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04:43 venerdì 4 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Cos’è successo alla Settimana della moda di Milano

I critici dicono che è stata una stagione sottotono, ma di cose interessanti se ne sono viste. Eccone alcune.

26 Settembre 2017

Era già successo con la moda uomo, lo scorso giugno: le recensioni erano state tiepidine e l’engagement social una bolla alla quale partecipano relativamente in pochi, con buona pace del pubblico generalista. E anche le sfilate dedicate alla donna, almeno per ora che all’appello manca solo Parigi, sembrano subire la stessa sorte. Non mancano neanche le prime stroncature, vedi quella di Vanessa Friedman sul New York Times che già ieri si chiedeva se Milano fosse ancora rilevante. Se un anno fa ci permettevamo un moderato ottimismo, incoraggiati dal fatto che in passerella si erano viste un gran numero di belle collezioni, oggi non sembra proprio il caso di buttare tutto all’aria in preda al disfattismo, dopotutto il Pil continua a crescere, no? Le belle collezioni a questo giro sono state decisamente meno, è vero, e la sofferenza a fasi alterne di Milano va inserita in un quadro più generale dove le fashion week si dimostrano sempre più incapaci di promuovere e sostenere un’industria in continuo cambiamento. Questo accade anche perché, come ha scritto Antonio Mancinelli su Marie Claire, sembra ormai compiuta «la metamorfosi dell’abbigliamento in letteratura. Meglio, in narrazione». E sapersi raccontare, oggi, è tutt’altro che facile.

White Milano Women's Collections SS 18 - September 22nd

Di debutti da tenere d’occhio comunque ce ne sono stati, così come di eventi che hanno provato a dare alla città una celebrazione fuori dai campanilismi. Gucci ha fatto Gucci, si è scritto da più parti, e anche Prada, in qualche modo, ma è stata la sfilata di Versace ad aggiudicarsi il momento più condiviso sui social, con l’uscita finale di Naomi Campbell, Carla Bruni, Claudia Schiffer, Cindy Crawford ed Helena Christensen. Le super top hanno accompagnato Donatella Versace nel saluto al pubblico, chiudendo in bellezza la collezione in onore di Gianni, scomparso vent’anni fa. È stato un momento perfetto, di quelli che durano pochissimo e sembrano avere una loro forza di aggregazione quasi catartica. Era anche la prima volta che, incredibile a dirsi, Donatella si cimentava in un tributo al fratello, a partire da dodici delle loro stampe più famose. Nel 2018 arriverà la serie di The American Crime Story dedicata all’omicidio Versace, mentre i pettegolezzi sul successore di Donatella (Kim Jones è l’ultimo più quotato) si sono per un attimo acquietati, lasciando vincere la nostalgia o «archeologia emotiva», come la chiama Mancinelli. Che a Milano la si raggiunga solo quando si celebra il passato, poi, è un altro discorso.

Degni di nota, il debutto dei coniugi Luke e Lucie Meier da Jil Sander e quello di Antonio D’Anna da Krizia, che prova a ridisegnare la nuova direzione del marchio, che dal 2014 è in mano ai cinesi di Marisfrolg Fashion. Continua ad essere interessantissimo l’esperimento di Santoni con  Marco Zanini, del quale sarebbe bello vedere sempre di più. Bravi come sempre Marco De Vincenzo e Lucio Vanotti, che poi sono i designer su cui dovremmo puntare, mentre MARIOS ha festeggiato quindici anni di attività indipendente con uno show che è un po’ il sunto del suo percorso anti-convenzionale e racconta la storia di un’altra Milano, dove la retorica della signora borghese (e del suo armamentario) non ha mai attaccato.

Sotto il profilo degli eventi, vanno segnalate le operazioni di Vogue Italia, che ha affidato a Riccardo Tisci il suo party per il lancio del numero di settembre e l’inaugurazione del nuovo corso guidato da Emanuele Farneti, tenutosi lo scorso 22 settembre presso l’ex Scalo Farini. Poi i Green Carpet Fashion Awards organizzati da Camera della moda in collaborazione con Eco-Age di Livia Firth e il Ministero dello Sviluppo Economico, ospitati dalla Scala domenica 24 settembre. La cerimonia, che ha riunito gran parte delle case di moda italiane, i designer affermati e quelli emergenti, nonché un cospicuo numero di celebrity e giornalisti stranieri, ha voluto portare l’attenzione sui temi della sostenibilità. Più concretamente, ha portato sullo stesso palco Giorgio Armani, Miuccia Prada, Alessandro Michele e Pier Paolo Piccioli, che hanno ritirato il CNMI Recognition of Sustainability Award. Un piccolo miracolo, nella moda italiana famosa per scaramucce e divisioni che potrebbero ispirare una serie di Ryan Murphy. Più che delle serate di gala, però, sarebbe auspicabile per la città un forum di discussione, sul modello del Copenaghen Fashion Summit, che diventi una sorta di tavolo di lavoro aperto e coinvolga tutti i professionisti della filiera produttiva, magari proprio a partire dai Principi per la sostenibilità del retail, lo studio presentato recentemente da Camera della moda e condotto in tandem con lo studio di architettura Goldmann & Partners.

Sshena Urban Catwalk - Backstage

Fuori dalle sfilate, intanto, i fotografi di street style hanno pensato bene di dare vita al primo tentativo sindacale della categoria. Come segnalato inizialmente da WWD, attraverso l’hashtag #NoFreePhotos un gruppo di fotografi provenienti da tutto il mondo ha portato l’attenzione sulla questione del diritto d’immagine nell’era dei social media: come comportarsi con quelle influencer che, magari per tener fede a un accordo economico con un marchio, postano le foto di street style senza crediti o remunerazione alcuna per il fotografo? O con i marchi che a loro volta fanno uso dell’immagine di influencer senza passare per chi quella foto l’ha scattata? Sono tutte domande legittime, che più che dalla deontologia giornalistica, dovrebbe essere dipanate da una nuova legislazione in fatto di contenuti sponsorizzati. Alla fine, insomma, è sempre una questione di sapersi raccontare.

Foto Getty
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