Hype ↓
17:40 mercoledì 7 gennaio 2026
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.

Berlino d’Italia

Due romanzi usciti di recente, Gli annegati e Lingua madre, parlano entrambi di italiani a Berlino, ma raccontano due città diverse.

29 Aprile 2021

Secondo il sito ufficiale della città di Berlino (dati del 2019), il 21 percento della popolazione della città è di origine straniera. Le provenienze più diffuse, dopo quella autoctona, sono quella turca, polacca e siriana, ma in totale le nazionalità presenti nella capitale tedesca sono più di 190. Al quinto posto di questa classifica si trovano gli italiani, con circa 32.000 residenti in maniera ufficiale, che possono cioè testimoniare di avere la preziosissima Anmeldung, la registrazione al comune della città, che dà accesso a lussi inusitati come il test antigenico per il Covid gratuito una volta a settimana.

Le conseguenze di questo alto tasso di italianità si ripercuotono in maniera importante sull’esistenza di una vita culturale legata al mondo italiano molto variegata: ci sono cinema che offrono l’intero programma in italiano, ci sono almeno due librerie italiane, ci sono corsi di scrittura creativa in italiano, esistono almeno un giornale ed un magazine culturale scritti interamente in italiano e con sede a Berlino.

Eppure ho sempre avuto la netta sensazione che ci fosse una specie di timore reverenziale per questa città da un punto di vista della produzione letteraria in tempi recenti, come se in un posto così non ci fosse il potenziale per mettere in scena una storia italiana con tutti i crismi, oppure, al contrario, ce ne fosse così tanto da essere persino troppo da gestire tutto in una storia. Infatti il Berghain, le droghe, la techno, i parchi, le piste ciclabili, la cancelliera, i turchi, i rave, i kebabbari, le start-up, la Willkommenspolitik sono potenzialmente una grandissima fucina, se si sa come disporne, ma il rischio insito è che tutto questo carburante letterario si trasformi in una accozzaglia di luoghi comuni se non si sa come gestirli.

E invece, in tempi recenti, sono arrivate due storie che ci raccontano almeno due dei volti di Berlino, e lo fanno con due voci diverse, quasi opposte e che, neanche a farlo apposta, dividono ancora una volta questa città a metà. Nel suo romanzo di esordio Gli annegati (Il Saggiatore), Lorenzo Monfregola ci racconta una storia berlinese picaresca che mette in scena un tableaux vivant di momenti caratterizzati da uno sguardo acuto e filtrato da una lente che si focalizza sulle dinamiche politiche e sociali di questa città.

Arthur Cipriani è un online Marketing Manager che decide di tornare a Berlino per risolvere un momento cruciale della sua vita ed elegge la capitale tedesca a luogo designato per la sua personalissima rinascita. Questo ritorno però è più complesso del previsto. Nella scena che apre il romanzo, non appena arriva in città, Cipriani si trova immerso nella Sprea, è ferito e non si ricorda più perché. Ma è quando riesce a riemergere dal fiume che ha inizio un viaggio nella Berlino Est che a tappe aiuterà il protagonista a ricostruire il ricordo di un passato recente di cui lui non conosce più le caratteristiche.

Le tessere di questo puzzle sono disseminate nei club, nelle cene a casa degli expat, in orge con ending molto poco happy, e anche in un amore salvifico che arriva al momento giusto per mettere in ordine un caos a cui il protagonista sembra non riuscirne a venire a capo da solo. È, infatti, a partire dall’incontro con Kimiko, una ragazza tedesca di Marzahn, che Cipriani comincerà a sciogliere, uno dopo l’altro, gli enigmi che lo tengono separato da ciò che è accaduto la notte del suo arrivo a Berlino.

C’è il rischio che questa esposizione precisa di ogni singola esperienza, a modo suo estrema, che il romanzo racconta possa risultare come un artefatto per compiere uno spiegone su quello che succede a Berlino di notte. Monfregola descrive, infatti, questa città esattamente come il luogo di perdizione che si aspetta chi viene qui per un fine settimana. Il punto è che Berlino può essere anche questo, e cioè la parodia di sé stessa, ma la maestria in questo caso sta proprio nella consapevolezza di ciò, e scaturisce in una competente gestione del materiale esplosivo di cui parlavo in apertura.

Ma è la lingua ad essere uno degli aspetti più interessanti di quest’esordio, non tanto nel timbro del protagonista che in certi tratti ricorda moltissimo l’Henry Miller del Tropico del cancro, quanto per il fatto che Gli annegati è un vero e proprio romanzo trilingue in cui italiano, tedesco e inglese si mescolano creando una nuova lingua, che non è quasi mai grammaticalmente corretta, ma ci restituisce con precisione lo slang sgrammaticato di certe parti di questa città. Monfregola non fa sconti in questo e i dialoghi in inglese/tedesco/italiano si incalzano l’un l’altro, l’uno dentro l’altro senza nessun appiglio di traduzione all’interno del testo – non sapere una di queste tre lingue significa perdere anche un po’ del libro, esattamente come non sapere una di queste tre lingue significa perdere alcuni passaggi di un normale dialogo che intercorre sui divanetti del Panorama Bar.

Ed è interessante come lingua sia il centro attorno a cui gravita anche Lingua Madre di Maddalena Fingerle, l’altro romanzo berlinese, edito da Italo Svevo Editore. Nel libro, Paolo Prescher è originario di Bolzano e parla italiano, lingua con la quale ha un rapporto controverso. Il ragazzo, infatti, non sopporta le parole che si sporcano, e dopo la morte del padre lascia Bolzano per raggiungere Berlino alla ricerca di una lingua pura, non imbastardita come quella che parla nella sua città d’origine. Quando arriva nella capitale tedesca, Prescher smette completamente di parlare italiano ed entra in estasi per il rapporto speciale che instaura con la lingua tedesca, pura per definizione.

Prescher arriva a Berlino con uno zaino in spalla, dorme su una panchina e la mattina va a lavarsi in una biblioteca, dove poco dopo il suo arrivo inizierà a lavorare come bibliotecario. Fingerle non ci racconta quasi niente della città, non ci dà nessun appiglio per capire in quale delle circa ottanta biblioteche di Berlino il suo personaggio abbia deciso di ricercare la lingua pura. La città di Fingerle è un aspetto che resta secondario rispetto al ventre sicuro che rappresentano per Prescher gli scaffali pieni di libri, pieni di parole pulite.

«Ci sono alcune persone che quando parlano mi sfamano. Non è una metafora, non è retorica: davvero a me passa la fame», ha dichiarato Maddalena Fingerle, che è filologa di formazione. E questo bagaglio filologico “Lingua Madre” se lo porta e su un piano di registro linguistico e su un piano narrativo. Così come l’autrice, anche il suo protagonista si intestardisce sulla parola, ci ruota attorno con un atteggiamento quasi maniacale, così come maniacale è il desiderio di Paolo di pulire la parola, di renderla scevra dalla sporcizia della contaminazione che esiste nel suo paese d’origine. Una fissazione che Paolo Prescher si porta anche nel nome, anagramma di “parole sporche”.

Questi due romanzi rappresentano due possibili emisferi di questa città, due metà che affiancate possono darci almeno due possibili letture di Berlino. Da una parte la città fervente, sporca, violenta e contraddittoria; quella delle feste nascoste a cui si accede bussando tre volte alla porta e dove non è poi così raro entrare a contatto con una donna-angelo che esprime la sua tedeschità non mettendo piede in un kebabbaro per nessuna ragione al mondo.

Dall’altra invece c’è Fingerle, che ci racconta una Berlino in valore assoluto, una città che è tutta racchiusa nello stanzone di una biblioteca con la moquette polverosa e i mappamondi giganti al primo piano. Entrambe le città fittizie che ci vengono narrate sono ovviamente portate alle loro estreme conseguenze, ma sono a modo loro verosimili. Entrambe sono possibilità davvero accessibili a chi si accosta a Berlino. Ho visto molte volte berlinesi parcheggiare la bicicletta fuori dalla biblioteca e sedersi al tavolo di lavoro, stanchi ma elettrizzati dopo certe notti durate tre giorni dentro ad un club a Berlino Est.

Articoli Suggeriti
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano

S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Béla Tarr era talmente diverso che si è inventato un cinema che solo lui poteva fare e nessuno potrà mai imitare

A 70 anni è morto una leggenda del cinema europeo e dell'arte del Novecento, un uomo che con la macchina da presa ha cercato di compiere due missioni: dire la verità e fare la rivoluzione.

Leggi anche ↓
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano

S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Béla Tarr era talmente diverso che si è inventato un cinema che solo lui poteva fare e nessuno potrà mai imitare

A 70 anni è morto una leggenda del cinema europeo e dell'arte del Novecento, un uomo che con la macchina da presa ha cercato di compiere due missioni: dire la verità e fare la rivoluzione.

Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount

L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.

Con il suo finale, Stranger Things si è dimostrato all’altezza di tutti i classici che lo hanno ispirato

Dopo dieci anni, e con un'ultima, grande sorpresa, è giunta al termine quella che è senza dubbio la serie Netflix più rilevante e amata di sempre.

Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film

Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.

Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki

Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.