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Il siparietto tra Anna Wintour e Anne Hathaway sul palco degli Oscar è la miglior trovata della campagna promozionale del Diavolo veste Prada 2 Non c'è ancora la certezza matematica della sua partecipazione al sequel, ma sul palco degli Oscar di ieri si è molto immedesimata nel ruolo di Miranda Priestly.
A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo «Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.
Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.

Come cambiano i media femminili (e maschili)

La crisi dell'editoria ha messo a dura prova i giornali specializzati, che provano a reinventarsi. Ne parliamo a Studio in Triennale.

di Studio
27 Novembre 2019

Per un lungo periodo, le riviste che comunemente chiamiamo “femminili” e le loro controparti maschili sono state un fortunato caso di successo nel mondo dell’editoria. Erano infatti il luogo privilegiato per gli inserzionisti di settori redditizi come la moda, il beauty, i liquori, i viaggi, le auto e gli orologi, ma anche il collettore di un giornalismo culturale staccato dal quotidiano e, nei casi migliori, molto vicino alla letteratura. Senza contare poi il ruolo che questi magazine, soprattutto quelli dedicati alle donne, hanno ricoperto nello sdoganamento di certi temi e nella costruzione, in tempi non sospetti, di quelle che oggi chiameremmo “community” al femminile. Certo, hanno funzionato anche da cassa di risonanza per i dettami della moda e della pubblicità, dando risalto per un lungo tempo solo a un unico modello di bellezza, ma hanno fatto anche il contrario: hanno aiutato le donne a parlare di lavoro, sesso, problemi di coppia e maternità. Le hanno aiutate a emanciparsi, insomma.

La crisi dell’editoria, però, non ha risparmiato nemmeno quest’isola felice: con lo spostamento della pubblicità sul digitale, è diventato sempre più difficile per le riviste mantenere il loro ruolo di rilevanza e tenersi stretti i loro investitori, migrati verso i social oppure completamente autonomi sui propri profili. Il cambiamento, comunque, è stato soprattutto culturale. Con l’esplodere e il consolidarsi del fenomeno influencer, infatti, i magazine specializzati hanno perso lo scettro di arbitri del gusto e delle nuove tendenze, passato a giovani donne e uomini con milioni di follower. Il ruolo di mediazione tradizionalmente svolto dai femminili si è fatto perciò più complicato. Come tutti gli altri giornali hanno dovuto imparare a stare sui social senza farsene fagocitare, cosa accaduta spesso nella prima fase della loro digitalizzazione, e allo stesso tempo hanno cercato nuovi modi per mantenere vivo l’interesse delle loro lettrici, coinvolgendole in eventi, speciali programmi di membership, iniziative e promozioni personalizzate, merchandising. Ecco perché, soprattuto in questi ultimi anni, sono diventate un territorio di sperimentazione molto interessante anche per gli altri giornali ritenuti più “seri”. Per lo speciale rapporto sviluppato con i marchi che ancora investono sulle loro pagine, tanto per cominciare, che si è evoluto in forme di contenuto sponsorizzato più lapalissiane ma anche molto meglio costruite, e per i tentativi di inserirsi nella conversazione culturale sui temi più sentiti di cui si discute oggi, dal femminismo alla violenza sulle donne.

Parallelamente, anche i maschili cercano di rinnovarsi come possono. Il numero di ottobre di Gq Us, da un anno sotto la guida di Will Welch, era interamente dedicato alla “nuova mascolinità“. In copertina c’era Pharrell con un abito-piumino di Pierpaolo Piccioli per Moncler, mentre lo strillo recitava: «Un’esplorazione sull’identità, la cultura e lo stile nel 2019». All’interno, si potevano leggere saggi sul corpo maschile come terreno di stereotipi, una difesa sul make-up da uomini e un’indagine critica sul testosterone scritta da un’antropologa. E non è l’unico maschile, in America, a rimodellarsi: Playboy ha completamente rimesso in discussione i suoi principi fondanti e oggi ospita nudi tutt’altro che sexy e riflessioni sul transgenderismo, mentre Maxim ed Esquire cercano, come Gq, di allargare la propria audience: non più soli maschi. Come ha scritto recentemente Chantal Fernandez su Business of Fashion, sono tutti segnali di una probabile fine dei media “legati al genere”: scompariranno per sempre? Ne parliamo sabato 30 novembre in occasione di Studio in Triennale, due giorni di dibattiti e interviste dedicati a media, cultura, innovazione, design, stili di vita, sport e ambiente, durante il quale presenteremo il nuovo numero di Rivista Studio, in edicola dal 29 novembre. Alle 16:30 parleremo infatti dei cambiamenti che attraversano i media femminili tradizionali, focalizzandoci sulla situazione italiana, delle nuove community online e del superamento della tradizionale distinzione tra media femminili e maschili. Con noi ci saranno Annalisa Monfreda (direttrice di Donna Moderna), Francesca Delogu (direttrice di Cosmopolitan), Cristina Fogazzi (Estetista Cinica) e Imen Boulahrajane (influencer ed esperta di economia). Vi aspettiamo!

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