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Gli impallinati di alieni sono convinti che gli Usa stiano per dire che gli alieni esistono perché il governo ha registrato il dominio aliens.gov Tutti quelli che non sono impallinati di alieni, invece, dicono che è solo un altro tentativo di Trump di distrarre l'opinione pubblica dagli Epstein Files.
Qualcuno si è inventato un traduttore che traduce qualsiasi cosa dici nella ridicola lingua tipica di LinkedIn Si chiama Kagi Translate e vi insegnerà come trasformare qualsiasi cosa vi succede sul lavoro in un «nuovo emozionante capitolo!».
Dopo averci investito 80 miliardi di dollari e averci guadagnato zero dollari, Zuckerberg ha chiuso il metaverso di Meta Quattro anni a ripetere che in futuro avremmo tutti vissuto in Horizon Worlds. Oggi Horizon Worlds non esiste più.
Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.
Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026 Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.
Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.

Lina Bo Bardi, l’architetta italiana che trasformò il panorama brasiliano

Nata in Italia e trasferita in Brasile, ha rivoluzionato il mondo del design: la Biennale di Venezia l'ha commemorata con il Leone speciale alla memoria.

02 Aprile 2021

La bellezza dell’architettura sta nella sua capacità di generare storie che si intrecciano e che influiscono sulla società non solo contemporanea, ma soprattutto futura. Se l’architettura può durare nel tempo, agli architetti è richiesto di influire sul tempo. È di pochi giorni fa la notizia che la Biennale di Architettura di Venezia 2021 ha deciso di conferire il Leone d’Oro Speciale alla Memoria a Lina Bo Bardi, architetta italiana naturalizzata brasiliana, ma anche designer, editor di riviste, scenografa, artista, curatrice, studiosa di allestimenti ed impianti museali, perenne attivista in contesti di dittature, guerre e fascismi.

È in questo elenco di titoli e definizioni che si incontrano tutte le storie di una vita scandita da un tempo che non ha nulla di lineare, come Lina Bo Bardi ha scoperto durante l’esperienza brasiliana, anzi paulista, con baricentro l’immensa e complessa città di San Paolo. L’architetta viene spesso considerata la controparte femminile di Oscar Neimeyer, carioca, entrambi due modernisti chiamati a ridefinire gli spazi urbani. Ma questa può essere una sintesi di tutto il suo lavoro e del suo pensiero? Solo se si considera una medaglia avere messo la propria firma in un contesto – quello dell’architettura moderna – che non ha mai mandato tra le prime linee una donna, per lo meno in vita. Lina Bo Bardi è stata un connettore di forze opposte che, come si legge nelle motivazioni della Biennale, «ci ricorda il ruolo dell’architetto come coordinatore nonché, aspetto importante, come creatore di visioni collettive».

MASP, Museu de Arte de São Paulo Assis Chateaubriand, architettura di Lina Bo Bardi / Getty Images

Achillina Bo nasce a Roma nel 1914, evidentemente famiglia e cognome genovese, e dopo la laurea nell’anno in cui scoppia la guerra, si trasferisce a Milano, dove inizia la sua avventura nell’architettura di professione. Sono gli anni di Domus e di Gio Ponti, che la chiama a seguire lo sviluppo della rivista. L’interesse per il giornalismo e per l’editoria – cioè per la divulgazione e la continua vicinanza al grande pubblico – la accompagneranno sempre: subito dopo la guerra Elio Vittorini la invierà per Milano Sera d esplorare le macerie di un’Italia da ricostruire e, ancora, nel 1951, quando, ormai stabile in Brasile, fonderà insieme al marito la rivista Habitat.

Nel 1943 i bombardamenti distruggono il suo studio milanese di Via del Gesù, e nel 1947, insieme al marito Pietro Maria Bardi, curatore, lascia l’Italia per il Sud America. L’incarico che porta la coppia in Brasile è già di per sé un esperimento culturale: lavorare al Museo di Arte Moderna di San Paolo, il MASP, per la creazione di una collezione di opere, così voleva il mandato, di provenienza occidentale. Costruita la collezione, nel 1957 Lina Bo Bardi ricostruirà il museo. Il MASP è un progetto emblematico in questo percorso di reciproca influenza tra pubblico e architetto, perché per Lina Bo Bardi fare un museo non vuol dire costruire un edificio, ma creare un aggregatore di energie e istanze culturali: un grande crocevia tra l’istituzione e la gente. Il Museo viene inaugurato nel 1968 e, considerando che in Brasile questi sono gli anni della dittatura militare e dei pesi e contrappesi tra i continenti, sorprende la partecipazione della Regina Elisabetta. La costruzione viene naturalmente classificata come modernista, ma nell’atteggiamento di Lina Bo Bardi non ci sono i principi di un manifesto che prevede un moderno contrapposto al passato, né l’affermazione di una linea occidentale che sovrascriva la tradizione.

sedia lucia bo bardi

Sedia mid-century in ferro e plastica di Lina Bo Bardi, 1951 / Pamono

In Brasile, tra San Paolo e Salvador de Bahia, a poco a poco ed attraverso i progetti pubblici nei quali è coinvolta, Lina Bo Bardi incontra l’Africa, le radici della cultura del continente, giungendo alla consapevolezza che ciò che conta è l’arte popolare. Ed è forse nei suoi oggetti – di design, spesso in serie limitatissima, o addirittura in prototipi per la Casa de Vidro, la sua residenza privata ed oggi sede della Fondazione – che si vede questo interesse sempre più forte verso il passato. Lo definisce “presente storico”, proprio per rimarcare la grande impostura dell’idea del tempo: il tempo non ha nulla di lineare, come vorrebbero Hegel e l’occidente, ma è «un meraviglioso accavallarsi per cui, in qualsiasi istante, è possibile selezionare punti ed inventare soluzioni, senza un inizio né una fine».

I mondi in cui nascono e prolificano le dittature, con tutto il loro (fragilissimo) sistema di rigidità indotte, sono l’elemento che scatena il cambiamento, soprattutto quando l’architettura incrocia la cultura. Non c’è nulla di distante, di sconnesso, nei progetti di Lina Bo Bardi, ma sono luoghi in cui vive, e vivrà a lungo, la gente. Uno dei suoi ultimi progetti, completato nel 1985, è il SESC Pompeia, la riconversione di un’enorme area della periferia di San Paolo in cui sorgeva una fabbrica di fusti metallici. Qui, in un ambiente degradato che sembrava senza soluzione, Lina Bo Bardi non ha ricostruito degli edifici, ma un tessuto sociale. How will we live together? è il tema della Biennale di Architettura 2021, ed è a questa la domanda alla quale, per tutta la vita, Lina Bo Bardi ha cercato di dare una risposta, in un intreccio di storie, esperienze ed accadimenti (così li chiamava) che hanno il grande merito di non avere nulla di lineare.

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