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L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai
È la gitarella in giornata portata all'estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Partire la mattina prestissimo, con il primo volo aereo disponibile, atterrare nella città prescelta e spuntare quante più voci possibili della lista di cose da fare, vedere e mangiare in loco, per poi rincasare con l’ultimo volo di giornata e dormire nel proprio letto. È questo l’obiettivo dell’extreme daytrip, il “viaggio in giornata” portato all’estremo. Un trend turistico che, secondo i dati riportati da Bbc, è in ascesa sia nel Regno Unito che in tutto il Vecchio continente, oltre che ovviamente sui social, dove gli utenti si scambiano esperienze e consigli. Un trend che era quasi inevitabile per come si posiziona perfettamente nel punto di convergenza tra le ossessioni contemporanee e le esigenze di chi ha sempre più voglia di viaggiare ma sempre meno soldi e tempo per farlo.
L’extreme daytrip è l’esatto contrario del turismo lento che riscopre le mete alternative, più piccole e meno note, anche se spesso interessa le stesse destinazioni. L’idea è quella di fare una gita fuori porta in giornata, ma utilizzando come mezzo di trasporto i voli low cost, così da raggiungere destinazioni che normalmente sarebbero fuori dalla zona raggiungibile in macchina o in treno nell’arco di ventiquattro ore. Per questo motivo si parte la mattina molto presto, armati solo di bagaglio a mano e di un itinerario studiato con cura per ridurre al minimo i tempi morti e riuscire a fare il più possibile una volta arrivati a destinazione. Dato che si prediligono voli di compagnie low cost, le tratte più convenienti per contenere il costo della gita sono proprio quelle che spesso uniscono i grandi centri urbani ai piccoli aeroporti locali, quelli che si trovano in prossimità di piccole cittadine. Luoghi comunque interessanti da scoprire e che si possono visitare tutti in una singola giornata, vedendo tutto quello che c’è da vedere in poche ore.
Per alcuni l’extreme daytrip è solo l’ultima sfaccettatura dell’ossessione per la “massimizzazione” di ogni aspetto dell’esistenza. Un “maxxing” da attaccare non solo alle performance sul lavoro, all’aspetto fisico, al sonno e alla dieta, ma anche al tempo libero. L’importante è poter dire di aver compresso la propria esperienza turistica in molte meno ore di quella solitamente richieste, vedendo nel tripmaxxing (definizione di nostra invenzione) di un giorno di ferie un risultato positivo. Per tante persone, però, questo modo di viaggiare non è una scelta ma una necessità: pochi soldi e ancor meno possibilità di prendersi un tempo congruo per il riposo e per il viaggio spingono sempre più persone a tentare di trarre il più possibile dai pochi giorni liberi che hanno nell’annata.
C’è però una controindicazione innegabile: utilizzare i voli aerei per trascorrere poche ore all’estero e poi prendere un altro volo aereo per tornare a casa è quanto di peggio si possa fare per l’ambiente. Se una cosa positiva verrà fuori dalla crisi dello Stretto di Hormuz, sarà questa: non ci sarà abbastanza carburante per tutti e i primi a dover fare a meno del loro volo aereo low cost saranno quelli che vogliono farsi una gitarella in giornata all’estero.
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