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18:56 mercoledì 29 aprile 2026
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.
Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.

L’Atlantic ha stroncato i Måneskin

19 Gennaio 2023

«Questa è la band che salverà il rock and roll?» è il titolo di un pezzo scritto dal critico musicale Spencer Kornhaber e pubblicato ieri, mercoledì 18 gennaio, su The Atlantic. Se la grafia di quel “questa” non fosse sufficiente a far capire che si tratta di una – divertentissima – stroncatura, a fugare ogni dubbio arriva l’esplicativissimo sottotitolo: «Måneskin looks a lot cooler than it sounds». Tradotto: i Måneskin sono veramente molto belli e molto fighi, sicuramente molto più belli e molto più fighi della musica che fanno. Commentando il nuovo album della band, Rush (che esce domani), Kornhaber scrive che «le canzoni sono così palesemente riciclate, così apertamente mediocri, che l’idea che questa band abbia scatenato una specie di guerra culturale tra gli amanti del rock e quelli del pop […] è, a essere generosi, tragica».

Nel suo pezzo su Rush, Kornhaber fa anche un profilo dei Måneskin, racconta la loro storia a partire da X-Factor al successo mondiale degli ultimi anni passando per la vittoria all’Eurovision del 2021. E, con un misto di terrore e di sarcasmo, scrive che i loro trionfi potrebbero proseguire anche quest’anno: «Il mese prossimo, probabilmente i Måneskin vinceranno il Grammy nella categoria Miglior artista emergente», racconta Kornhaber, tra lo scandalizzato, l’incredulo e il divertito. Nonostante tutto il successo di pubblico e tutti i riconoscimenti dei colleghi – Kornhaber spiega anche come tutte le influenze dei Måneskin, da Tom Morello a Iggy Pop, abbiano finito per collaborare con loro – però, non c’è modo di redimere Rush: la musica è derivativa, i testi «sul fare festa, fare sesso e sulla superficialità dell’industria musicale sono più che altro goffi tentativi di sconvolgere e provocare».

E ovviamente, alla fine anche Kornhaber si pone la domanda che moltissime persone si sono poste dal quando i Måneskin sono diventati uno dei più rilevanti fenomeni musicali dei nostri anni: perché? La risposta è che la band non è un fenomeno musicale ma «televisivo. […] I quattro membri sfruttano la loro bellezza con classe. Durante i live, eseguono ondeggianti coreografie che giocano con il nostro primordiale istinto di prestare attenzione a una persona che ci dà l’impressione di essere sul punto di cadere». Tutto il successo dei Måneskin, conclude Kornhaber, si spiega dunque con tre ingredienti: l’immagine, le buffonate e la seduzione. «Queste cose hanno sempre fatto parte della ricetta del successo, tanto nel rock quanto nel pop. Forse, la cosa nuova dell’ascesa dei Måneskin è la riflessione che ci suggerisce sulla nostra frammentatissima cultura musicale».

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