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La Malnata, come si costruisce un caso letterario

Erano anni che nel mondo letterario italiano non si registrava un'attesa simile per un romanzo d'esordio: attorno al libro di Beatrice Salvioni Einaudi ha costruito una grande operazione, con 32 traduzioni già pronte, un film in produzione e paragoni con Elena Ferrante.

03 Aprile 2023

Una sera di qualche mese fa sono tornato a casa dopo il lavoro e la mia compagna – lettrice disordinata e irregolare – mi ha detto «E allora questa Malnata? Sarà bello come dicono?». Mancava ancora più di un mese all’uscita del libro d’esordio di Beatrice Salvioni per Einaudi Stile Libero ma se ne parlava a tal punto da far nascere una goccia di curiosità anche in lei, completamente estranea a qualunque tipo di bolla letteraria. Ho pensato subito che diventare un caso letterario significhi esattamente questo, illuminare come il sole di mezzogiorno qualche angolo di spiaggia che di solito rimane coperto da un ombrellone colorato. La Malnata ci è riuscita subito, diventando un prodotto discusso e chiacchierato ancora prima di diventare un libro.

Sono i numeri che rendono il libro di Salvioni l’esordio italiano più incredibile da molti anni a questa parte: traduzione in 32 nazioni ancora prima della pubblicazione, uscita in contemporanea in 8 Paesi, adattamento cinematografico già in corso. «Non sentivo dentro di me un tale trasporto verso un libro da Il Treno dei bambini di Viola Ardone», mi racconta Paolo Repetti, fondatore e direttore editoriale dal 1995 della collana Stile Libero di Einaudi, «che poi è arrivato a vendere 250 mila copie. Il primo incontro con le pagine di Beatrice è avvenuto alla Scuola Holden, lei ha letto un estratto, ci ha raccontato la storia e io ho pensato che avremmo dovuto fare un’offerta subito. Non siamo stati gli unici (le case editrici italiane a fare un’offerta sono state 9, nda) ma fortunatamente l’abbiamo spuntata». Che la Malnata fosse destinato a diventare un esordio particolare è stato chiaro fin da subito, tanto che Repetti – che in tandem con Severino Cesari ha creato alcuni dei libri più importanti degli ultimi 25 anni – ha fatto una cosa inusuale. «Il libro doveva uscire a settembre 2022», racconta, «ma ho pensato che avremmo potuto mettere in piedi un’operazione su larga scala. Così ho chiesto a Beatrice di aspettare e ho parlato con tutti i grandi editori europei per coordinarci sull’uscita. Chiunque lo leggesse, se ne innamorava in poche pagine. In questo modo c’è stato il tempo per le traduzioni – svolte comunque a ritmi sostenuti – e per organizzare un’uscita in contemporanea».

Due bambine immerse nel Lambro cercano di nascondere il cadavere di uomo che indossa una spilla con il fascio, è con questo flashforward espressionista che la Malnata ci scaglia dentro al suo mondo. Il romanzo racconta la storia dell’amicizia tra Francesca – bambina borghese che la famiglia tiene cullata in un mondo morbido fatto di buoni voti e messe domenicali – e Maddalena detta la Malnata per la sua presunta capacità di far accadere eventi dolorosi e violenti alle persone che la infastidiscono. Il legame tra le due bambine è sostenuto dall’ambientazione immersa nella città di Monza e nel fiume Lambro. La dittatura fascisista con i suoi rituali assurdi e le sue paure sembra rimanere sempre sullo sfondo ma diventa poi motore della vicenda. Perché l’arroganza e la prepotenza degli uomini di questa storia trova un argine nell’unione tra Francesca e Maddalena (non sempre idilliaco, mai lineare, spesso sorprendete e dunque così tangibile) che hanno il coraggio di ribellarsi, urlare e anche agire.

Viene naturale domandarsi se sulla Malnata pesi l’effetto Amica Geniale. Il romanzo racconta di un’amicizia tra due bambine ai tempi del fascismo, un legame che fa pensare facilmente a Lila e Lenù. «All’inizio questo ha pesato, è innegabile», dice Repetti, «anche perché nel mondo culturale si tende sempre a rincorrere un modello che ha funzionato bene, ma poi credo che questa atmosfera iniziale lasci ben presto spazio a tanto altro». La Malnata riprende alcuni temi cardine dell’opera di Ferrante, ma lo fa con un tocco originale, soprattutto perché ambienta il romanzo in una Monza pungente e grigia che però non rinuncia mai a essere accogliente. Dentro la Malnata vivono due libri in uno: la lingua strappa e finisce per assomigliare alla vita dando l’impressione di essere scritta d’istinto; le scelte stilistiche e lessicali però sono sempre puntuali e tengono lasciando trasparire un lavoro sul testo lungo e sicuramente curato nei minimi particolari, anche in fase di editing.

Non credo alle leggende di capolavori nel cassetto che non vedono la luce per la miopia di qualcuno – una grande storia trova sempre il modo di arrivare – ma non credo nemmeno che tutto ciò che diventa un caso letterario sia per forza di valore e accompagni con la sostanza grandi operazioni di marketing. Nel caso di Beatrice Salvioni le due cose combaciano, insomma: l’hype è giustificato. «In editoria, come nella vita, è difficile prevedere tutto», mi ribadisce Repetti, «e se bastasse fare sempre le stesse cose per ottenere buoni risultati allora saremmo tutti bravissimi. Sono molto felice che la Malnata stia rompendo i confini del mondo letterario per arrivare a tante persone e mi sono impegnando da tempo – non solo adesso – per far capire anche ai grandi giornali e a tutti i mezzi di informazione che il pubblico vuol sentirsi raccontare le voci nuove, che gli esordienti sono un valore anche dal punto di vista della notizia, che la freschezza può fare la differenza anche in un’intervista. Il fammi vedere chi è comincia ad essere un veicolo in letteratura come lo è già da un po’ di tempo nel cinema».

Sono convinto che ogni libro abbia un sapore, e se provassimo ad assaggiare la copertina nera della Malnata sentiremmo l’acidulo dei mandarini che Francesca e Maddalena rubano nella bottega del signor Tresoldi (a proposito, il figlio Noè è senza dubbio il mio personaggio preferito), il salmastro del fiume Lambro e l’aroma pungente del dialetto lombardo che impasta quasi ogni pagina.

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