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03:44 lunedì 2 marzo 2026
Oltre al nuovo disco i Gorillaz hanno fatto uscire un film d’animazione che si può vedere gratis su YouTube Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Cèsar, il più importante premio cinematografico francese, il pubblico ha subissato di fischi il video tributo a Brigitte Bardot Pochi applausi, moltissimi fischi e anche un grido, che si è sentito distintamente durante la diretta: «Razzista!».
Una racconto distopico in cui l’AI distrugge l’economia mondiale pubblicato su un blog ha causato una perdita di 200 miliardi sul mercato azionario Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Mastro Lindo è andato in pensione dopo 68 anni di onorata carriera nell’industria delle pulizie La multinazionale P&G ha deciso di ritirare il logo e ha dato l'annuncio con una conferenza stampa tenuta dallo stesso Mastro Lindo su Instagram.
Paramount è riuscita a prendersi Warner, ma adesso dovrà pagare quasi tre miliardi di penale a Netflix Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato guerra all’Afghanistan con un post su X Per il diritto internazionale, ovviamente, non si può dichiarare guerra a un Paese via social, ma a Khawaja Mohammad Asif sembra non importare.
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.
I prezzi dei club di Berlino sono aumentati così tanto che è stato necessario inventarsi il termine technoinflazione Tutto è partito dal Berghain, ovviamente, che negli ultimi tre anni ha aumentato il costo del biglietto del 20 per cento. E tutti gli altri hanno seguito.

Milano da bere #5

Abbiamo chiesto a 6 autori di scrivere un testo sul loro rapporto con Milano e il bere: questo è il racconto di una smania.

22 Aprile 2017

Per festeggiare Tempo di Libri, la nuova fiera del libro di Milano che si terrà da mercoledì 19 aprile a domenica 23, Studio ha commissionato a sei autori altrettanti testi che raccontassero il loro rapporto con la città e il bere, un aspetto che coinvolge la nostra vita sociale e le nostre abitudini, e uno dei modi migliori, a nostro avviso, per descrivere le atmosfere di Milano. La collaborazione tra la rivista e la fiera è arrivata giovedì 20 aprile al Bar Basso, dove dalle 19 in poi si è tenuto un cocktail party in cui i racconti pubblicati sul sito sono stati presentati in un’edizione speciale su carta insieme all’ultimo numero di Studio.

Una sudamericana con la scopa in mano sculetta e canta sul balcone davanti. La musica è un pulsare di bassi e tiritera in spagnolo: «despasido», capisco soltanto. Fumo una sigaretta e la guardo ballare. Ho appena cenato in accappatoio, seduta sul tavolo. Patatine al gusto lime/pepe rosa, una Tennent’s. Sono a casa da sola. Sono stanca. Da troppi giorni, dopo il lavoro, serata coi cosiddetti amici. Bottiglie di vino a cena seguite da vodka liscia con ghiaccio, gin tonic al Love di via Melzo, altro altrove. Mi fanno male le gambe. Piene di lividi. Ieri sveglia all’alba per farmi una lampada. Dopo il lavoro a correre lungo la Martesana: galvanizzata da un vecchio disco di Skepta, corso 1 ora e 17 minuti. Stanca. Riposo, silenzio, dormire. Il letto: “Torno a casa e vado a letto”, pensavo al lavoro. “Sono quasi arrivata”, pensavo pedalando a fuoco verso il letto. “Mi faccio la doccia”, mi dicevo ai semafori, “abbasso la tapparella e mi lancio in mutande nel letto”. Ma passando davanti all’indiano mi sono ricordata che avevo fame e in casa non c’era niente. Ho mollato la bici all’ingresso, ho preso le patatine lime/pepe rosa e due Tennent’s.

«Niente festa stasera», dice l’indiano senza nome, notando la miseria della mia spesa alcolica. «Basta feste ti prego. È lunedì», dico io. «Il tuo fidanzato oggi non c’è», dice lui con sorriso furbo. «Non è il mio fidanzato», dico io per l’ennesima volta. «Ieri con rossetto rosso eri bellissima», dice lui. «Lo devo mettere per forza, al lavoro». «Che lavoro», dice lui. «La commessa». Mi faccio aprire la birra e comincio a berla mentre pedalo verso casa. Il caldo è sorprendente, estivo, e la musica risuona nello spazio lungo e arido della via, si dissolve nell’aria del tramonto, tra le file di palazzi che si allungano fino a raggiungere, in fondo, una larga rotonda illuminata di rosa. «Pasito pasito», ripete il cantante, mentre giro le chiavi nella porta.

Primavera: ogni sera una scintilla. E stasera è “Pasito” a svegliare la belva – la smania Milano, la chiamo così – andar fuori di notte a cercare e cercare, desiderare e raggiungere. La moldava del centro massaggi si aggiusta il camice bianco addosso, calze a rete sulle gambe magre, non lunghe ma belle, unghie senza smalto, sigaretta sempre accesa, tra le sue mani, crepuscolo dopo crepuscolo, a ricordarti qualcosa – ma cosa, che cosa –, non raggiungi mai niente, né soldi né orge né fiumi di coca, grattacieli e decappottabili, portami al mare, grandiosi amori strazianti, eppure, lo senti: non vuoi matrimoni, né cani o bambini, vuoi solo lavoro, sesso e lavoro – entusiasmanti, ti prego – però  non così, ma adesso sei qui, con in mano un Gin Tonic, all’entrata del Love, a parlare dell’ultima serie Netflix, con dentro una voglia di piangere. «Andiamo a casa?», gli chiedi tu dolce, sai già che sarà irrilevante, come sempre.

“Despasido” va in loop da mezz’ora. Via Zuretti è la sua cassa di risonanza. Due uomini grassi e calvi oziano ai tavolini del bar. Mi sento scottare la pelle; il lettino solare di ieri. Controllo allo specchio: il segno del costume. Non è ancora abbastanza nitido. Ogni lettino, 12 euro. Lettini, più lettini. Soldi, più soldi, “domani ancora lavoro”. Ho lavorato anche ieri, domenica. “Despacido” è finito. Mi affaccio a vedere. Luci spente dai sudamericani. Uno dei ciccioni del bar mi vede, dice qualcosa all’altro. Resto un po’, nuda alla finestra, ignorando i ciccioni. Poi accendo il Mac e scrivo su Google: Despasido. Despacido. Despacito. Trovato. Il pezzo riparte, primitivo e ridicolo, la smania riprende, il cielo si spara le fosforescenze, al tavolino iniziano ad alzare la voce. Diventa buio. Come lanterne di carta si accendono le finestre, gialle, azzurre, bianco perla, arancioni. Mi vesto. Trovo una Heineken in frigo, la apro. Fumo una sigaretta mentre ballo, mentre “Despacito” va in loop. Scrivo un po’ di messaggi a tutti. Whatsapp, Messenger, Tinder, ovunque. Ormai è buio. Metto 50 euro nella borsetta di paillettes a forma di cheeseburger. Prendo le chiavi. Love, Cupido, Rainbow, bar Lara, bar Doria, bar Basso, bar degli Artisti… ma è lunedì. È lunedì per tutti, anche se mi sembra quasi nessuno, ormai, abbia più un lavoro normale.

«Come non detto», dico ridendo all’indiano. Prendo quattro Tennent’s e due Moretti. Lui sghignazza con gli altri: è coi suoi amici, maneggiano soldi. Bevo le Moretti nella casa buia mentre aspetto che arrivi un Tinder; invitato da me mentre scendevo in ascensore. Il Tinder dimostra più dei suoi 40 anni – che è bene – ma è poco più basso di me, molto male. Lo manderei via. Invece prendiamo le quattro Tennent’s e andiamo a berle sulla Martesana. Ci sediamo tra i fiori, l’erba mi pizzica il culo sotto la gonna. Mi guardo le ginocchia piene di lividi. «Sono felice», penso, come al solito. Ma non è per niente vero. Mentre l’acqua verdastra, più stabile del marmo, emana i suoi sensuali fetori, lui mi prende la mano. Non se la mette addosso, non ancora. La stringe e basta. «Dalle foto non sembravi così alta», mi dice. «Sei bellissima», aggiunge. «Io sono un nano», conclude. «Non preoccuparti», mento io. «Ho sempre avuto la perversione dei nani», mento spudoratamente, e inizio a ridere, e non riesco più a smettere.

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