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15:33 sabato 7 marzo 2026
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

Mia Goth, la principessa horror

Oltre ad aver anticipato di anni il trend delle sopracciglia invisibili, ha dimostrato di essere un'attrice pazzesca: in Pearl, nuovo horror della A24, ricorda sia Shelley Duvall che Jack Nicholson.

31 Ottobre 2022

Non è un caso se l’era della ribellione di Julia Fox nei confronti dello sguardo maschile sia cominciata più o meno nel momento in cui ha deciso di decolorare le sopracciglia. Siamo nel bel mezzo, o forse già verso la fine, di un’epidemia: decolorarsi (o eliminare del tutto, con il rasoio) le sopracciglia non assicura un risultato sexy, eppure tantissime influencer, modelle, ragazze, l’hanno fatto e lo stanno facendo. Un po’ di tempo fa su TikTok girava un filtro per le più pavide che permetteva di vedere come sarebbero state con le sopracciglia inesistenti. A parte le pochissime che stanno davvero bene (e coincidono con quelle odiose creature che stanno bene con qualsiasi cosa), le altre sembrano degli alieni o dei travestimenti di Halloween viventi. E infatti molte, già che c’erano, ne hanno approfittato completando il look con un ombretto azzurro, come Maxine, o un vestito rosso, come Pearl, ed eccole pronte per il party in costume. Maxine e Pearl sono i due personaggi degli horror di culto che hanno per protagonista Mia Goth, una che sfoggia l’assenza di sopracciglia da molto prima che diventasse un trend virale.

Il suo vero nome è ancora più bello: Mia Gypsy Mello da Silva Goth. Nata il 25 ottobre del 1993, ha origini brasiliane e canadesi ed è figlia d’arte: sua nonna è l’attrice brasiliana Maria Gladys, suo nonno è l’artista, fotografo, regista e musicista Lee Jaffe (film con Vito Acconci e Gordon Matta-Clark, cinque anni in Jamaica con Bob Marley, cose così). Goth racconta di aver avuto un’infanzia instabile: cresciuta in Brasile, poi un breve periodo a Londra, poi dal padre in Canada dove cambiò nove scuole in un anno, poi di nuovo a Londra con la giovanissima mamma che per mantenerla faceva la cameriera. Ma i problemi economici durano poco, perché a 16 anni Goth inizia la sua carriera di modella. Debutta come attrice a 20 anni in un piccolo filmetto: Nymphomaniac di Lars von Trier (2013). Sul set conosce Shia LaBeouf: si sposano nel 2016. Il matrimonio dura due anni, poi lui si mette con FKA Twigs. Dura due anni anche con lei, che dopo la rottura lo accuserà pubblicamente (e penalmente) per gli abusi e le violenze subiti durante la loro relazione. Siamo nel 2020: mentre il mondo osserva e commenta disgustato l’orrendo e pazzo e pericoloso uomo che è LaBeouf, Mia Goth cosa fa? Ci si rimette insieme e ci fa una figlia, Isabel, nata la scorsa primavera.

Due anni dopo, una campagna di Miu Miu con lei protagonista scatena la polemica perché viene accusata di sessualizzare una bambina: ma lei ha 22 anni, è la sua faccia che è così. La sessualizzazione del suo aspetto bambinesco è un po’ quello che succede anche nell’horror psicologico La cura dal benessere di Gore Verbinski (2016): un film esteticamente splendido (finisce qui la lista dei suoi pregi), vagamente ispirato a La montagna incantata di Thomas Mann, in cui Mia Goth è una ragazzina perennemente a piedi nudi con addosso un abitino azzurro da fatina cresciuta in un sanatorio per ricchi senza mai aver visto il mondo reale. Dopo una breve “gavetta” di ruoli secondari – in Suspiria di Guadagnino, nel film fantascientifico High Life, in Emma con Anya Taylor-Joy – la personalità di Mia Goth finalmente esplode con la trilogia di Ti West.

Prima con X, A Sexy Horror Story, uno slasher erotico ambientato in Texas che comincia molto allegramente, seguendo le avventure di un cast di creativi tra il disperato e l’entusiasta che scelgono una fattoria per girare un film porno. Si rivelerà, ovviamente, la fattoria sbagliata. Nel film Mia Goth è la lentigginosa Maxine, aspirante attrice porno, dipendente dalla cocaina, perennemente truccata con ombretto azzurro. Ma, sorprendentemente, è anche Pearl, l’inquietante vegliarda inspiegabilmente vogliosa di sesso, proprietaria della fattoria insieme al marito, anche lui over 100. Pearl, il secondo film della trilogia, è il prequel di X e rende tutto più chiaro (il terzo capitolo, MaXXXine, dovrebbe arrivare nel 2023 e seguirà il tentativo di Maxine di diventare una star di Hollywood). Scritto insieme a Mia Goth stessa, racconta la giovinezza di Pearl, della cui vita in X vediamo soltanto l’orribile stadio finale. Apprendiamo che da giovane Pearl sognava di fare la ballerina e che a causa della severissima madre e del padre paralizzato di cui era costretta a prendersi cura covava dentro una rabbia assassina che iniziò a esprimere, guarda un po’, ammazzando animali. La scena in cui balla nel fienile immaginandosi famosa, osservata da un pubblico di mucche, capre e galline, è degne del Joker di Joaquin Phoenix, anzi meglio, perché in questo film non c’è pietismo: Ti West ha chiaramente detto che voleva fare una sorta di film per bambini, quindi una favola demenziale, ma horror.

@a24 I’m a star #pearl #miagoth #xmovie #tiwest ♬ original sound – A24

All’inizio Mia Goth sembra un Teletubby salterino, poi succede quel che succede, fino all’incredibile piano sequenza durante un monologo scioccante: per diversi minuti la cinepresa resta sulla sua faccia mentre parla, piange ed esprime tutta la sua invidia per chi ha quello che lei vorrebbe ma non può avere («Non puoi capire il dolore che si prova ad essere me e non te», cose del genere), e alla fine, anche se paralizzati dal terrore – così come la ricca biondina con cui sta parlando, che intuisce la fine che farà – viene voglia di applaudire. Con la sua vocina e la recitazione espressionista, Mia Goth è l’erede di Shelley Duvall. Ma in Pearl è anche Jack Nicholson: è l’artista frustrata e invidiosa che impazzisce e ammazza tutti. Su TikTok il sonoro del video con cui A24 ha promosso il film in cui Pearl urla disperata «I’m a staaaaar» è già diventato virale, così come la scena in cui urla in faccia al bel ragazzo che si è appena portata a casa (eccola: qualcuno commenta «queen energy»), o quella del casting in cui, bellissima in abito rosso, si esibisce in un balletto orrendo, o ancora quella dei titoli di coda, in cui sorride piangendo come la pazza psicopatica serial killer che è. Anche se forse, alla fine, la cosa che fa più paura di questi due ottimi film horror non sono le accettate, il sangue e i cadaveri. Se X e Pearl funzionano così bene è perché ruotano intorno a una delle cose che oggi più ci terrorizza: il fallimento delle nostre aspirazioni.

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