Hype ↓
09:08 lunedì 28 settembre 2026
I registi e i produttori di Naza hanno deciso che il film si potrà vedere in streaming gratuitamente Dopo la distribuzione in sala, il film sarà disponibile per tutti sul sito del Guardian.
I detenuti di Bollate hanno fatto un album trap e rap interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere Si chiama 30 OP, è composto da 13 brani e ed è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.
C’è una mostra dei fashion artists Viktor&Rolf in 10 Corso Como chiamata Spectrum Dal 25 settembre al 22 novembre 2026, la Galleria di 10 Corso Como presenta «Spectrum», la prima personale italiana dedicata a Viktor&Rolf.
Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.
Il fatto che sempre più biblioteche permettano di prendere in prestito gli ebook sta portando a un calo delle vendite delle librerie Una ricerca sostiene che il prestito digitale fa diminuire gli acquisti soprattutto nelle prime settimane dopo l'uscita, quelle in cui si decide il destino commerciale di un libro.
El Niño ha causato delle piogge così intense da far sbocciare migliaia e migliaia di fiori nel deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi del mondo È un fenomeno chiamato "deserto fiorito": 15 ettari di deserto improvvisamente coperti di fiori bianchi, viola e gialli.
Dopo aver riportato al cinema le streghe, i lupi mannari e i vampiri, Robert Eggers farà la stesa cosa con Romeo e Giulietta E siccome gli piacciono gli adattamenti infedeli, il film non si intitolerà Romeo e Giulietta e potrebbe non essere ambientato a Verona.
In Israele sta iniziando a mancare l’acqua potabile perché Israele ha distrutto gli impianti di depurazione a Gaza Dal 7 ottobre 2023 i bombardamenti hanno distrutto il 90 per cento delle infrastrutture idriche e fognarie di Gaza. E adesso questo è diventato un problema anche per Israele.

Anche i marchi hanno paura dei social

L'ultimo è stato Louis Vuitton, che ha ritirato la collezione ispirata a Michael Jackson. Un atteggiamento costruttivo?

19 Marzo 2019

L’avrete notato, no, che si intensificano a dismisura gli scivoloni offensivi dei marchi di moda sui social, rimbombati fino a raccogliere le defezioni e i boicottaggi di attori, registi, account di denuncia e utenti che non sapremo mai stabilire, a meno che non ci costruiscano un algoritmo apposito, quanto incidano per davvero su chi compra e che cosa compra. Se il caso recente di Dolce & Gabbana in rotta di collisione con la Cina tutta ci insegna qualcosa, d’altronde, è che nell’epoca dell’accountability (e cioè dell’obbligo a prendersi la responsabilità delle proprie azioni) a mezzo Instagram non c’è tempo e non c’è spazio per scusarsi sommariamente, perché bisogna essere tempestivi, esaustivi, convincenti. L’ultimo a cascarci è stato Louis Vuitton, che ha deciso di non mandare in produzione tutti i capi e gli accessori ispirati a Michael Jackson presenti nell’ultima collezione maschile. Il motivo? Le polemiche che hanno accompagnato l’uscita del documentario Leaving Neverland, che hanno costretto il direttore artistico Virgil Abloh, che fino a due mesi prima aveva scelto di celebrare Jackson con la sua collezione, a fare retromarcia: «Con la mia sfilata mi sono ispirato a Michael Jackson come artista e protagonista della cultura pop. Ho fatto riferimento solo alla sua vita pubblica, di cui sappiamo tutto, e all’eredità che ha lasciato come artista, che ha influenzato un’intera generazione di artisti e stilisti. Mi rendo conto che, dopo la messa in onda del documentario, quella stessa sfilata ha causato reazioni emotive. Condanno con forza ogni forma di abuso sui bambini, di violenza e di violazione dei diritti umani», si legge nella nota ufficiale.

Nel tempo ci sono cascati, in ordine sparso, Prada con un portachiavi a forma di scimmia, ritirato dal mercato con scuse a profusione, Gucci con un passamontagna che sembrava black-face (era un omaggio al lavoro sul travestitismo di Leigh Bowery, ma questa è un’altra storia), Burberry con un cappio al collo (francamente non necessario) comparso nella seconda collezione di Riccardo Tisci e accusato di feticizzare il suicidio. Nel 2016, anche Moncler aveva dovuto scusarsi per una collezione di felpe e t-shirt che ricordavano le bambole golliwog del XIX secolo, giocattoli controversi che scimmiottavano le persone di origine africana esagerandone i tratti distintivi. Possibile che questi grossi carrozzoni della moda sembrano proprio non imparare la lezione, quasi fossero un Gino Sorbillo qualunque? Di fronte a gaffe dai vari gradi di spettacolarità, sono tanti i punti di discussione sui quali potremmo accapigliarci. Se è impossibile censire in alcun modo la furia social – si può prender nota della miccia più comune, Diet Prada, quello sì, e della carriera che stanno costruendo su quest’arte del call-out, il dileggio-denuncia istituito a nuova regola – dall’altra è interessante registrare le reazioni di quei marchi che riconoscono l’importanza di agire per correggere quei meccanismi per cui un intero ufficio stile non vede una probabile black-face e/o una possibile istigazione al suicidio.

Stando così le cose e tenendo conto delle peculiarità di ogni singolo caso, non si può fare a meno di riflettere sul tema della diversità e della rappresentazione nei luoghi di lavoro. I marchi di moda oggi si muovono in un contesto sempre più globalizzato e non è per niente assurdo che guardino alla composizione del loro corpo di dipendenti per cercare di diversificarlo, aggiornarlo, sensibilizzarlo sui temi della contemporaneità, seppur sempre con l’obiettivo vendere i loro vestiti, quello è ovvio. Tuttavia, il Consiglio per la diversità e l’inclusione annunciato da Prada e il piano d’azione varato da Gucci per promuovere la diversità culturale e la consapevolezza in azienda così come nell’industria più in generale, sono due esempi di presa di coscienza di cui tenere conto, così come la decisione di Moncler di affiancare la designer Leya Kebede a Pierpaolo Piccioli nell’ultima installazione del progetto Genius. Louis Vuitton e Burberry hanno prontamente chiesto scusa e non è difficile immaginare che arriveranno presto le iniziative “correttive”. Certo, possiamo rammaricarci del fatto che, molto probabilmente, Alexander McQueen nel 2019 sarebbe sotterrato dalle critiche su Instagram, oppure cercare di cogliere l’occasione per strappare questa conversazione al revanscismo dei social per riportarla su piattaforme più consone all’approfondimento e all’autocritica. Perché è una conversazione che bisogna affrontare, lasciamo la negazione ai tristi figuri della politica italiana.

Articoli Suggeriti
Questa capsule collection dimostra che l’unico modo di superare un brand giapponese in fatto di ricerca tessile è far collaborare due brand giapponesi

La collaborazione tra Flower Mountain e Norbit parte da una fibra usata per i cavi da trazione, e immagina una linea di scarpe e abbigliamento da indossare nel quotidiano

Dalla Fashion Week di Milano al mondo: la mostra per festeggiare i 20 anni della Gobi Jacket di Parajumpers

E lo fa affidando la reinterpretazione della giacca a 20 designer provenienti da tutto il mondo: il risultato sono creazioni a base di funghi, strutture in metallo e persino un capo in grado di produrre suoni.