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23:49 lunedì 2 marzo 2026
L’ex ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis verrà processato perché in un podcast ha detto di aver provato l’ecstasy 37 anni fa L'ex ministro delle Finanze è accusato di «promozione e pubblicità di sostanze stupefacenti» e rischia dai 6 mesi ai 10 anni di carcere.
Nell’album di beneficenza Help(2), assieme a tutte le rockband più importanti di quest’epoca, ci saranno anche gli Oasis Nel disco, che esce il 6 marzo, ci sarà anche una loro versione di “Acquiesce” registrata durante uno dei concerti a Wembley del reunion tour.
C’è un videogioco in cui la missione è sopravvivere alla vita da disoccupato Si chiama Unemployment Simulator 2018 e affronta il dolore emotivo e la pressione sociale che derivano dal ritrovarsi improvvisamente disoccupati.
Un fan ha scoperto su internet che Rosalía si è esibita ai Brit Awards su un remix techno di “Berghain” fatto da lui Si chiama Conrdad Taylor, è un producer e dj tedesco che vive a New York e non aveva idea che sarebbe successo.
Zendaya e Tom Holland si sarebbero sposati in segreto ma lo stylist di Zendaya ha spifferato tutto ai giornalisti Lo stylist lo ha rilevato sul red carpet degli Actor Awards, dicendo ai giornalisti colti alla sprovvista dall'annuncio: «Ve lo siete persi».
I prezzi dei voli sui jet privati stanno aumentando a dismisura a causa dei ricchi bloccati negli aeroporti del Medio Oriente che cercano di scappare Prima della guerra tra Iran e Usa e Israele il costo di un volo privato da Riyad all'Europa oscillava tra 50 e 80 mila dollari, ora è arrivato a 350 mila.
Scritto con Ottessa Moshfegh, interpretato da Josh O’Connor, Saoirse Ronan e Jessie Buckley: il nuovo film di Alice Rohrwacher è già uno dei più attesi dell’anno Ad aprile la regista inizierà le riprese dell'adattamento di The Three Incestuous Sisters, fiaba gotica scritta e illustrata da Audrey Niffenegger.
L’esercito statunitense ha usato Claude, l’AI di Anthropic, nell’attacco all’Iran nonostante il divieto di Trump e la contrarietà di Anthropic E continuerà a farlo per almeno altri sei mesi, quando poi passerà a usare prodotti e servizi gentilmente offerti da OpenAI.

Imparare a fallire

Fondazione Prada e Mubi, la piattaforma di streaming di film d'autore, hanno curato insieme una rassegna cinematografica di film andati malissimo nel momento della loro uscita.

03 Aprile 2020

Il fallimento è stato uno dei temi ricorrenti nell’arte degli anni ‘90. Maurizio Cattelan, ad esempio, ha costruito sul concetto di fallimento e di catastrofe tutta la sua (gloriosa e per niente fallimentare) carriera: dal papa abbattuto dal meteorite (1999) al Pinocchio suicida nella fontana del Gugghenheim nella fondamentale mostra di Nancy Spector theanyspacewhatever del 2008. L’interpretazione artistica e letteraria del concetto di fallimento ci piace perché è consolante, catartica. Per questo ogni volta che abbiamo perso, abbiamo sbagliato o abbiamo assistito al crollo di qualcosa in cui avevamo investito, siamo tornati a pensare alla famosa frase estrapolata con violenza (se letta nel suo contesto originale ha tutto un altro significato) da un racconto di Samuel Beckett del 1983, quella che purtroppo siamo stati tentati di ricopiare sul diario almeno una volta: «Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio».

Se gli anni ’90 sono tornati di moda ormai da un bel po’, la parola fallimento è ricomparsa nel nostro vocabolario quotidiano da poco. Oggi la paura di fallire non è più individuale, intima, ma collettiva: temiamo per il futuro del nostro lavoro, delle aziende, del commercio, del turismo, dell’economia del Paese, temiamo il crollo del sistema di scambi su cui si regge il mondo così come lo conosciamo. E poi certo, temiamo anche di dover rinunciare ai nostri progetti personali. Abbiamo paura per il futuro di Milano, e abbiamo osservato con sgomento come poche settimane siano bastate a bloccare lo slancio degli ultimi anni. Uno slancio senza il quale Milano, “la città che sale”, non è più se stessa. Solo qualche mese fa le si contestava di andare troppo veloce e spingersi troppo avanti, senza aspettare il resto dell’Italia, senza condividere i suoi traguardi. E adesso si è dovuta fermare per forza.

L’esaltazione nei confronti del futuro ha lasciato il posto a un silenzio sbigottito, che molte istituzioni culturali stanno cercando di interrompere. L’ultimo esempio è il nuovo progetto di Fondazione Prada, una selezione di film curata in collaborazione con Mubi, la piattaforma di streaming online di film d’autore, che potremo vedere a partire dal 5 aprile. Il significativo titolo di questa rassegna è Perfect Failures: si tratta di una collezione di film fortemente incompresi al momento della loro uscita, accompagnata da una nuova sezione del sito di Fondazione Prada dove saranno pubblicati materiali inediti, native content che rifletteranno sull’esperienza dello streaming, informazioni sui film selezionati e curiosità sui registi. Perfect Failures include fallimenti cinematografici, spiazzanti deviazioni di autori affermati, film troppo innovativi per il loro tempo. Questo viaggio cinematografico tra i passi falsi di importanti registi mostra come un contesto culturale completamente cambiato, nuovi strumenti di interpretazione, una maggiore distanza critica tra lo spettatore e quell’insieme di aspettative che costituiscono il contesto mediatico originario siano in grado di modificare completamente la ricezione di questi film, che decenni fa sono stati accolti con scetticismo, o addirittura repulsione.

Southland Tales, Così finisce il mondo, Richard Kelly, 2006

A Countess from Hong Kong, Charlie Chaplin, 1967

Fedora, Billy Wilder, 1978

A Couch in New York, Chantal Akerman, 1996

Il programma inizia con Southland Tales – Così finisce il mondo, di Richard Kelly (il regista di Donnie Darko), visibile a livello globale, e prosegue con una selezione curata di titoli per ciascun Paese in cui Perfect Failures sarà disponibile. Oltre all’anarchica commedia fantascientifica di Richard Kelly presentata in anteprima al Festival di Cannes nel 2006 e accolta negativamente, potremo vedere Fedora, anacronistico melodramma realizzato da Billy Wilder nel 1978, uscito in pochi Paesi e pubblicizzato con una debolissima campagna promozionale, Un divano a New York, coraggiosa commedia di Chantal Akerman che nel 1996 sfida gli stereotipi del cinema romantico, La contessa di Hong Kong (1967), ultima opera di Charlie Chaplin, con Sophia Loren e Marlon Brando, recensita negativamente dalla critica internazionale, Night Moves, pellicola drammatica diretta da Kelly Reichardt nel 2013, accolta con entusiasmo ma accusata di plagio, e Showgirls, film erotico cult del 1995 di Paul Verhoeven, un fallimento critico e commerciale alla sua uscita e considerato oggi come una satira acuta e spietata di Hollywood. In pratica, un corso interamente costituito da film d’autore per imparare a fallire nel miglior modo possibile e, soprattutto, per ora, restando a casa.

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di Studio
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