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11:35 sabato 7 novembre 2026
In un modo molto herzoghiano, Werner Herzog ha rivelato che il suo prossimo film è un documentario su Karl Bushby, l’uomo che ha impiegato 28 anni per fare il giro del mondo a piedi Il regista lo ha detto a Hull, nel giorno del ritorno a casa di Karl Bushby dopo 50mila chilometri a piedi: «Questa è la fine del mio nuovo film», ha detto, che si intitolerà Walk of Life.
Un romanzo di 700 pagine scritto nell’Ottocento sta facendo litigare furiosamente i polacchi progressisti coi polacchi tradizionalisti Una miniserie Netflix e un film campione d’incassi hanno riportato al centro del dibattito La bambola di Bolesław Prus, il classico che generazioni di polacchi hanno letto a scuola
Dopo aver scelto il tema più controverso di tutti (John Galliano), il Met Gala ha provato a rimediare scegliendo quello più noioso di tutti Il tema del prossimo Met Gala sarà “extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday”, una mostra sugli abiti di tutti i giorni che prende il posto di quella su Galliano.
Le nuove assunte del Comune di Tokyo sono due capre a cui è stato affidato il campito di “curare” il prato attorno alla stazione Cioè, di brucare il prato attorno alla stazione di Yotsuya. Lavoro in cui Nagi e Pokke si sono fin qui dimostrate impeccabili.
Dopo che Trump l’ha definita «un cesso di Paese», la Norvegia ha risposto pubblicando una lista dei suoi bagni pubblici più belli L'Agenzia nazionale del Turismo norvegese ha pubblicato un articolo intitolato «Questi sono i cessi migliori del mondo?». E, in effetti, nel Paese ci sono davvero dei bellissimi bagni pubblici.
Rob Sand faceva il modello per Prada, ora è il primo democratico dopo vent’anni a diventare governatore dell’Iowa A lui, però, non piace che si parli del suo passato sulle passerelle di Milano e Parigi. Anche perché i suoi avversari lo hanno usato e lo usano contro di lui.
Un regista sta girando un film sulla gentrificazione a Milano che inizia così: un regista frustrato deve girare uno spot per il Comune di Milano sulla riqualificazione di un quartiere Si intitola La piccola illusione, l'ha diretto Fabrizio Recchi è un cortometraggio indipendente e si finanzia con un crowdfunding in cui le ricompense si chiamano "Subaffitto in nero" e "Attico vista cantiere".
Forse stavolta non dovremo aspettare dieci anni per vedere il nuovo film di Jonathan Glazer Il regista lo ha rivelato quasi per caso al New York Film Festival: dettagli non ne ha dati, però ha detto che è già a buon punto con la scrittura.

Perché si sta parlando di My Dark Vanessa

Esce il 10 marzo il romanzo d'esordio di Kate Elizabeth Russell, già considerato come il «Lolita dell'era post #metoo».

09 Marzo 2020

Un collegio privato, la storia d’amore tra una quindicenne e il suo professore quarantenne, un nuovo punto di vista su quello che è successo che prende forma improvvisamente, tanti anni dopo, quando un’ex compagna di scuola esce allo scoperto e confessa gli abusi subiti. Il primo libro di Kate Elizabeth Russell, salutato come il «Lolita dell’era post #metoo» fa parte di quel genere che il Los Angeles Times definisce “boarding school novel”, il tipo di romanzo femminile che sta tra Le vergini suicide e Picnick a Hanging Rock. Disponibile dal 10 marzo, My Dark Vanessa ha due copertine: una in bianco e nero, da romanzaccio rosa, con il viso di una ragazza e una grande farfalla, e una più fresca, con una ciocca di capelli rosso carota che a tratti rivela (o nasconde) il titolo e richiama la capigliatura di Vanessa Wye, la protagonista quindicenne, rossa come “foglie d’acero”, o almeno, così la definisce Jacob Strane, l’insegnante di 42 anni che cambia per sempre la sua vita. La storia di Vanessa risuona in quella di una delle tre protagoniste di Tre donne di Lisa Taddeo, uscito quest’anno in Italia con Mondadori, che però è una storia vera: Maggie condivide con Vanessa l’età, la storia d’amore con un professore, e una consapevolezza di essere stata sedotta e manipolata raggiunta soltanto a posteriori – nel caso di Maggie dopo qualche anno, nel caso di Vanessa più di un decennio dopo i fatti – e la percezione ambivalente di un ruolo, quello della vittima, riconosciuto soltanto in un secondo momento e senza alcun vittimismo.

Scritto nel corso di quasi 20 anni, My Dark Vanessa è stato acquisito in cambio di una “cifra a sette zeri”: le recensioni, i commenti e gli articoli che ne parlano si sono moltiplicati molto prima della data di uscita. Stephen King l’ha definito «a well-constructed package of dynamite». Come racconta lei stessa a Marie Claire (e come ricorda una sua ex-compagna di scuola su Vice), Russell ha iniziato a scrivere il romanzo a 16 anni (e l’ha finito a 33: ora ne ha 35). Il personaggio di Vanessa è nato dalla sua esperienza personale, ma gradualmente se n’è allontanato, ed è per questo che l’autrice ha deciso di non presentare il libro come un memoir ma come un romanzo. Il professore, infatti, non corrisponde a una persona reale, ma è una sorta di “collage”. «La finzione mi ha dato la libertà di concentrarmi sulla mia esperienza emotiva piuttosto che sui dettagli di ciò che un uomo più anziano e potente ha fatto o non fatto». Leggendo le sue parole è difficile non ripensare ai retroscena di un altro caso letterario recente, Asymmetry di Lisa Hallyday, che racconta, almeno in parte, della storia d’amore tra un’aspirante scrittrice e uno scrittore molto più grande di lei, ispirata alla vera relazione tra l’autrice e Philiph Roth.

Del libro, però, non si è parlato soltanto per speculare su quanto le reali esperienze dell’autrice corrispondano a quelle della protagonista. My Dark Vanessa ha attirato l’attenzione anche la sua preoccupante somiglianza con Excavation, il memoir di Wendy C. Ortiz del 2014, che ha portato diversi critici a interrogarsi sul lato etico dell’operazione di Russell: è giusto scrivere un libro di fiction che parla di abusi? Alcuni si sono spinti oltre, interpretando il presunto plagio come l’ennesimo esempio di appropriazione: un’autrice bianca (Russell) che s’impossessa delle esperienze di un’autrice non bianca (Ortiz) e ottiene un successo che non ha paragoni con quello della collega. È questo il motivo per cui Russell – che sul suo sito ha compilato una lista di tutti i libri che l’hanno “ispirata” – è dovuta uscita allo scoperto – anche se aveva inizialmente deciso di non farlo – confessando che il libro è sì un romanzo, ma si basa sulle sue esperienze personali. Il dibattito esploso su Twitter ha avuto conseguenze reali: Vulture ha riferito che l’Oprah’s Book Club ha eliminato il libro dalla sua selezione per evitare polemiche. Ancora più recentemente, il romanzo ha addirittura causato dei problemi a un membro della giuria del processo a Weinstein, che ha rischiato di vedersi sospeso dall’incarico per averlo recensito, violando l’ordine del tribunale di non commentare media attinenti al tema del processo.

L’evolversi del movimento #MeToo ha avuto un ruolo fondamentale per l’autrice. Russell ne ha parlato su Entertainment Weekly, ricordando come vedere amici e sconosciuti raccontare apertamente storie di violenza e di abusi su Twitter non la facesse sentire più forte, al contrario: «Tutto ciò che potevamo fare l’uno per l’altro era rispondere cliccando su cuoricino. In un certo senso, sembrava solo evidenziare la nostra impotenza. Con l’evoluzione del movimento, il modo in cui tutti questi traumi venivano sfornati attraverso la macchina dei contenuti di internet ha iniziato a sembrarmi perverso. Ho finito per sentirmi piuttosto alienata da #MeToo nel suo insieme – nonostante fosse direttamente collegato al mio romanzo, al lavoro della mia vita – e ho usato quel senso di alienazione per mettere a punto il personaggio di Vanessa e modellare il conflitto centrale del romanzo».

Nelle interviste Russell spiega di aver creato un personaggio maschile fittizio prima di tutto per lealtà verso gli uomini con cui era sessualmente coinvolta in quel momento – «sapevo cosa era in gioco per loro, non volevo tradirli», dice – ma che quella decisione le ha infine dato un enorme potere, sia come donna che come scrittrice. Se a quanto pare Russell descrive magistralmente la mentalità di una liceale, però, è anche grazie al materiale realmente raccolto durante gli anni dell’adolescenza: il punto di vista di un narratore inaffidabile, non dissimile, paradossalmente, a quello di Humbert Humbert in Lolita, come sottolinea Lila Shapiro su Vulture. Forse è anche per questo che My Dark Vanessa ha attirato tanta attenzione: è come se finalmente potessimo leggere la storia da un altro punto di vista, quello di Lolita.

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