Cose che succedono | Attualità

I messaggi in bottiglia funzionano ancora

Le correnti marine: è così che viaggiano i messaggi in bottiglia. Crearne uno non costa niente: basta scrivere su un foglio di carta, arrotolarlo e metterlo in una bottiglia, chiuderla, abbandonarla in mare e, calcolando a grandi linee le correnti, aspettarsi che prima o poi raggiunga una qualche spiaggia, lì si fermi, e qualcuno, passeggiando proprio in quel punto, si accorga dell’oggetto e lo raccolga. Oggi che per comunicare con l’altra parte del mondo ci basta appoggiare un dito su uno schermo e digitare un messaggio, il viaggio percorso da un oggetto di vetro in acque smisurate e profonde ci sembra ancora più folle e romantico. Quando poi succede che un messaggio in bottiglia inviato nei giorni nostri dimostra di “funzionare”, diventa un evento emozionante.

In un esperimento del 1914 il capitano Hunter Brown della scuola di navigazione di Glasgow aveva spedito circa 2000 bottiglie numerate. Il messaggio che contenevano invitava a lasciare una nota con i propri dati al più vicino ufficio postale. L’obiettivo era quello di individuare la direzione delle correnti più profonde del Mare del Nord. Una delle bottiglie di Brown è stata trovata nel 2012 e oggi è il messaggio in bottiglia più antico del mondo.

L’ultimo messaggio in bottiglia recapitato con successo, invece, è recentissimo. C’è un’insegnante di scienza della North Carolina, Susan Schambach, che da 5 anni, durante la sua lezione sulla corrente del Golfo, invita i suoi studenti a infilare in una bottiglia una breve spiegazione di chi sono, una cartolina e un indirizzo e-mail (il suo personale), e lasciarla poi libera di vagare liberandola in acqua a 40 miglia dalla costa. Negli ultimi anni, 3 delle 53 bottiglie inviate fin’ora sono state trovate sulle spiagge europee: la più recente è arrivata in Normandia il mese scorso (Ben Geren, 10 anni, l’aveva spedita a marzo 2016). A trovarla è stato Jean Pierre Enguehard, un uomo in pensione, mentre stava facendo una camminata sulla spiaggia. La prima cosa che ha fatto? L’ha fotografata e l’ha condivisa su Facebook.

Foto Getty

Per migliorare la tua esperienza utilizziamo cookie tecnici, statistici e di profilazione, anche di terze parti, per fornire un accesso sicuro al sito, analizzare il traffico sul nostro sito, valutare l'impatto delle campagne e fornire contenuti e annunci pubblicitari personalizzati in base ai tuoi interessi. Chiudendo il banner acconsenti all'uso dei cookie. Maggiori informazioni