Sette eventi per sette giorni di Art Week, per chi non vuole ritrovarsi incastrato sempre nei soliti eventi della Art Week.
Il libraio di Kabul che vuole restare aperto nonostante i talebani
«Non mi fermerò, perché il mio lavoro non è contro nessun governo. Ho lavorato sotto i talebani prima e obbedirò ancora una volta, ma continuerò a lavorare, sono pronto ad accettare i rischi, anche il carcere o la tortura. Questo negozio è cresciuto e fiorito nel corso dei decenni: è una raccolta di storia». Shah Muhammad Rais è un famoso libraio afghano, proprietario di un negozio che raccoglie quella che è considerata una delle più grandi collezioni private di libri sull’Afghanistan, e già divenuto celebre in tutto il mondo con la pubblicazione del bestseller internazionale del 2002 The Bookseller of Kabul di Åsne Seierstad, che ritrae proprio Rais e la vita a Kabul. Aperto dal 1974, anno della fondazione della prima Repubblica del Paese, la libreria offre 20 mila titoli dedicati alla storia dell’Afghanistan, frutto del duro lavoro di Rais negli anni sotto vari regimi, ai quali dice di «essere abituato», motivo per cui è determinato a proseguire il suo lavoro. «Anche i sovietici erano intransigenti», ha raccontato a The National «Hanno censurato i miei libri e mi hanno messo in prigione per un anno per aver raccolto i decreti del Mullah Omar e di altri giornali jihadisti che ho acquistato in Pakistan. Quando sono stato rilasciato, ho levato la polvere dalla mia biblioteca e ho continuato il mio lavoro».
"I want to preserve history"
"The bookseller of Kabul" on why he refuses to shut up his shop after the Taliban takeover https://t.co/akBPmlLULt pic.twitter.com/YmX9gcU9iP
— The National (@TheNationalNews) September 28, 2021
A preoccuparsi sono sopratutto i membri più giovani dello staff della libreria che, a differenza di Rais, non ricordano il precedente regime talebano e sono nervosi, considerando che per molti di loro la libreria, oltre che essere fonte di sostentamento, è stata parte integrante della propria formazione. Khairuddin Youssufi, 26 anni, la chiama per esempio la sua «seconda casa», e riconosce come questa nuova fase possa danneggiare l’economia del negozio: «Gli americani hanno portato fuori dal Paese molte delle persone di talento e alfabetizzate, compresa la maggior parte dei clienti, molti dei quali erano amici nostri». Il ragazzo racconta di come la vendita di libri sia diminuita: «La gente è povera e l’economia sta crollando. Molti stanno lottando per sopravvivere. Non ci sono più soldi per i libri», confessa. Un altro collaboratore di Rais, Mahrajuddin Qiam, 26enne e padre di tre figli, prima della libreria era un impiegato di un ministero, lavoro che ha perso dopo la presa del potere dei talebani, lo scorso 15 agosto, e teme per il suo futuro: «Le persone stanno finendo i soldi. Se il negozio chiude, non saprei come mantenere la mia famiglia», ha detto a The National. Invece, proprio il proprietario non sembra preoccupato e anzi ha grandi piani per il futuro: è intenzionato a digitalizzare l’intero archivio e ha già iniziato a ristampare liberi rari, mentre altri li archivia come Pdf o sul cloud. «Voglio assicurarmi che la storia sia preservata. Mi importa questo». Nonostante da quando sono arrivati i talebani, abbia avuto solo due clienti.
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