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01:20 giovedì 4 giugno 2026
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.
Un tizio ha trovato per caso una demo unica di Is This It degli Strokes che la band aveva registrato e poi buttato È una prima versione dell'album, prodotta da Gil Norton, che Casablancas e compagni bocciarono e cestinarono. E che ora è miracolosamente riapparsa.
Secondo una ricerca scientifica gli uffici open space fanno male al cervello, fanno stancare di più e lavorare peggio A quanto pare ci voleva una ricerca per capire che rumore continuo, confusione incessante e assenza di spazio personale non fanno bene al cervello.
La pregiatissima collezione di vini di Stalin verrà venduta per finanziare l’apertura di una scuola di enologia in Georgia Al suo interno sono conservate più di 40 mila bottiglie, in parte prese dalle cantine degli zar e in parte scelte personalmente da Stalin.
Il prossimo film di Alice Rohrwacher sarà un adattamento del Barone rampante di Italo Calvino La regista non ha fatto in tempo a finire le riprese di Three Incestuous Sisters che è già arrivato l'annuncio del suo prossimo progetto.

5 mostre da vedere a Milano

Una selezione delle esposizioni da non perdere nelle nostre gallerie preferite in occasione della riapertura degli spazi dedicati all'arte.

di Studio
23 Aprile 2021

Chissà, forse presto potremo ricominciare a passare il nostro tempo libero ai tavolini di un bar, al ristorante, al cinema, in un museo o in una galleria d’arte. A Milano sono diversi gli spazi che già lo scorso weekend hanno riaperto le porte al pubblico. Nell’attesa di quello che si prospetta uno degli eventi dell’anno, e cioè il ritorno in città di Maurizio Cattelan con una grande mostra negli spazi dell’HangarBicocca – si chiamerà Breath Ghost Blind e dovremo pazientare fino al 15 luglio per vederla (qui trovate qualche anticipazione) – abbiamo selezionato 5 mostre da visitare a Milano nelle nostre gallerie d’arte preferite.

Jason Hirata, From Now in Then, Fanta MLN
Con lo scopo di oltrepassare i limiti che riguardano il momento in cui “accade” un’opera d’arte e il luogo in cui si svolge una mostra, l’artista Jason Hirata collega le attività dell’esposizione con quelle della vita pubblica e privata. La mostra comprende tre opere realizzate sviluppate dall’artista insieme agli organizzatori e realizzate da altri: un dipinto perimetrale eseguito da Edilmanca sul pavimento, quattro ritratti (tratti dalle foto dei passaporti dei tre galleristi e dell’artista) incorniciati da Cornice Studio e un servizio di partenze in automobile per i visitatori della mostra gestito da NCC Milano Services. Ogni sabato un autista sarà a disposizione dei visitatori della mostra per accompagnarli verranno dalla galleria verso una destinazione a loro scelta: questo servizio è un’opera che si chiama “Car”. Se sabato pomeriggio vi trovate a NoLo e non avete voglia di tornare a casa coi mezzi, passate in Via Merano 21b: fino al 5 giugno 2021.

Four Framed Portraits, 2021 (foto di Roberto Marossi)

Installation View (foto di Roberto Marossi) 

Sara Ravelli, Tamed Love, Schiavo Zoppelli Gallery
Presso la galleria Schiavo Zoppelli, fino al 17 maggio, c’è invece la personale dell’artista Sara Ravelli (Crema 1993). Nelle sue sculture e installazioni, Ravelli si concentra sulle relazioni fra uomo, animale e oggetto, analizzando le dinamiche e gli strumenti dell’addomesticamento. Nelle sue opere affetto, potere e controllo coesistono e si contaminano manifestandosi attraverso un ampio corredo di utensili, svariate attrezzature ed equipaggiamenti multiformi. “Tamed Love” e “Feeder”, le due installazioni in mostra, restringono il campo d’indagine rispettivamente al travestimento come forma di controllo e alla nutrizione come meccanismo affettivo.

L’immagine con cui viene presentata la mostra di Sara Ravelli sul sito di Schiavo Zoppelli Gallery

Feeder, 2021 (foto di Andrea Rossetti)

Justine Neuberger, Firmament of Time, Clima
In via Stradella 5, tra le fermate di Lima e Loreto, si possono osservare i quadri della pittrice americana Justin Neuberger, anche lei nata nel 1993, che vive tra New York e San Juan. Il testo della mostra se lo scrive da sola, in prima persona: «Realizzo dipinti romantici e narrativi in cui personaggi in miniatura, sia per le loro dimensioni che per il fatto che molte delle figure sono bambini, mettono in campo dinamiche di desiderio e potere. Le opere sono sature, carnevalesche e femminili. Le linee sono morbide e le figure hanno i capelli ricci. Prendo in prestito le tecniche di pittura dal rinascimento e dall’arte popolare. I riferimenti al folklore e la scala in miniatura esprimono un desiderio impossibile di conoscere il mondo. (…) Le mie tele hanno diversi gradi di finitura. Aree di tecniche pittoriche tradizionali si fondono con aree non finite e più espressive».

Flaminia Veronesi, Masculin / Feminin, Castiglioni
Alla galleria Castiglioni troverete la personale di Flaminia Veronesi (Milano, 1986, vive e lavora a Londra) che nel titolo cita il celebre film di Godard. «Attraverso i lavori monocromatici in mostra Veronesi attua una sintesi del suo spazio creativo, dove mitologia classica e riferimenti biblici coabitano, lavorando sul senso di imbarazzo che la Modernità ha imposto su simboli ed archetipi, liberandosi delle foglie di fico e riportando luce su una simbologia viscerale ed organica. Questi lavori forniscono così gli strumenti per guarire la cesura che ha portato alla dislocazione tra realtà e fantasia, tra maschile e femminile. Un’indagine sul maschile ed il femminile, lo spirito e il corpo, il razionale e il sentimentale. Una ricerca di (ri)connessione al trascendente e al magico, senza perdersi di vista». Fino al 5 giugno 2021.

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Samson Young, Closer Reading, Ordet
In realtà, Samson Young (1979, Hong-Kong) è in mostra dal 5 febbraio, ma la zona rossa ha interrotto la sua prima personale in Italia. È il momento giusto per recuperare l’esperienza immersiva nello spazio di Edoardo Bonaspetti e Stefano Cernuschi, in via Adige 17 – vicino a Giannasi, per capirci – prima che chiuda il 5 maggio. L’artista presenta un gruppo di opere realizzate durante la sua residenza al Ryosoku nel tempio zen Kennin-ji 2, il più antico di Kyoto. I disegni della serie “Landschaft (Ryosoku-In)” (2020) sono stati realizzati nel giardino del tempio e riproducono i suoni provenienti dall’ambiente e dalle attività che circondavano l’artista. Nel piccolo lightbox “Tonight (2020)”, Young ha racchiuso molti dei suoi pensieri di quel periodo: gli Smashing Pumpkins, la world music, le proteste a Hong Kong. Nell’ultima sala c’è l’opera più suggestiva, l’installazione sonora auto-generativa a 8 canali “Song Without Words (Computational Mantra)” (2021). Così si legge nel testo che accompagna la mostra: «Ascoltando la composizione a breve distanza, avvicinandosi ai suoni che si propagano attraverso la configurazione degli altoparlanti, l’ascoltatore può provare conforto e incoraggiamento». Proprio quello di cui abbiamo tutti bisogno.

Samson Young, Tonight, 2020, Ordet, Milano, 2021. Foto: Nicola Gnesi. Courtesy l’artista, Ordet, Milano e Galerie Gisela Capitain, Colonia

Samson Young, Closer Reading, exhibition view, Ordet, Milano, 2021. Foto: Nicola Gnesi. Courtesy l’artista, Ordet, Milano e Galerie Gisela Capitain, Colonia

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