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19:55 venerdì 26 giugno 2026
CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Macao

Impressioni a caldo dopo un giro alla Torre Galfa, il palazzo occupato il 5 maggio scorso a Milano

11 Maggio 2012

La Torre Galfa (101 metri, trentadue piani) è uno di quegli edifici “vorrei ma non posso” che alla fine degli anni ’50 venivano spacciati per grattacieli International Style agli italiani del boom economico. All’incirca come oggi si spacciano per centri direzionali all’avanguardia gli slanci verticali in via di ultimazione proprio lì di fronte, in zona Melchiorre Gioia/Garibaldi. Un amico li ha definiti «le torri di plastica che costruiscono a Nairobi» e credo non abbia tutti i torti: la striminzita impressione che se ne ricava guardandoli è più o meno quella.

Ma torniamo alla Torre Galfa. Attualmente di proprietà della SAI di Ligresti (che l’ha comprata nel 2006 per 48 milioni di euro), il palazzo, architettato da Melchiorre Bega nel 1956, risulta essere abbandonato al suo destino da oltre quindici anni.  Poi, il 5 maggio 2012, un gruppo di – come si auto-definiscono – “lavoratori dell’arte” ne ha preso possesso occupandolo. Non coltivando nessun particolare preconcetto rispetto alla parola “occupazione”, la mia prima reazione alla notizia è stata: «Beh, interessante». Purtroppo o per fortuna sono e resto ingenuamente convinto che la “bellezza possa salvare il mondo” e sia un fine che giustifica sempre i mezzi. E, in trentadue piani, se ne può progettare di bellezza. Diamine se se ne può progettare. Trentadue piani inutilizzati, ma anche solo tre, sono uno spazio immenso per esprimere talento e idee. E del resto mi dicevo: se occupi trentadue piani e attiri su di te gli occhi di un’intera città, te la sarai studiata bene prima, avrai milioni di idee, avrai in mente una direzione da seguire, avrai un progetto chiaro. Vediamolo.

E così ieri pomeriggio sono andato a Macao – come è stato ribattezzato il grattacielo dagli occupanti – con la speranza, anzi la precisa intenzione di farmi investire da questa freschezza, da questa voglia di pensare e progettare qualcosa di bello, nuovo e possibilmente duraturo. Sono andato così, inerme e senza pregiudizi, e ci hanno lanciato dietro le parole “dispositivo biopolitico”. C’era un’ “assemblea cittadina” e ci hanno lanciato addosso espressioni come “repressione poliziesca”. Mi aspettavo di sentire “comitato scientifico” e invece mi sono giunte alle orecchie cose come “assemblea senza un fronte”, “riattivazione del soggetto”, “riappropriazione del logos“. Mi aspettavo di sentire parlare di progetti e idee, artisti e curatori, eventi e iniziative. E invece ho ascoltato solo distinguo tra un non meglio precisato “noi” e  un ben definito “loro”, i cattivi senza volto là fuori. Ovvero, pareva di capire, tutti quelli che non usano “dispositivo biopolitico” nel loro italiano base. Più che l’alveo di un neonato fiume di cultura contemporanea, una risacca del peggio che si può ricavare mandando di traverso l’opera di Michel Foucault. Non lo nego, ci sono rimasto male. Specie perché sono quindici anni che assisto in varie forme e contesti a questo genere di sproloqui, vanesi e senza un punto, e speravo sinceramente che, per una volta, Macao fosse qualcosa di diverso da un’Okkupazione con il placet semi-ufficiale del Comune.

Può darsi che la mia sia una critica prematura, in fondo Macao esiste da una sola settimana e ancora non si sa cosa sia destinato a diventare, ma se giunge così presto è anche perché vuole o vorrebbe essere costruttiva. Spero ancora che ieri si sia straparlato per il caldo e mi auguro che Macao sia composta al suo interno anche da altro e che questo altro sappia esprimersi in modi meno dispersivi. Spero che le mie impressioni e quelle di altri con cui ho discusso saranno smentite dai fatti. Mi auguro che ci si affranchi presto dalla retorica “dei padri” e si cominci a progettare con serietà, a esprimere il talento che c’è, se c’è, e a premiare le idee, se ci sono. Altrimenti per l’ennesima volta occorrerà constatare come Milano sia una città eccezionalmente abile ad allevare frustrazioni ma pessima quando si tratta di trasformare queste frustrazioni in alternative concrete e funzionanti. Se Macao diventerà solo un simbolo intorno a cui combattere risse politiche da qui fino all’eventuale sgombero si sarà persa l’ennesima occasione per uscire dal passato e verrano bruciate le ultime calorie di entusiasmo rimaste nel corpo di Milano. Così, tanto per farle fare la solita corsetta sul posto.

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