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Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
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Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.

Mare of Easttown è la serie dell’anno?

Abbiamo visto la nuova serie Hbo con Kate Winslet, in arrivo da oggi su Sky Atlantic: molto più che un crime, nonostante tutti gli elementi del genere.

09 Giugno 2021

In Mare of Easttown, la nuova serie Hbo già apprezzatissima all’estero e in arrivo oggi in Italia su Sky Atlantic, chiedersi “chi è stato?” come si è soliti fare nel pieno di una serie crime, diventa secondario rispetto al desiderio di sapere di più della vita di chi, invece, è sopravvissuto. Dieci anni dopo la Mildred Pierce di Todd Haynes (e pochi mesi dopo il film Ammonite, ingiustamente ignorato dalla critica), Kate Winslet torna infatti a recitare in una miniserie che, come aveva anticipato lei stessa in diverse interviste, «non è un thriller», nonostante inizi con un omicidio in una piccola e squallida cittadina della Pennsylvania su cui Winslet nel ruolo del detective Marianne, “Mare”, Sheehan è chiamata a indagare. Ma è molto di più: uno studio sul dolore e sulla difficoltà di elaborarlo realizzato all’interno di una storia che si apre e si chiude in maniera perfetta, come un cerchio ricostruito attraverso tutti quei dettagli e indizi che vengono disseminati nel corso delle 7 puntate della serie.

Eludendo la trama per evitare gli spoiler, il che è piuttosto difficile considerando che ogni puntata si chiude con un colpo di scena dalla prima fino all’ultima in cui il colpevole viene rivelato dopo 10 minuti – ma l’episodio ne dura oltre 50 e infatti c’è tutto il tempo per rimanere sconvolti e persino piangere – basti sapere che la natura della serie è già custodita nel titolo originale: Mare of Easttown, e non Murder of Easttown come purtroppo è stata tradotta in italiano (Omicidio a Easttown), perché riguarda tanto la psicologia di una donna, Mare, distrutta dalla vita dopo la perdita di un figlio, il conseguente divorzio dal marito e altri oneri che non riveliamo, quanto quella di una comunità, Easttown appunto, che è piccola e ottusa come lo era Dogville, attraversata da eventi terribili, dalla crisi degli oppiacei, e dall’influenza che tutto questo ha su chi rimane.

Come si fa a restare, e come faremo a non sembrare vulnerabili? Sono le domande che Mare si pone in quelle sessioni di terapia obbligatorie di cui, in una delle sovversioni dei classici cliché da dramma criminale presenti nella serie, decide di approfittare; le stesse che si chiede anche Dawn Bailey, la madre di una ragazza scomparsa un anno prima che avvenisse l’omicidio intorno a cui sembra ruotare la serie, e quelle a cui non riescono a rispondere neanche gli altri personaggi che come Mare sono tutti imperfetti, disordinati, spezzati, frammentati. «Amavo i suoi segni», ha detto Kate Winslet sul ruolo di Mare al New York Times, rivelando che la domanda più frequente sulla serie che riceve è “quanto è stato difficile apparire così naturale e piena di rughe?”. Risponde sempre che quando il regista, Craig Zobel, le ha assicurato che avrebbe filtrato una scena in cui la vediamo fare sesso sul divano per nascondere un po’ di pancia, lei si è incazzata. Gli ha detto: «Non osare neanche. Mare è una persona vera».

Di motivi per guardare Mare of Easttown ce ne sono tantissimi, e il primo è ovviamente la bravura di Kate Winslet anche se questa non è una novità, nonostante dia a Mare un’autenticità e una durezza che abbiamo visto soprattutto in Labor Day del 2014. Il secondo: i dettagli, le azioni minime prima tra tutte quella di svapare (forse è il caso che dopo quella di Rachel McAdams nella seconda stagione di True Detective e quella di Rosamund Pike in I Care a Lot qualcuno dedichi una menzione speciale alla sigaretta elettronica), il modo in cui viene rappresentato visivamente il tribalismo che esiste nella comunità di Easttown, in cui le donne sostengono e si prendono cura di altre donne e gli uomini aiutano altri uomini (le prime, per esempio, bevono sempre solo la lager americana Rolling Rock, i secondi un’altra birra).

Ma più di tutto, tra i motivi per iniziare una serie che sarà molto difficile interrompere, c’è quella diversa sensibilità con cui viene raccontata una storia che ci hanno già raccontato infinite altre volte (soprattutto in Happy Valley, dramma molto simile ma meno riuscito della Bbc del 2014), che pesca da Broadchurch, che incede nell’introspezione psicologica come la prima di True Detective, che ripropone il tema dell’investigatore incapace di elaborare il lutto come nella bellissima River della Bbc con Stellan Skarsgård. Alla fine nessun delitto è mai perfetto e tutti i gialli si somigliano, proprio per questo il confine tra il prodotto ottimo e quello che è quasi narcotico è labilissimo. E Mare of Easttown, che si rivela gradualmente come la bambolina più piccola di una matrioska, sebbene non riesca ad abbandonare il tropo della “bella ragazza morta” e ogni tanto si perda in personaggi esagerati, ci offre l’opportunità di conoscerli a fondo prima di perderli, al di là della risoluzione dell’omicidio che è solo un altro evento. Scomponendo il dolore dall’interno, e la drammaticità di una cosa tanto ordinaria.

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