Hype ↓
06:53 lunedì 9 febbraio 2026
Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Un libro elenca le 100 cose che abbiamo perso per colpa di internet

03 Novembre 2021

Editor della New York Times Book Review, Pamela Paul ha pubblicato otto libri specializzandosi in quello che lei chiama «l’intersezione tra la cultura del consumo e la vita reale». In una lunga intervista al Guardian ha presentato il suo ultimogenito 100 Things We’ve Lost to the Internet, un lavoro che rispecchia le riflessioni dell’autrice su tutto ciò che abbiamo perso utilizzando la rete, tanto che dal 2017 Paul usa solo la tecnologia che le è strettamente necessaria: la scrittrice non è abbonata a nessun servizio di streaming e noleggia dvd, mentre i figli ascoltano la musica su lettori portatili di cd. Il ragionamento che sembra guidare Paul si basa sulla domanda «serve davvero?». 100 Things We’ve Lost to the Internet è un libro in punti, come fossero brevi saggi, anticipati da una vignetta, dai titoli come “solitudine”, “ignorare le persone”, “lasciare un messaggio” e “l’attenzione costante di un genitore”, e lo scopo della ricerca è secondo l’autrice quello di raccontare piccoli aneddoti della vita quotidiana nell’era di internet. Se dormire è diventato sempre più difficile, con il telefono, e di conseguenza un mondo, a portata di mano, nelle prime pagine Paul riflette anche su come ricordare i numeri a memoria non serva più, di come un tempo nei viaggi in solitaria con lo zaino in spalla bisognava trovare il coraggio di interagire con degli sconosciuti, di come oggi giorno i social media permettano a tutti di manifestare qualsiasi tipo di opinione.

Con «umorismo accattivante e un tocco leggero», come scrive il Guardian, Pamela Paul racconta come in vent’anni siano cambiate radicalmente le nostre abitudini, evidenziando i piccoli cambiamenti poco percepiti piuttosto che le grandi innovazioni. Come ad esempio l’uso della punteggiatura negli scambi epistolari via email o nei messaggi, emoticon e punti di vario tipo possono totalmente cambiare il senso di una frase, quindi bisogna sforzarsi di prevedere come verrà letta dal destinatario. L’editor del Nyt si interroga su come ci si spostava quando non avevamo il GPS: «Oh sì, avevamo quelle enormi mappe pieghevoli che non avresti mai potuto ripiegare correttamente», ironizza. Un altro punto interessante è legato alla noia: secondo l’autrice la noia avrebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo della personalità dei ragazzini, partendo dalla sua esperienza: «Ho passato così tanto tempo sul sedile posteriore dell’auto dei miei genitori annoiata a morte. Non c’era niente da fare. Poi il tuo cervello vaga e pensi alle cose», mentre ora, dice Paul, i ragazzini ascoltano la musica o dei podcast, giocano online o si scattano milioni di foto da postare sui social media.

Come avverte l’intervistatore, John Harris, il libro non è un lamento infinito, alcune voci sono ambivalenti: cercare vita morte e miracoli di qualcuno su Google o sui social prima di un appuntamento al buio potrebbe rubare un po’ di mistero, ma è sicuramente positivo, come usare il navigatore d’altronde, un po’ meno avventuroso ma sicuramente utile. Secondo l’autrice si basa tutto sulla consapevolezza della scelta, che secondo lei è meno oculata nell’era di internet: «Abbiamo la possibilità di dire: non voglio quel prodotto», dice Paul. È davvero necessario PayPal? Ci sono altri modi per acquistare dei prodotti se non su Amazon? Per Paul si tratta di una scelta. «Comprare o non comprare un paio di jeans o una nuova crema per la pelle: anche queste sono tutte opzioni. Eppure, per qualche ragione, con la tecnologia, dimentichiamo di avere noi il controllo».

Articoli Suggeriti
Infinite Jest, 30 anni di gratitudine

Il romanzo di David Foster Wallace non ha avuto ricadute solo sui critici e i lettori. Se ne trovano tracce in ogni ambito della cultura e, anche a 30 anni dall'uscita, è difficile distinguere tra ammirazione e ossessione.

Le parti rosse di Maggie Nelson non è né un memoir né un true crime, ma un’accusa alla spettacolarizzazione della violenza sulle donne

Il nuovo libro dell'autrice di Bluets racconta un omicidio, un processo e un trauma familiare. Ma, soprattutto, è un'accusa contro una cultura che trasforma in spettacolo persino la morte di una donna.

Leggi anche ↓
Infinite Jest, 30 anni di gratitudine

Il romanzo di David Foster Wallace non ha avuto ricadute solo sui critici e i lettori. Se ne trovano tracce in ogni ambito della cultura e, anche a 30 anni dall'uscita, è difficile distinguere tra ammirazione e ossessione.

Le parti rosse di Maggie Nelson non è né un memoir né un true crime, ma un’accusa alla spettacolarizzazione della violenza sulle donne

Il nuovo libro dell'autrice di Bluets racconta un omicidio, un processo e un trauma familiare. Ma, soprattutto, è un'accusa contro una cultura che trasforma in spettacolo persino la morte di una donna.

It’s Never Over, il documentario su Jeff Buckley, arriverà finalmente anche in Italia, a marzo

Soltanto per tre giorni, però: una proiezione-evento per celebrare 60 anni dalla nascita del cantautore di Grace.

Chloé Zhao ha fatto Hamnet per dimostrare che l’arte può curare anche il trauma più grave

Una conversazione su arte, guarigione, spiritualità e attori con la regista di uno dei film più attesi dell'anno, appena arrivato nelle sale italiane e già candidato a 8 premi Oscar.

Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI

Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.

Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme

E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.