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14:43 sabato 15 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Crescere in diretta sui social e su Youtube

Un documentario racconta la vita quotidiana di due youtuber di 9 e 12 anni (e dei loro genitori), descrivendo la provincia di Napoli con uno sguardo nuovo.

11 Luglio 2019

Quando decide di seguire la sua “vocazione”, lo youtuber si condanna a una quotidianità sdoppiata: da una parte c’è quello che vive nella realtà, dall’altra quello che vive in reazione alle reazioni degli sconosciuti che lo seguono. Il suo obiettivo, se ha successo, sarà quello di conservare e ottimizzare quello che spesso, all’inizio, è venuto spontaneo, e a quel punto ri-calibrare la propria immagine in continuazione, in base ai feedback (rimanere se stessi o “fregarsene del giudizio altrui”: sono anche questi modi per mantenere le promesse fatte all’inizio, nuove modalità di obbedire all’esercito dei follower).

Ogni influencer di successo dovrà presto abituarsi alla presenza degli haters («più cresciamo, più gli invidiosi ci sono», «è inutile abbattersi per persone inutili», dice la youtuber dodicenne Marghe). A scatenare la rabbia è spesso un quesito suscitato dalla natura di queste “nuove” professioni: se un attore sa recitare, e una pop star sa ballare e cantare, cosa sanno fare questi individui? Tante cose, in realtà. Attrarre. Intrattenere. Coinvolgere. Incuriosire. Irritare. Ma soprattutto accettare – o meglio, desiderare – di darsi in pasto, con dedizione e costanza. E alla fine influenzare e direzionare le scelte della gente. Non è un lavoro facile. Eppure, spesso, ancora oggi, restiamo sconcertati davanti all’oscuro meccanismo che trasforma persone “comuni” in persone di successo. Il documentario Marghe e Giulia – Crescere in diretta, prodotto da Somewhere studio in collaborazione con Sky, con la regia di Alberto Gottardo e Francesca Sironi, racconta questo fenomeno da un punto di vista nuovo – quello di due youtuber giovanissime – ricordandoci tutti i motivi per cui ancora facciamo così fatica a capirlo.

Marghe e Giulia andrà in onda su Sky Atlantic domenica 14 luglio alle 21.15 (e su Sky TG24, disponibile al canale 50) per il ciclo Il racconto del reale, l’appuntamento settimanale di Sky che attraverso la forma del documentario tenta di raccontare il presente in tutte le sue sfaccettature. Il film racconta la quotidianità di due youtuber di 9 e 12 anni che vivono a Giugliano, in provincia di Napoli, e della loro famiglia. Il loro canale, “Marghe e Giulia Kawaii” è seguito da 300mila persone (su Instagram hanno 163mila follower). I video – girati quasi sempre dal padre – hanno milioni di visualizzazioni: Marghe e Giulia aprono giocattoli e organizzano sfide, aggiungendo live e vlog in cui si raccontano in diretta. In poco più di due anni hanno caricato oltre 700 contenuti, risposto a migliaia e migliaia di messaggi. Quando camminano per strada vengono spesso riconosciute dalle loro coetanee, con le quali si fermano per il tempo di una foto: («Cacciate la lingua» ordina Marghe a tutte quante, loro obbediscono). Sulle info del canale Youtube si legge: «nuovi video lun-merc-ven-sab-dom alle ore 13:00».

Cosa significa diventare youtuber da bambine? E cosa significa essere i genitori di due youtuber bambine, e quindi sfruttare questo nuovo modello di successo, nel quale realtà privata e riconoscimento pubblico, ricordi e contenuti condivisi si sovrappongono continuamente? Da dicembre 2017, per un anno, i registi sono andati a trovare la famiglia ogni mese: «Raccontare Marghe e Giulia significava per noi chiederci cosa vuol dire essere bambine dentro la potenza e i limiti dei social network visti e vissuti dal lato dei protagonisti, diventare grandi proiettando i propri successi e fallimenti nelle reazioni immediate dell’online». Com’è condividere la propria infanzia con il pubblico? Cosa proveranno Marghe e Giulia da grandi, riguardando i loro video? C’è un limite di età per diventare youtuber o influencer?

I due registi, Gottardo e Sironi, avevano già lavorato insieme in Follow the Paintings, un documentario d’inchiesta sul mercato dell’arte e gli investimenti opachi di mafiosi e criminali (uscito nel 2016). Come anche in Marghe e Giulia, la colonna sonora del film era firmata Iosonouncane. Entrambi i documentari sono caratterizzati da una fotografia molto curata: composta, equilibrata, capace di valorizzare paesaggi e scene familiari attraverso luci e composizioni pacate. Lo sguardo sofisticato della telecamera dei registi stride con quello amatoriale e bambinesco dei video di Marghe e Giulia, e ancora di più con gli interni della loro casa e i luoghi in cui si svolgono le scene esterne (il Mc Donald’s, il centro commerciale, il bazar cinese) e pone una serie di questioni sul ruolo dell’autenticità e dello status sociale nel successo delle due bambine. Un esempio: nel traballante “Apertura regali natale: Marghe piange a dirotto per 5 minuti”, la più grande delle sorelle – star indiscussa della coppia, all’epoca di questo video aveva 10 anni – scoppia in lacrime dopo aver scartato il suo regalo di Natale, un iPhone X, e continua a piangere a lungo. La separazione imposta dallo sguardo ricercato dei registi ci permette di entrare nella vita di Marghe e Giulia mantenendoci distaccati, all’esterno: una distanza che rende il documentario ancora più intenso, ipnotico e, in certi punti, quasi doloroso, rendendo difficile empatizzare con le bambine e soprattutto con i loro genitori, datori di lavoro soffocanti e affettuosi che sembrano dedicare tutto il loro tempo libero alla carriera delle figlie, che fanno i compiti davanti ai loro stessi video che scorrono sulla tv del salotto.

Proprio quest’anno è uscito al cinema Selfie di Agostino Ferrente, un documentario in cui lo stile autentico dei video di Marghe e Giulia diventa la modalità stessa in cui la storia viene riportata. Anche qui ci troviamo in zona Napoli, ma questa volta in città, nel Rione Traiano. Partendo dal caso di Davide, un ragazzo di sedici anni morto nel 2014 dopo essere stato colpito per sbaglio da un carabiniere (non aveva mai avuto alcun problema con la giustizia: aveva smesso di andare a scuola e sognava di fare il calciatore), Ferrente ha chiesto a due amici di 16 anni che vivono nel Rione Traiano di raccontare la loro vita da soli, filmandosi con la telecamera del cellulare. «Quando mi è stato proposto di girare un altro documentario», ha spiegato il regista (il precedente, Le cose belle, raccontava quattro vite nella Napoli del 1999 e tornava a riprenderle 10 anni dopo, nel 2009), «ho accettato a patto che me lo facessero fare come dicevo io: da tempo ero interessato all’autorappresentazione, che poi negli anni è esplosa». Pensando a Napoli e al rapporto realtà/finzione viene da pensare a Reality di Matteo Garrone, film bellissimo e angosciantissimo del 2012 ispirato alla storia vera del cognato del regista, un pescivendolo che sognava di sfondare nel mondo dello spettacolo grazie al Grande Fratello. Sembra una storia di un secolo fa. Adesso le telecamere le abbiamo tutti, le abbiamo in mano, e ce le puntiamo addosso da soli: il grande fratello, ormai, siamo noi.

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