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Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.

Perché fare videochiamate è così stancante

27 Aprile 2020

Qualche settimana fa avevamo parlato dell’hangover da videochiamata: la sensazione di stordimento (ma anche mal di testa, nausea e spossatezza) provocata dall’abuso di conversazioni davanti allo schermo. Sintomi riscontrati, già dopo i primi giorni di lockdown, soprattutto da chi ha continuato a lavorare in modalità smart working, ma anche dai ragazzini e dai bambini che devono impegnarsi a mantenere la concentrazione per seguire le lezioni spesso senza poter interrompere o fare domande (perlomeno non come in classe). La Bbc ha provato ad approfondire la questione, chiedendosi se le videochiamate, soprattutto quelle su Zoom, siano davvero così sfiancanti e, se sì (la risposta è sì, la nuova definizione è “Zoom fatigue”), come mai. Cosa ci stanca esattamente? Due esperti dell’apprendimento e del benessere sul posto di lavoro, Marissa Shuffler e Gianpiero Petriglieri, hanno provato a rispondere. Innanzitutto, comunicare in videochiamata richiede più attenzione rispetto al parlarsi faccia a faccia, anche soltanto per capire quello che l’altra persona sta dicendo: dobbiamo lavorare di più per elaborare segnali non verbali come le espressioni facciali, il tono della voce e il linguaggio del corpo. Prestare maggiore attenzione a questi dettagli consuma molta energia, per non parlare di evenutali disturbi sonori o del video.

Un ulteriore fattore è che siamo continuamente consapevoli di essere guardati. «Quando sei in una videoconferenza», spiega Shuffler, «sai che tutti ti stanno guardando; sei sul palco, quindi arriva la pressione sociale. Essere performativi è snervante e più stressante». È anche molto difficile per le persone non guardare il proprio viso se possono vederlo sullo schermo o dimenticarsi di prestare attenzione all’effetto che fanno nella telecamera. Secondo Petriglieri, poi, il fatto che ci sentiamo “costretti” a fare questo tipo di chiamate contribuisce allo stress. La videochiamata è il promemoria quotidiano di ciò che ci sta succedendo. Non solo: aspetti della nostra vita che prima erano separati – lavoro, amici, famiglia – coesistono nello stesso spazio. Questa mancanza di varietà è poco sana. È per questo che anche le videochiamate con gli amici e i familiari sono stancanti, soprattutto se si tratta di più di tre persone: richiedono un livello di attenzione e concentrazione che ha più il sapore del lavoro che dello svago.

C’è un modo per limitare questa sensazione di spossatezza? Entrambi gli esperti suggeriscono di limitare le videochiamate a quelle strettamente necessarie. L’accensione della videocamera dovrebbe essere facoltativa e, in generale, è necessario comprendere che le telecamere non devono sempre essere accese durante ogni riunione. In alcuni casi vale la pena considerare se la videochiamata è davvero l’opzione più efficiente: per evitare evitare il sovraccarico di informazioni potrebbe bastare una mail, o dei file condivisi con note molto chiare. Anche concedersi dei “momenti di transizione” tra le videoconferenze può aiutare: fare stretching, bere qualcosa o fare un po ‘di esercizio. «Abbiamo bisogno di mettere da parte un’identità e passare a un’altra mentre ci spostiamo dal lavoro alla vita privata». Petriglieri si spinge ancora più in là suggerendo di tornare alle antiche usanze: «Se vuoi dire a qualcuno ti manca, invece di proporre una videochiamata su Zoom, prova a scrivergli una lettera».

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