance e talk per festeggiare l’inizio della primavera

Da venerdì 20 a domenica 22 marzo «una lunga e leggera progressione di danze», come l'ha definita il curatore Carlo Antonelli.

A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo

«Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.

Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar

L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.