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05:18 domenica 1 novembre 2026
Curry Barker, il regista di Obsession, ha fatto uscire a sorpresa un nuovo film e l’ha pubblicato gratuitamente sul suo canale YouTube Si intitola Mama Bear, dura sette minuti e, dopo averlo visto, tutti dicono la stessa cosa: non ci si capisce niente.
Quando si è trattato di scappare dalla giustizia, Flavio Bolsonaro si è improvvisamente ricordato delle sue origini venete e soprattutto del passaporto italiano concessogli dal governo Meloni Ha lasciato il Paese passando per Argentina ed Ecuador ed è atterrato a Miami. Nella lista passeggeri risulta cittadino italiano: un riconoscimento ottenuto nel 2023 in tempi piuttosto veloci.
È stato presentato il primo report sulle librerie italiane, in cui si scopre che nell’83 per cento dei Comuni italiani non c’è nemmeno una libreria Il settore vale 1,8 miliardi, conta 4.451 punti vendita ma otto Comuni su dieci non ne hanno neanche uno. I librai chiedono, per l'ennesima volta, una politica nazionale.
Gli studenti serbi hanno festeggiato la vittoria alle elezioni con un gigantesco rave di 24 ore nella piazza simbolo delle proteste La festa in piazza Slavija è durata quasi 24 ore, con decine di migliaia di persone che cantavano «Freed from Regime».
Dopo 100 anni è stata ritrovata la “Bibbia” perduta in cui F.W. Murnau mise tutte le foto e i disegni dal set che raccontano le leggendarie (e misteriosissime) riprese del suo Faust MUBI Editions e la Cinémathèque française pubblicano il diario di scena che per anni si credeva fosse andato perduto, e che oggi mostra come il più riservato dei registi del cinema muto costruiva le sue immagini.
Nel Mediterraneo ci sono così tanti yacht che i miliardari non trovano più posti in cui parcheggiarli Nel mondo ci sono circa 210 mila yacht più lunghi di 12 metri e 160 mila posti barca per ormeggiarli. Per i proprietari è diventata una gara, per i fondi d'investimento uno degli affari più promettenti del momento.
I Calibro 35 hanno fatto un album interamente ispirato ai romanzi di James Ellroy e alla Los Angeles dei noir Nato come colonna sonora del documentario di Francesco Zippel premiato con il Nastro d’Argento, Ellroy vs L.A. è il nuovo disco dei Calibro 35: 12 brani di funk noir ispirati al maestro del crime americano.
In Cina la bolla dell’AI è già scoppiata, anticipando quello che potrebbe succedere anche negli Stati Uniti e in Europa In quattro mesi i titoli cinesi dell'intelligenza artificiale e dei chip hanno perso 480 miliardi di dollari. La bolla è già scoppiata, e quello che succede a Pechino potrebbe anticipare quello che succederà in Occidente.

Luc Tuymans e la violenza delle immagini

Inaugura il 24 marzo, a Venezia, la prima personale in Italia dell'artista che ha ridato senso alla pittura contemporanea.

22 Marzo 2019

La mostra che inaugura a Palazzo Grassi il 24 marzo e dura fino al 6 gennaio 2020 è molto difficile: chi la visiterà in cerca di qualche ora di svago e di relax resterà un po’ deluso. Ricordate il kitsch di Damien Hirst? L’artista inglese aveva riempito gli spazi di Punta della Dogana e Palazzo Grassi di dispendiose chincaglierie e finti reperti. Ecco, l’arte di Luc Tuymans è ciò che di più lontano si possa immaginare. La sua violenza si sprigiona senza sfarzo, è contenuta, intellettualizzata, pervertita, domata, e quindi feroce, brutale.

La mostra La Pelle, prima personale dedicata all’artista in Italia, è un evento imperdibile. Il fatto che sarà possibile visitarla per più di 9 mesi è molto importante per due motivi. Uno, perché come scrive Jarrett Earnest nel saggio “Crimini di insensibilità: materialità e realtà delle immagini” (nel catalogo) questi quadri – tutti i quadri, ma quelli di Tuymans in particolare – hanno bisogno di essere visti dal vero, più volte, nelle diverse luci del mattino, del pomeriggio e della sera. Due, perché raccoglie circa 80 opere, realizzate dal 1986 a oggi. E non si tratta di quadri tra cui passeggiare pigramente, ma di quadri complessi, sgradevoli, oppure ipnotici, potentissimi, che richiedono tutta la nostra attenzione e chiedono di essere analizzati a lungo dagli occhi e dalla mente. Guardare 80 opere così richiede tempo.

Il titolo, La Pelle, voluto dall’artista, è ispirato al romanzo dello scrittore italiano Curzio Malaparte, pubblicato nel 1949. Non perché Tuymans apprezzi particolarmente quel libro o Malaparte, ma proprio perché l’ambiguità dell’opera (tra ricostruzione storica e finzione) e dell’autore (celebre per la sua megalomania e i rapporti poco chiari con Mussolini) ben riassume l’atteggiamento ambivalente della sua pittura. Non solo: La pelle rimanda a Malaparte, che rimanda alla sua famosa casa a Capri, dove è stato girato Il disprezzo di Jean-Luc Godard (1963) – per i cineasti come Tuymans, uno dei migliori film della storia del cinema – a sua volta ispirato al libro di Alberto Moravia. Ma rimanda anche all’epidermide del nostro corpo, e a un’idea di superficie, quindi alla tela. La pelle ricorda qualcosa di sensuale, vivo e organico, ma anche qualcosa che separa, protegge e nasconde l’interno. Tutte le opere del pittore funzionano proprio come questo titolo: guardarne, leggerne, è come aprire una porta e trovare un’altra porta, aprirla e trovare un’altra porta e così via. È in questo percorso mentale che, secondo l’artista, risiede l’unica verità dell’immagine. Come dice lui stesso, il senso di un quadro si nasconde nello spazio di confine sospeso tra l’osservazione diretta del quadro e la lettura del testo che lo spiega: per questo le lunghe didascalie che accompagnano ognuna delle 80 opere in mostra sono parte integrante dell’esperienza.

Bend over, 2001, collezione privata (Ben Blackwell, David Zwirner, New York/London)

Dal vivo Luc Tuymans è immodesto e loquace: a differenza di molti altri artisti adora parlare del suo lavoro e di quello degli altri (in occasione di Sanguine, la mostra alla Fondazione Prada sul Barocco contemporaneo, di cui è il curatore, ha voluto fare personalmente da guida ai giornalisti parlando a lungo di ogni singola opera), è un ottimo oratore. Il suo metodo è ormai entrato nella leggenda: tutti suoi soggetti derivano da fotografie, mai dalla realtà tridimensionale, e ogni suo quadro viene realizzato in un solo giorno, dipingendo a oltranza, sui colori bagnati. Le fotografie a partire dalle quali dipinge possono essere analogiche (polaroid) o digitali (scattate con l’iPhone), molto spesso si tratta di fotografie di fotografie trovate su una rivista, fotografie di uno schermo (di un computer, di un televisore), di uno specchio. Queste immagini vengono rappresentate attraverso una luce non familiare, opaca, sorda, piatta, che tenta di tradurre l’indebolimento subito dall’immagine pura in tutti questi passaggi: l’obiettivo di Tuymans è dare forma a una “falsificazione autentica” della realtà. Per lui ogni quadro deve contenere un vuoto, un difetto: è in questa “assenza” che l’osservatore deve smarrirsi.

L’unica opera realizzata in occasione della mostra è il mosaico di marmo nell’atrio di Palazzo Grassi che riproduce “Schwarzheide”, un dipinto del 1986 che riprende un disegno realizzato da Alfred Kantor, un prigioniero del campo di concentramento tedesco Schwarzheide nel corso del suo periodo di detenzione durante la Seconda guerra mondiale e mostra la foresta che circondava i campi per nasconderli agli occhi degli abitanti dei dintorni. Tuymans è ossessionato dalla violenza, ma il modo in cui la riesamina è sempre privo di emozione o empatia. È un’osservazione fredda e cerebrale, che scava nei fatti di cronaca recenti e passati alla ricerca della perversione, della follia, della crudeltà umana.

Ballone, 2017, colleziona privata (Studio Luc Tuymans, Antwerp)

Un esempio di questa parte importante della sua produzione sono i quadri dedicati a Issei Sagawa, studente giapponese di letteratura inglese all’università Sorbona di Parigi, che nel giugno1 981, invitò una sua compagna di studi da cui era attratto per il ripasso di alcune poesie in vista dell’esame, la uccise con un colpo di fucile alla testa, violentò il cadavere della ragazza e poi la mangiò gradualmente. Tuymans ha copiato diverse volte le fotografie scattate al ragazzo, ottenendo ritratti impeccabili e snervanti. Altri suoi quadri mettono in scena una lotta tra la tortura della pittura e la tenerezza disperata del pittore. Dipingere è il gesto frustrante per eccellenza: nessun quadro potrà mai catturare davvero ciò che è reale – la luce, la grana dell’immagine fotografica – e il pittore è un martire innamorato del suo mezzo.

Tenerezza e tortura, due termini che l’artista cita sempre insieme, come se il loro conflitto li rendesse indistricabili. Viviamo fissando su piccoli schermi fotografie filtrate e rielaborate che non hanno più alcuna consistenza fisica e siamo ossessionati dalle immagini di noi e degli altri. Col passare del tempo le opere di Tuymans diventano sempre più importanti per capire quello che siamo e cosa stiamo facendo.

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