Infinite Jest, 30 anni di gratitudine

Il romanzo di David Foster Wallace non ha avuto ricadute solo sui critici e i lettori. Se ne trovano tracce in ogni ambito della cultura e, anche a 30 anni dall'uscita, è difficile distinguere tra ammirazione e ossessione.

07 Febbraio 2026

Come fa un libro a diventare un oggetto di culto? Per l’uscita italiana di Infinite Jest viene organizzata al cinema Politecnico di Roma una maratona di lettura ad alta voce, la lettura integrale di un romanzo di oltre 1400 pagine. La maratona procede ininterrottamente notte e giorno, dal 15 al 17 dicembre 2000, al microfono si alternano scrittori e scrittrici, persone del mondo del giornalismo, dell’editoria, e in particolare della casa editrice Fandango che ha pubblicato il libro, ovviamente c’è anche l’eroico traduttore, Edoardo Nesi.

Nei trent’anni trascorsi dall’uscita americana del febbraio 1996 fino a oggi, quelle pagine hanno lasciato impronte in tutto il mondo culturale. Un romanzo monumentale e ostico è stato in grado di attirare e incuriosire pubblici molto diversi tra loro. L’artista Corrie Baldauf nel 2014 crea un’opera intitolata Infinite Project: Phase 1 partendo dal lessico cromatico del libro e inserendo fisicamente nelle pagine del volume dei post-it con i colori corrispondenti a quelle tinte. Sempre nel 2014, anche l’artista Barbara Balfour resta coinvolta nell’incantesimo e parte dal romanzo per dar vita a un altro libro opera The Inkiest Black con elenchi di vocaboli e di colori presi da lì. Wallace è il re degli elenchi, delle note, dell’accumulo seriale di esperienze, accumulo di gerghi, emozioni, prodotti di ogni tipo, intrattenimento in ogni forma. Infinite Jest nella fase di scrittura risucchia tutto il mondo dentro di sé, quando è terminato e va incontro ai lettori avviluppa nel suo universo e intrappola chi ci si accosta.

Quando il libro esce David Foster Wallace è già un autore segnalato come l’epicentro di un terremoto letterario. Ha pubblicato un romanzo brillante e respingente, La scopa del sistema, e una raccolta di racconti eccezionale, La ragazza con i capelli strani (1989). Eppure Infinite Jest, maestoso e ironico, disperato fino a essere straziante, profetico fino a sembrare premonitore, resterà paradossalmente isolato. L’importanza del libro catapulta l’autore nell’olimpo dei grandi vecchi americani, i primi nomi con cui fa rima sono quelli di Pynchon e DeLillo, mentre i coetanei stanno a guardare. Con Infinite Jest Wallace smette di essere una giovane promessa e diventa un punto di riferimento, è la conferma definitiva del suo talento e abbaglia tutti, scrittori compresi, con i suoi virtuosismi stilistici. Nessuno scriverà più qualcosa di simile. Trent’anni di solitudine? Forse sarebbe più corretto parlare di trent’anni di gratitudine, visto quanto saranno riconoscenti critici e lettori di tutto il mondo.

Da un culto però, oltre agli ammiratori nascono anche le sette. Certi lettori diventano una gang, più il libro penetra nell’immaginario collettivo più i fan si travestono da vestali. Nel testo di “Hipsteria” dei Cani, viene descritta una ragazza romana, una hipster che alterna Negroni e McBook Pro, e che annuncia di essere pronta a lavorare in America, o almeno di andare al parco a leggere David Foster Wallace. Niccolò Contessa ci dice così che Wallace nel 2011 è già uno status, una lettura identitaria in cui si riconoscono gruppi che si impegnano per portare avanti la devozione e che poi come veterani si vanteranno di essere sopravvissuti alla lettura. Sfogliare quel libro, pare, rende diversi. Grazie ai saggi sul tennis ma soprattutto alla presenza di racchette, allenamenti e partite che innervano Infinite Jest (la Enfield Tennis Academy è uno dei luoghi sacri della trama), Wallace è diventato anche una presenza costante nella narrazione del tennis, che si parli di Roger Federer o dei tennisti delle retrovie. Anche in questo ambiente si è arrivati a una saturazione della sua influenza. Come scriveva Emanuele Atturo nella biografia di Federer a proposito del saggio di Wallace sul tennis «citarlo è biglietto da visita intellettuale cheap».

Negli anni non si contano le manifestazioni, i convegni, gli ambiti in cui si cita e si studia Wallace, dalla filosofia, che ricambia l’interesse di Wallace, alla matematica, che ricambia l’interesse di Wallace. La mania dilaga. Nel 2011 vengono riprodotte cento scene di Infinite Jest con i Lego da un bambino di 11 anni aiutato dal padre professore universitario; c’è chi segna su mappe disponibili online tutti i luoghi del pianeta citati nel romanzo, si trova di tutto su internet, dalle mug con la scritta I finished Infinite Jest, alle magliette della Enfield Tennis Academy, ovviamente non mancano spille con stampate le citazioni più famose. A trent’anni di distanza pare insomma che più che di eredi letterari di Wallace – influenza inevitabile nella sua generazione e in quelle che verranno – sia più seducente rintracciare la sua presenza nella cultura pop. Proprio in quei fenomeni culturali che Wallace studiava, proprio in quei campi che amava indagare, lo sport, l’arte, i prodotti di consumo culturale, le ossessioni, le dipendenze. Dopo trent’anni Infinite Jest è ancora fecondo, è ancora difficile, è ancora un capolavoro. 

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