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05:27 lunedì 20 aprile 2026
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Le accuse nei confronti di Lizzo si stanno facendo sempre più serie

03 Agosto 2023

Tre ballerine hanno fatto causa a Lizzo, la sua casa di produzione Big Grrrl Big Touring, Inc. e alla capa del corpo di ballo Shirlene Quigley. Se ne sta parlando moltissimo in questi giorni su praticamente tutti i siti, le riviste e i giornali americani: Arianna Davis, Crystal William e Noelle Rodriguez accusano Lizzo di molestie sessuali, di discriminazione religiosa e razziale, di discriminazione ai danni di una persona disabile e anche di aggressione. Dopo la diffusione della notizia, diversi ex collaboratori della cantante hanno espresso la loro solidarietà alle tre donne e raccontato episodi simili vissuti in passato. Tra questi ex collaboratori ci sono anche la regista Nahli Allison, che per due settimane aveva lavorato a un documentario su Lizzo poi abbandonato a causa della «mancanza di rispetto, dell’arroganza, dell’egocentrismo e della scortesia» di quest’ultima, e l’ex creative director della cantante, Quinn Wilson, che si è limitata a dire «c’è un motivo se ho abbandonato questo settore ormai tre anni fa». Né Allison né Wilson hanno però sporto denuncia nei confronti della cantante, e finora non hanno espresso la volontà di unirsi alla causa in corso.

Nella denuncia presentata dalle tre ballerine vengono raccontati diversi episodi abbastanza grotteschi. C’è quello in cui Lizzo invita tutte le sue collaboratrici in uno strip club di Amsterdam e a un certo punto si mette a intonare un coro per convincere Davis a a toccare il seno di una spogliarellista, insistendo nonostante Davis avesse chiaramente, per tre volte, espresso il disagio che la situazione le stava provocando. Nella stessa serata, Lizzo avrebbe costretto un membro della sua sicurezza a salire sul palcoscenico del locale, ad abbassarsi i pantaloni e a farsi colpire con una frusta. Davis ha raccontato anche che Lizzo l’avrebbe più volte sottoposta a fat shaming in diverse “riunioni di lavoro”. Una di queste riunioni Davis decise di registrarla di nascosto: quando Lizzo lo venne a sapere, la licenziò immediatamente.

https://www.instagram.com/p/Cvevdf9OTse/?utm_source=ig_embed&ig_rid=17abb9b0-1604-4bcc-8a61-99254e448c9e

In un pezzo scritto su Vulture, Tirhakah Love sostiene che dalle testimonianze delle tre ballerine viene da pensare che lavorare per Lizzo fosse come appartenere a una «setta» il cui capo passa gran parte del suo tempo a provare la sua onnipotenza costringendo i suoi “fedeli” a fare tutto quello che gli passa per la testa (in particolare, Love si riferisce alla serata in cui Lizzo avrebbe costretto delle persone che lavoravano per lei a mangiare una banana infilata per metà nella vagina di una spogliarellista). Come se questo non fosse abbastanza, ci sono anche le accuse, come detto, di discriminazione religiosa e razziale. Queste sono state rivolte anche ai dirigenti della società di produzione di Lizzo, «tutti europei bianchi che spesso accusavano i neri e le nere del dance team di essere persone pigre, poco professionali e di avere un “brutto atteggiamento”». Oggi Lizzo ha pubblicamente risposto alle accuse che le sono state rivolte con un comunicato stampa diffuso sui suoi profili social: ha definito i racconti di Davis, William e Rodriguez «assurdi», sottintendendo che nessuna delle tre può essere considerata affidabile in quanto si tratta di «persone che hanno già ammesso pubblicamente di aver avuto comportamenti inappropriati mentre erano in tour con me».

Aggiornamento delle ore 17 di giovedì 3 agosto

L’avvocato di Lizzo ha inviato a Tmz il video del provino che Arianna Davis, una delle tre donne che hanno denunciato la cantante, fece per la seconda stagione di Watch Out for the Big Grrrls, talent show attraverso il quale Lizzo sceglieva alcune delle collaboratrici che l’avrebbero seguita nei suoi tour. Secondo l’avvocato, il video risale a un periodo successivo a quello al quale risalirebbero i fatti raccontati da Davis nella sua denuncia.

 

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