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11:44 giovedì 26 marzo 2026
È appena stato annunciato un nuovo film del Signore degli anelli ed è già il più strano di tutta la saga Si intitola The Lord of the Rings: Shadow of the Past, sarà prodotto da Peter Jackson, avrà come protagonisti Sam, Merry e Pipino e soprattutto lo scriverà Stephen Colbert.
Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.
Il Ministro degli Esteri ungherese è stato accusato di parlare con il Ministro degli Esteri russo prima, durante e dopo le riunioni del Consiglio europeo, e lui ha detto che è assolutamente vero Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».
A Londra stanno organizzando un grande rave party a Trafalgar Square contro l’estrema destra L'appuntamento è per il 28 marzo con i più grossi nomi della scena elettronica. Lo slogan è: Reject, Revolt e Resist.
Il successo di Heated Rivalry ha convinto Don DeLillo a ristampare Amazons, un suo vecchio e introvabile romanzo erotico su una giocatrice di hockey femminile Romanzo che l'autore ha odiato e "nascosto" per decenni. Adesso però ha cambiato idea, pare grazie al successo della serie Hbo, e il 17 novembre tornerà in libreria.
Al primo concerto dei BTS dopo 4 anni di pausa si sono presentate “solo” 40 mila persone invece di 260 mila perché il concerto si poteva guardare anche su Netflix Per il grande ritorno della band era atteso un pubblico di almeno 260 mila persone. Evidentemente, anche il BTS Army, tra divano e stadio, sceglie il divano.
Il nuovo spot di Chanel è praticamente un film: è diretto da Michel Gondry, interpretato da Margot Robbie e “remake” di un famosissimo video di Kylie Minogue Il video in questione è quello di "Come Into My World", che nel 2001 fu diretto proprio da Gondry.

Come cambiano i media femminili (e maschili)

La crisi dell'editoria ha messo a dura prova i giornali specializzati, che provano a reinventarsi. Ne parliamo a Studio in Triennale.

di Studio
27 Novembre 2019

Per un lungo periodo, le riviste che comunemente chiamiamo “femminili” e le loro controparti maschili sono state un fortunato caso di successo nel mondo dell’editoria. Erano infatti il luogo privilegiato per gli inserzionisti di settori redditizi come la moda, il beauty, i liquori, i viaggi, le auto e gli orologi, ma anche il collettore di un giornalismo culturale staccato dal quotidiano e, nei casi migliori, molto vicino alla letteratura. Senza contare poi il ruolo che questi magazine, soprattutto quelli dedicati alle donne, hanno ricoperto nello sdoganamento di certi temi e nella costruzione, in tempi non sospetti, di quelle che oggi chiameremmo “community” al femminile. Certo, hanno funzionato anche da cassa di risonanza per i dettami della moda e della pubblicità, dando risalto per un lungo tempo solo a un unico modello di bellezza, ma hanno fatto anche il contrario: hanno aiutato le donne a parlare di lavoro, sesso, problemi di coppia e maternità. Le hanno aiutate a emanciparsi, insomma.

La crisi dell’editoria, però, non ha risparmiato nemmeno quest’isola felice: con lo spostamento della pubblicità sul digitale, è diventato sempre più difficile per le riviste mantenere il loro ruolo di rilevanza e tenersi stretti i loro investitori, migrati verso i social oppure completamente autonomi sui propri profili. Il cambiamento, comunque, è stato soprattutto culturale. Con l’esplodere e il consolidarsi del fenomeno influencer, infatti, i magazine specializzati hanno perso lo scettro di arbitri del gusto e delle nuove tendenze, passato a giovani donne e uomini con milioni di follower. Il ruolo di mediazione tradizionalmente svolto dai femminili si è fatto perciò più complicato. Come tutti gli altri giornali hanno dovuto imparare a stare sui social senza farsene fagocitare, cosa accaduta spesso nella prima fase della loro digitalizzazione, e allo stesso tempo hanno cercato nuovi modi per mantenere vivo l’interesse delle loro lettrici, coinvolgendole in eventi, speciali programmi di membership, iniziative e promozioni personalizzate, merchandising. Ecco perché, soprattuto in questi ultimi anni, sono diventate un territorio di sperimentazione molto interessante anche per gli altri giornali ritenuti più “seri”. Per lo speciale rapporto sviluppato con i marchi che ancora investono sulle loro pagine, tanto per cominciare, che si è evoluto in forme di contenuto sponsorizzato più lapalissiane ma anche molto meglio costruite, e per i tentativi di inserirsi nella conversazione culturale sui temi più sentiti di cui si discute oggi, dal femminismo alla violenza sulle donne.

Parallelamente, anche i maschili cercano di rinnovarsi come possono. Il numero di ottobre di Gq Us, da un anno sotto la guida di Will Welch, era interamente dedicato alla “nuova mascolinità“. In copertina c’era Pharrell con un abito-piumino di Pierpaolo Piccioli per Moncler, mentre lo strillo recitava: «Un’esplorazione sull’identità, la cultura e lo stile nel 2019». All’interno, si potevano leggere saggi sul corpo maschile come terreno di stereotipi, una difesa sul make-up da uomini e un’indagine critica sul testosterone scritta da un’antropologa. E non è l’unico maschile, in America, a rimodellarsi: Playboy ha completamente rimesso in discussione i suoi principi fondanti e oggi ospita nudi tutt’altro che sexy e riflessioni sul transgenderismo, mentre Maxim ed Esquire cercano, come Gq, di allargare la propria audience: non più soli maschi. Come ha scritto recentemente Chantal Fernandez su Business of Fashion, sono tutti segnali di una probabile fine dei media “legati al genere”: scompariranno per sempre? Ne parliamo sabato 30 novembre in occasione di Studio in Triennale, due giorni di dibattiti e interviste dedicati a media, cultura, innovazione, design, stili di vita, sport e ambiente, durante il quale presenteremo il nuovo numero di Rivista Studio, in edicola dal 29 novembre. Alle 16:30 parleremo infatti dei cambiamenti che attraversano i media femminili tradizionali, focalizzandoci sulla situazione italiana, delle nuove community online e del superamento della tradizionale distinzione tra media femminili e maschili. Con noi ci saranno Annalisa Monfreda (direttrice di Donna Moderna), Francesca Delogu (direttrice di Cosmopolitan), Cristina Fogazzi (Estetista Cinica) e Imen Boulahrajane (influencer ed esperta di economia). Vi aspettiamo!

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