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Un’importante associazione americana ha chiesto la rimozione di Trump in base al 25esimo Emendamento, quello che permette di destituire un Presidente perché mentalmente instabile La National Association for the Advancement of Colored People ricorrerà a questa misura estrema, usata, e solo in parte, in altri tre casi nella storia.
Dopo le polemiche sul mancato finanziamento da parte del Ministero della Cultura, decine di cinema in tutta Italia stanno riportando in sala il film su Giulio Regeni Oltre 60 cinema tra Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze hanno deciso di ricominciare a proiettare il film. E altri se ne stanno aggiungendo ora dopo ora.
Una biblioteca di Chicago cerca persone che sappiano leggere il corsivo per trascrivere dei testi antichi ma fatica a trovarle perché sempre meno persone sanno leggere il corsivo La Newberry Library sta trascrivendo tutti i documenti in corsivo conservati nel suo archivio, ma il progetto prosegue a rilento perché la lettura del corsivo è una competenza rara, ormai.
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai È la gitarella in giornata portata all'estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Asghar Farhadi ha scritto una lettera in cui chiede a tutto il mondo del cinema di protestare contro Stati Uniti e Israele per quello che stanno facendo in Iran «Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.
La partecipazione di Kanye West al Wireless Festival di Londra ha causato un disastro commerciale e una crisi politica Gli sponsor hanno abbandonato il festival, il governo ha negato il visto a Ye, il festival è stato cancellato. Tutto in 48 ore.
Dopo la tregua con l’Iran si è tornati a parlare della “teoria del TACO”, cioè del fatto che Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Le foto che gli astronauti dell’Artemis II stanno scattando alla Terra e alla Luna sono fatte con l’iPhone Degli iPhone 17 Pro Max, per la precisione. Se siete amanti della fotografia, queste le impostazioni usate dagli astronauti: obbiettivo 2,715mm, apertura f/1.9 e flash disattivato.

Matthew Wong è l’artista che tutti dovrebbero conoscere

Autodidatta, morto suicida nel 2019, a 35 anni, nel 2020 l'artista canadese di origini cinesi è entrato nella top ten delle vendite.

27 Gennaio 2021

Se dovessimo scegliere l’artista che meglio di chiunque altro ha saputo raccontare i nostri ultimi dieci anni potremmo puntare su Matthew Wong. Non così glamour, non troppo famoso, ma straordinariamente capace di testimoniare attraverso la sua arte le inquietudini e quel senso di precarietà tipico del nostro tempo. Paesaggi malinconici, casolari isolati in mezzo alla natura e cieli immensi. Wong è morto suicida a 35 anni nell’ottobre del 2019, eppure è riuscito a lasciare, in quel poco tempo che si è concesso, un segno indelebile nell’arte di oggi. Definito dal New York Times il più grande talento della sua generazione, nel 2020 è entrato nella top ten delle vendite con la cifra record 20,3 milioni di dollari su un totale di ventidue lotti presentati.

Canadese di Toronto, origini cinesi, si ispirava a pittori come Édouard Vuillard e Paul Sérusier. Ma aveva la stessa passione cromatica dei Nabis, la semplicità apparente di Hockney e l’approccio energico di certi espressionisti astratti. I temi? Quelli dei giorni nostri. Dalla malinconia alla natura, dal l’incertezza alla fragilità dell’esistenza umana. Ma soprattutto, la solitudine. Ecco perché al centro di quasi tutte le sue tele metteva sempre un soggetto minuscolo e solitario. A volte era una figura umana, ma altre volte era un fiore o una barca o una casa. Appariva persa in mezzo a paesaggi maestosi e minacciosi al tempo stresso. Persa come si sentiva lui e un po’ come ci sentiamo oggi noi: privi di difese, spaventati da un futuro senza coordinate e in balia di una  pandemia che non offre appigli. Wong aveva anticipato già tutto, senza avere mai avuto il tempo di viverlo in prima persona.

Matthew Wong, 2015. Ritratto dell’artista. Courtesy Karma, New York. Foto di Monita Cheng.

Matthew Wong, Blue Night, 2018. Courtesy Matthew Wong Estate e Karma New York

Matthew Wong, Pink Wave, 2017. Courtesy Sotheby’s

Affetto da autismo, dalla sindrome di Tourette e da una depressione che si portava dietro dall’infanzia, è diventato pittore quasi per caso. Nel 2009, dopo la laurea in antropologia culturale all’Università del Michigan, aveva deciso di tornare a Hong Kong per qualche tempo. Uno scatto, realizzato col suo Nokia nella camera da letto del nonno gli aveva acceso qualcosa dentro. Tanto da convincerlo ad iscriversi alla School of Creative Media della City University, dove otterrà un master in fotografia. Ma sarà la pittura a conquistarlo davvero. «Ho iniziato comprando un blocco da disegno e una bottiglia di inchiostro», raccontava. «Ho fatto subito un casino nel bagno di casa. Ho versato l’inchiostro a caso su ogni pagina che poi ho distrutto sperando che ne venisse fuori qualcosa di interessante».

Da autodidatta, inizia a studiare le cromie di Matisse, le composizioni di Picasso e le pennellate fluide di Van Gogh. Frequenta i forum di artisti che si radunano sui social media, soprattutto su Facebook. E fa circolare in rete i suoi quadri. Nel giro di un anno espone al Cuiheng Art Museum di Zhongshan, in Cina. Poi all’Hong Kong Visual Arts Center. Nel 2016 il curatore Matthew Higgs lo invita a partecipare alla mostra collettiva Outside che si tiene alla galleria Karma, nell’East Village. Roberta Smith, critico d’arte di punta del New York Times, descriverà il suo debutto americano come “indimenticabile”. Da questo momento in poi tutto va alla velocità della luce. Pubblico, critica e collezionisti vengono letteralmente rapiti da quel suo linguaggio inquieto e intensissimo. Il Dallas Museum of Art acquista il suo dipinto “The West”. Sulla rivista Hyperallergic, il poeta John Yau definisce i suoi paesaggi come “pellegrinaggi allucinanti”. «Wong», scrive, «crea una miriade di linee, punti, macchie e pennellate lussureggianti, arrivando infine a creare un paesaggio immaginario». Sebbene prolifico, Wong non inflaziona mai il mercato con le sue opere, anzi le lascia decantare. Una strategia che si rivelerà vincente, anche se non avrà mai la possibilità di sperimentarlo.

«Sto combattendo con il diavolo ogni singolo giorno, ogni momento di veglia della mia vita», dice alla madre poche settimane prima di morire. Sta lavorando alla sua seconda personale da Karma, intitolata Blue. I dipinti si ispirano alle notti di luna piena ammirate durante un viaggio in Sicilia. Matthew Wong decide ogni cosa: dall’allestimento al catalogo. Vuole che il suo nome compaia soltanto sull’ultima pagina. La mostra verrà inaugurata lo stesso. Ma la galleria non metterà in vendita nessuno dei suoi lavori.

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