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Milano romana

Nonostante sia stata capitale dell'impero per oltre cento anni, la memoria di quel passato in città è poco sentita: nuovi scavi archeologici e futuri progetti, però, stanno riconciliando Milano con la sua eredità romana.

31 Luglio 2022

In via San Vittore, davanti all’ingresso della Basilica di San Vittore al Corpo e a quello del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica, c’è uno spiazzo largo, in questo momento occupato quasi interamente da un cantiere. Chi passa lungo quella strada lo prende per una propaggine laterale del cantiere della metropolitana che, da anni, occupa l’ultimo tratto della via, circa un centinaio di metri, deviando il traffico e restringendo il passaggio a due stretti corridoi pedonali davanti ai negozi. Non sono, perciò, in molti a incuriosirsi, deviare dalla viabilità principale, e scrutare cosa si nasconde oltre le recinzioni di ferro: giusto, forse, chi vi è costretto, come i visitatori del museo, i fedeli della Basilica, magari qualche umarell alla ricerca di lavori in corso diversi. Tutti, però, restano inevitabilmente sorpresi. Perché in quello spiazzo non c’è nessuna futura linea o uscita della metropolitana, ma un piccolo scavo archeologico da cui sta emergendo una parte importante e quasi sconosciuta della storia della città.

Un paio di anni fa, qualche giornale ha riservato un po’ di spazio alla scoperta dello scheletro inumato di un cavallo risalente al tardo Impero, circostanza diventata più comune con l’arrivo di Goti e Longobardi in Italia, ma nello scavo sta venendo fuori una vera e propria necropoli con oltre duecento sepolture diverse. Man mano che gli strati superficiali vengono rimossi appaiono ulteriori strati di sepolture: tombe in cui si riconoscono scheletri di uomini, donne e bambini. E, in molti casi, questi scheletri, lì da oltre 1500 anni, sono perfettamente conservati, precisi come se fossero stati appena ricomposti. È particolarmente straniante riconoscere questi scheletri, all’interno della propria tomba rettangolare, esposti, seppure per qualche ora, agli agenti atmosferici, visibili anche da qualche curioso, ma sul retro di un chioschetto che ha aperto lì da poco giusto per approfittare, come tanti altri, dello spazio disponibile per mettere due tavoli all’aperto.

La zona di via San Vittore era uno dei punti nevralgici della città all’epoca dell’Impero: la Basilica di Sant’Ambrogio è poco più avanti e, molto vicino, c’è anche uno dei siti archeologici principali del passato romano di Milano: il mausoleo imperiale. All’interno di esso furono probabilmente sepolti i più importanti imperatori romani del IV secolo: Valentiniano, Graziano, forse anche Teodosio e Massimiano. Ma del mausoleo non resta granché e le visite sono possibili solo grazie all’impegno dei volontari del Touring (la cui opera, a Milano, per la visita di diversi siti è davvero meritoria). In effetti, Milano è stata la capitale dell’Impero Romano per oltre cento anni, ma la memoria del passato romano in città è poco sentita. Non c’è dubbio che la mancanza di rovine vistose giochi la sua parte, ma anche i resti conservati in diversi quartieri non vengono citati mai tra le cose da non perdere se vi trovate in città. (Eccezion fatta per le Colonne di San Lorenzo, ma per la vita notturna, non certo per il valore artistico). È curioso che una città continuamente derisa per la sua ripetuta pretesa “a Milano c’è tutto” non vanti qualcosa che davvero possiede. Il bel Museo Civico Archeologico, per esempio, all’interno del quale è conservata anche una delle antiche torri del circo, circostanza di solito ridotta a bizzarria e citata perlopiù nei pezzi con le dieci curiosità su Milano che forse non conoscete. Sono visibili anche i resti dell’antico palazzo imperiale di Milano in via della Brisa, un po’ più in basso rispetto alla sede stradale, di fronte a uno dei ristoranti più belli del centro, che prende il nome dalla stessa strada, e accanto a dei nuovi edifici che, si vagheggia, siano esclusivi quanto quelli delle Tre Torri, ma meno sfacciati.

Forse nell’impressione generale cambierà qualcosa quando verrà finalmente aperto il nuovo Parco dell’Anfiteatro Romano (PAN – Parco Amphiteatrum Naturae) in via De Amicis. Il progetto sulla carta sembra molto affascinante: accanto ai pochi resti dell’antico anfiteatro verranno disposti una serie di cespugli, e poi ancora arbusti, piante e alberi di diverse taglie. Il tutto dovrebbe ricreare l’antica forma dell’anfiteatro imperiale che, come altre antiche costruzioni dell’età classica, divenne una cava a cielo aperto per le costruzioni circostanti fino a scomparire. Il nuovo parco si presenta come un progetto così attraente che potrebbe rilanciare perfino un po’ di curiosità attorno all’archeologia romana in città.

Chissà che qualcosa di analogo non possa accadere anche con gli scavi di via San Vittore cui, peraltro, il parco dell’anfiteatro è molto vicino. La speranza, infatti, è che, con la conclusione dei lavori della metro, lo scavo possa diventare accessibile o, quantomeno, esposto (ovviamente protetto). Giacché accanto alla necropoli sta venendo alla luce anche una struttura circolare che, anche a un occhio inesperto, assomiglia a una cripta o alla struttura di un’antica basilica. Anche se oggi in zona resta in piedi solo Sant’Ambrogio, un tempo quella zona pullulava di Basiliche paleocristiane. Alcune ortodosse, altre invece ariane (la forma di Cristianesimo prevalente tra Goti e Longobardi. Perfino la Basilica di San Lorenzo, citata prima di sfuggita, era originariamente ariana). Protagoniste, all’epoca dello stesso Ambrogio, di un duro scontro per l’egemonia. Che quella appena scoperta sia una delle basiliche di cui tuttora non conosciamo con certezza l’ubicazione? Per adesso possiamo solo osservare la struttura circolare che si definisce, notare anche i pochi affreschi che hanno resistito al tempo e augurarci che lo scavo possa essere allargato e si possa magari completare almeno la ricerca su quella struttura architettonica. Potrebbe essere perfino nell’interesse del museo della Scienza e della Tecnica e del Mausoleo adiacenti, visto che già adesso le numerose scolaresche guardano con grande curiosità come quel passato stia letteralmente affiorando sotto i loro occhi.

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