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Scritto con Ottessa Moshfegh, interpretato da Josh O’Connor, Saoirse Ronan e Jessie Buckley: il nuovo film di Alice Rohrwacher è già uno dei più attesi dell’anno Ad aprile la regista inizierà le riprese dell'adattamento di The Three Incestuous Sisters, fiaba gotica scritta e illustrata da Audrey Niffenegger.
Oltre al nuovo disco i Gorillaz hanno fatto uscire un film d’animazione che si può vedere gratis su YouTube Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Cèsar, il più importante premio cinematografico francese, il pubblico ha subissato di fischi il video tributo a Brigitte Bardot Pochi applausi, moltissimi fischi e anche un grido, che si è sentito distintamente durante la diretta: «Razzista!».
Una racconto distopico in cui l’AI distrugge l’economia mondiale pubblicato su un blog ha causato una perdita di 200 miliardi sul mercato azionario Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Mastro Lindo è andato in pensione dopo 68 anni di onorata carriera nell’industria delle pulizie La multinazionale P&G ha deciso di ritirare il logo e ha dato l'annuncio con una conferenza stampa tenuta dallo stesso Mastro Lindo su Instagram.
Paramount è riuscita a prendersi Warner, ma adesso dovrà pagare quasi tre miliardi di penale a Netflix Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato guerra all’Afghanistan con un post su X Per il diritto internazionale, ovviamente, non si può dichiarare guerra a un Paese via social, ma a Khawaja Mohammad Asif sembra non importare.
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.

Il futurewear secondo Marine Serre

Esce oggi una speciale capsule-collection per Mytheresa: la designer francese racconta in esclusiva com’è nato il progetto e cosa significa per lei l’abbigliamento del futuro.

17 Febbraio 2021

Pochi designer, negli ultimi anni, sono riusciti a creare per il proprio marchio un’identità così definita e riconoscibile come ha fatto Marine Serre. Il fortunato logo con la mezzaluna all’ingiù (AOM, e cioè “all over-the-moon”), e i body, i cappellini e gli accessori che lo ricreano, son assurti ben presto a una notorietà che sembra quasi di altri tempi e che oggi chiamiamo viralità, eppure Serre è una designer che pensa ossessivamente al futuro. Oggi debutta la sua speciale collezione realizzata per Mytheresa, piattaforma leader nel settore dell’e-commerce luxury di base a Monaco di Baviera, composta da 28 pezzi che affrontano due temi distinti e che incarnano entrambi la visione eco-futuristica del marchio. Il primo è chiaramente l’activewear, suo grande punto di forza, che le ha permesso di raggiungere il successo commerciale. Così ecco la maglia aderente e i “catsuit” con le mezzelune stampate ormai diventati icona (da Beyoncé alle Blackpink, chi non li ha indossati?), ma ci sono anche le tute, i top e i leggings, disponibili in nuove varianti di colori. La seconda parte della speciale collezione si concentra invece sui materiali: i capi sono infatti realizzati a partire da lenzuoli rigenerati, pantaloni e capi in pelle recuperata. 

Styling di Julian Paul, foto di Mark Pillai, modella Nicole Atieno

Classe 1991, Marine Serre si è laureata a La Cambre nel 2016 e nel febbraio del 2018 ha debuttato alla settimana della moda di Parigi, diventando ben presto una delle personalità più interessanti fra i marchi francesi di nuova generazione. Sin dal suo esordio, Serre si è concentrata sull’innovazione e la sostenibilità e ne ha fatto il tema centrale di tutte le sue collezioni (come quando, per la collezione Primavera Estate 2020, ha sfilato sotto la pioggia in una vecchia pista fuori Parigi, e gli inviti erano ombrelli), combinando una predilezione per la sperimentazione di nuovi materiali e un forte interesse verso la questione dell’ambientalismo, utilizzando tecniche come l’upcycling (la metà dei suoi abiti è ricavata da materiali di scarto) e muovendosi in quella perigliosa intersezione in cui oggi la moda, che di mestiere produce oggetti del desiderio spesso scollegati dallo loro reale funzione, incontra la ridefinizione dei modelli di business che hanno caratterizzato l’industria. 

Styling di Julian Paul, foto di Mark Pillai, modella Nicole Atieno

Styling di Julian Paul, foto di Mark Pillai, modella Nicole Atieno

Styling di Julian Paul, foto di Mark Pillai, modella Nicole Atieno

E proprio la capacità di stare in quell’intersezione è ciò che oggi la definisce meglio, tra loghi virali e spirito consapevole, come racconta lei stessa descrivendo la collezione realizzata per Mytheresa: «L’idea era di lavorare sugli stili cardine del marchio. Per noi era importante rappresentare il lavoro di upcycling nella collezione, insieme all’idea di avere un total look Marine Serre adatto alla quotidianità, arricchendo l’offerta con le scarpe – disegnate in collaborazione con Jimmy Choo – che potessero adattarsi all’activewear e al comfort di questi indumenti». Così nasce «il catsuit in jersey realizzato con strati di sciarpe di seta rigenerata e tagliate di sbieco, l’abito ricavato da lenzuola rigenerate e i pantaloni in pelle, realizzati con pelle recuperata e con il logo inciso, creati appositamente per Mytheresa», spiega ancora la designer. Ed è proprio questo concetto, quello della funzionalità dell’abito unito a un processo sostenibile di produzione, a essere particolarmente caro a Marine Serre, sempre più convinta che disegnare «capi per il futuro non significa che creare abiti futuristici, ma capi che rispondano alle nostre esigenze di vita quotidiana. Si tratta di vedere la moda come un servizio e non come qualcosa di separato dal resto del mondo».

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