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21:53 mercoledì 20 maggio 2026
Il furto del Louvre, “il furto del secolo”, diventerà un film diretto da Romain Gavras Sarà l'adattamento di un libro-inchiesta che uscirà in Francia il 27 gennaio e che promette di rivelare i contenuti di documenti segretissimi.
L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è dovuta anche al fatto che i primi contagiati risultavano negativi perché sono stati testati per la variante di Ebola sbagliata I sanitari hanno sottoposto tutti al test per rilevare la variante Zaire. Si è poi scoperto che le infezioni erano dovute a quella Bundibugyo.
Sally Rooney pubblicherà Intermezzo in Israele con un editore filopalestinese che si oppone all’occupazione e all’apartheid Negli ultimi 5 anni la scrittrice aveva rifiutato di essere tradotta e pubblicata in Israele, una scelta fatta per sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).
La NATO è preoccupata che se la guerra in Iran dovesse continuare si ritroverà senza armi e munizioni perché gli Stati Uniti ne stanno usando troppe Finora gli Usa hanno speso 29 miliardi di dollari per una guerra di cui non si vede la fine e ancora non è chiaro lo scopo.
C’è una gran polemica nel mondo letterario perché la Premio Nobel Olga Tokarczuk ha detto di aver usato l’AI durante la stesura del suo nuovo libro Cosa che in realtà non ha mai detto, come si è affretta a spiegare lei stessa in un comunicato stampa in cui precisa che l'AI non scriverà mai al posto suo.
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.

Maria Grazia Chiuri, stilista

La designer saluta Valentino con una collezione barocca, l’ultima realizzata insieme a Pier Paolo Piccioli, da oggi unico direttore creativo. E si prepara all’avventura da Dior.

07 Luglio 2016

La collezione di Valentino, l’ultima disegnata da Maria Grazia Chiuri insieme a Pier Paolo Piccioli, ha chiuso in bellezza la strana stagione della couture parigina, lasciando il pubblico della moda ancora una volta estasiato dal loro straordinario universo estetico e, non ultimo, in attesa della conferma del passaggio della stessa Chiuri a Dior, di cui si è parlato molto nelle ultime settimane. I ben informati sostengono che l’annuncio sarà ufficializzato dal marchio di proprietà LVMH venerdì sera, a mercati chiusi, mentre il saluto a Valentino è stato formalizzato da poco, con la nomina di Pier Paolo Piccioli a unico direttore creativo. Nel complicato panorama odierno, Maria Grazia Chiuri è una stilista, perché è bello chiamarla così, «diventata designer prima del boom del marketing», come ha sottolineato lei stessa in una recente intervista a D La Repubblica, che ha dalla sua la forza di una formazione classica e i molti anni di esperienza a capo del reparto accessori, prima da Fendi e poi all’interno del marchio fondato da Valentino Garavani nel lontano 1957.

Valentino : Maria Grazia Chiuri

Cinquantadue anni, pugliese di origine ma romana di adozione, Chiuri appartiene a quella categoria di professionisti che non hanno bisogno di pubblicizzare se stessi se non attraverso il proprio lavoro, esemplare raro nell’epoca dei direttori creativi che dicono di fregarsene se il loro nuovo progetto non piace (ce l’abbiamo con te, Justin O’Shea) e della sovraesposizione da social. Di lei sappiamo quello che ha fatto per arrivare dov’è oggi, a partire dagli studi allo Ied di Roma e dall’incontro con Piccioli, il partner lavorativo che lei vuole al suo fianco una volta arrivata da Fendi, e con il quale costruisce uno dei sodalizi creativi più convincenti degli ultimi vent’anni. Sarà Valentino stesso a volerli nel suo team nel 1999, estasiato dalle loro abilità: oltre agli accessori, la coppia dal 2003 si occuperà della linea Red e, dopo la breve parentesi di Alessandra Facchinetti e il passaggio al Gruppo Permira, arriva finalmente alla direzione creativa dell’intero marchio. E lì, sempre con la riservatezza che li contraddistingue (unico colpo di testa visibile: i capelli ossigenati di lei), compiono silenziosamente il miracolo.

Reiventano uno dei brand dal passato più ingombrante, con tutti i rischi del caso (basti pensare a tutte le difficoltà nel rilanciare Schiaparelli o Vionnet), riescono a renderlo appetibile e competitivo sul mercato, utilizzano l’impareggiabile tradizione dell’atelier romano (e di quello parigino) per disegnare una femminilità contemporanea, dove le silhouette fiabesche coesistono con la pelle e il jeans, e il rosso e il rosa che hanno fatto la storia sfumano in una infinita moltitudine di ispirazioni, spunti culturali e colori, fra i quali prevale il blu notte di una collezione couture indimenticabile (quella dell’Autunno Inverno 2012-2013). Allo stesso tempo, si cimentano con garbo e astuzia in quella mondanità romana (e la sua corrispettiva tradizione dell’atelier e del costume, teatrale e cinematografico) che tanto piace agli stranieri, con esperimenti quali La Traviata al Teatro Costanzi di Roma, diretta da Sofia Coppola e con una iperbolica Kim Kardashian in prima fila, dimostrando che sì, in taluni casi il fine vale il mezzo, e sì, tutti possono (anzi devono) godere dell’opera, o della sua rappresentazione.

Maria Grazia Chiuri per Valentino

E se oggi si sprecano gli encomi per gli esperimenti di bellezza «alternativa» firmati Vetements, con quei macchinosi accordi che hanno portato in una sfilata di alta moda Eastpak e Juicy Couture, Chiuri e Piccioli possono essere considerati a buon diritto fra i pochi ad aver mantenuto quell’impossibile equilibrio fra la bellezza «classica», indissolubilmente legata al marchio che hanno disegnato fino a ieri, e le incessanti richieste commerciali (Rockstud, anyone?). Un miracolo, appunto. Ora che l’addio è stato confermato, l’arrivo di Chiuri da Dior segnerà uno switch significativo nel sistema attuale, che è alla spasmodica ricerca di punti fermi: intanto perché Pier Paolo Piccioli rimane da solo alla guida di Valentino (e siamo sicuri non deluderà le aspettative), mentre la nostra sarà la prima donna a dirigere lo storico marchio francese nei suoi settant’anni di storia. Mica male per una che nel 2016 non ha un profilo Instagram o che se ce l’ha, si guarda bene dal divulgarlo. A lei tocca il difficile compito di raccogliere l’eredità di Raf Simons, che alla fin fine pare non avesse digerito bene la scelta di Rihanna come testimonial, fra le altre cose, nonché quello di dare un nuovo volto a una corazzata (sempre Dior) i cui profitti maggiori vengono naturalmente dalla cosmesi e dalla profumeria, ma che ha registrato un freno nelle vendita del comparto moda nel primo trimestre del 2016, dopo la promettente crescita a doppia cifra dell’era del designer belga. È bastato un attimo perché il trend si invertisse.

Si è detto più volte che l’epoca degli stilisti primedonne e/o visionari è finita, e che oggi l’industria cerca perlopiù dei bravi manager che sappiano guidare un ufficio stile di giovani che a loro volta sappiano smanettare sui social, quando non dei veri e propri CEO e, a dirla tutta, preferibilmente anche un po’ chiaroveggenti, ma la verità è – magari, eh – che personalità come Maria Grazia Chiuri (e Pier Paolo Piccioli) dimostrano che il bravo stilista era già un po’ tutte queste cose. E che oggi nella moda c’è una terza via alla direzione creativa – ancora una volta italiana, e allo stesso tempo internazionale – oltre al collettivo à la Demna Gvasalia e all’impostazione di Alessandro Michele da Gucci (anche qui, italiano!), una terza via che riuscirebbe in corner anche a salvare l’alta moda per quello che realmente è, ed è sempre stata. Mica affare da poco, bisogna ammetterlo, ma le carte in regola ci sono tutte. In bocca al lupo, Maria Grazia.

Aggiornamento 8/07/2016: Dior ha confermato la nomina di Maria Grazia Chiuri a direttore artistico: a lei saranno affidate due collezioni couture, due ready to wear, una collezione resort e una pre-collezione e la supervisione del reparto borse, scarpe, gioielleria e occhiali. A differenza di Raf Simons, inoltre, sarà coinvolta nella delineazione dell’immagine del brand, dalle campagne pubblicitarie all’arredamento dei negozi.

In testata: Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri alla fine della sfilata couture di Valentino, Parigi, 6 luglio 2016 (Credits: Bertrand Guay/AFP/Getty Images) Nel testo: modelle durante la sfilata di Valentino 6 luglio 2016 (Credits: Pascal Le Segretain, Getty Images; profilo Instagram di Valentino).
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