PK è stato l’eroe che il fumetto italiano meritava e di cui ha ancora bisogno

Il 14 marzo di 30 anni fa usciva PK – Paperinik New Adventures. All'epoca, il nuovo Paperinik era talmente diverso dal resto del fumetto nostrano che in tanti faticarono a capirlo. Oggi, quelle storie sono ricordate con la nostalgia e l'affetto che si devono ai classici.

14 Marzo 2026

PK – Paperinik New Adventures ha segnato un punto di svolta all’interno del fumetto disneyano e, più in generale, all’interno del fumetto popolare italiano. Perché ha preso un personaggio, quel Paperinik creato da Elisa Penna, Guido Martina e Giovan Battista Carpi nel 1969, e l’ha reinventato avvicinandolo a un altro gusto e a un’altra idea di estetica, ma soprattutto dandogli una nuova profondità narrativa e tematica. PK non si è mai limitato a riprendere i canoni americani, con il formato del comic book, o a inserire a qualunque costo trame verticali più o meno interessanti con l’obiettivo di dare a Paperino un’altra identità e, conseguentemente, un’altra storia.

PK nasce innanzitutto come un esperimento. Intorno alla metà degli anni Novanta, con la nomina di un nuovo direttore di Topolino e con l’arrivo di nuovi autori, c’era una voglia vera, genuina, di cambiamento. O quantomeno, di sperimentare. Ezio Sisto e Massimiliano “Max” Monteduro hanno trasformato intimamente il personaggio di Paperinik, inserendolo all’interno di un contesto differente: non più alter ego ironico di Paperino, ma un eroe reale, pronto a mettersi in discussione e a sacrificarsi. Lanciare una nuova testata, specialmente in collaborazione con Disney, non fu per niente facile, e anche questo meriterebbe un approfondimento a parte (vi consiglio di recuperare il lungo articolo di Andrea Fiamma su Fumettologica, se ne volete sapere di più). PK fu l’espressione di qualcosa di particolare e, allo stesso tempo, di impossibile da identificare e descrivere con precisione.

Rappresentò la possibilità per una nuova generazione di autori di venire avanti e di lavorare insieme, spalla a spalla, a ogni nuovo numero (non c’era un magazzino di storie e quindi bisognava ripartire da capo, lanciandosi suggerimenti e idee). Rappresentò anche l’occasione per modificare, anche se solo in parte, il fumetto disneyano più classico. E fu una rivoluzione per un certo tipo di pubblico che, per una volta, venne preso seriamente in considerazione dalla redazione di Topolino. Ed è abbastanza assurdo, se ci pensiamo: PK non venne né raccontato né spinto come un fumetto più adulto e più maturo; ci fu una difficoltà enorme, specie con il primo numero, intitolato “Evroniani” e uscito il 14 marzo del 1996, nell’inquadrarlo per quello che era davvero.

Disney per adulti

Con PK – Paperinik New Adventures, la prima serie di questa rilettura più moderna e attuale del personaggio di Paperinik, un certo fumetto da edicola italiano diventava non solo più maturo (nel senso di temi e di idee, non tanto come approccio) ma anche più coraggioso. E forse non ha senso provare a stilare una classifica delle vendite o dei numeri effettivamente registrati dalla testata. E nemmeno incoronarlo come il fumetto “più amato”. Ha più senso parlare del modo in cui questa versione di Paperinik è riuscita a intercettare gli appassionati, a diventare rapidamente un classico e a imporsi all’attenzione di tutti i lettori di fumetti, non solo quelli disneyani o italiani. PK era, ed è ancora per molti versi, un’assoluta novità.

Quello che hanno fatto Sisto e Monteduro difficilmente potrebbe essere replicato oggi, e non solo per una questione editoriale o produttiva. Ma perché c’è già stato PK e arrivare a quel livello di intensità e consapevolezza narrativa, senza ripetersi, senza insistere con le solite formule e la stessa grammatica, sarebbe estremamente difficile. Se non addirittura impossibile. E il ritorno in edicola di PK, proprio in questi giorni, con una storia su Topolino e un nuovo albo che fa da prequel, lo dimostra: si cavalca la nostalgia per un fenomeno, si coinvolgono autori di primo piano, ma non c’è quella stessa frenesia artistica e, per certi versi, emotiva che c’era negli anni Novanta.

PK si rifaceva a tantissime cose, ed era straordinario anche per questo: c’era il cinema, c’era il fumetto supereroistico americano; c’era ovviamente la tradizione italiana della Disney. E c’era, più di tutto, Paperino. Che per una volta si ritrovava nella parte dell’eroe, non del papero sfortunato, quasi fantozziano, incapace di dare una direzione alla sua vita e a sé stesso. PK era un personaggio combattuto, incerto, terrorizzato. E allo stesso tempo coraggiosissimo, nuovo, determinato. Pronto a intervenire in prima persona, a darsi completamente per una missione che non si era scelto, per combattere una razza aliena di invasori e per ribadire un’idea di giustezza, più che di giustizia, universale.

Un ragazzo degli anni ’90

Questo Paperinik è più umano, più fragile, meno netto nella sua caratterizzazione. Ha indubbiamente aiutato il lavoro che è stato fatto a livello grafico, con novità, piccoli accorgimenti, una personalizzazione – non eccessiva ma comunque apprezzabile – dello stile (cosa che in diverse occasioni attirò l’attenzione della Disney, e non sempre in modo positivo). Trent’anni per un personaggio come PK possono sembrare tanti, e indubbiamente, se ci limitiamo al dato numerico, lo sono. Eppure è vera anche un’altra cosa: che PK non è minimamente invecchiato, così come non è minimamente invecchiato l’affetto dei lettori che hanno nei suoi confronti.

Lo dimostra l’ondata di entusiasmo che ha accolto l’annuncio di Panini per le varie iniziative per festeggiare questo anniversario. Sono poche quelle storie che riescono a farsi largo in edicola, a imporsi sulla competizione e a ottenere un successo editoriale e commerciale; sono ancora di meno, però, le storie che raccolgono un pubblico, che continuano a coinvolgerlo dopo anni dalla prima uscita e che sono in grado di segnare, poco o tanto non importa, l’immaginario comune. Il Paperinik più goffo e maldestro, figlio degli anni Settanta, è tornato altre volte in edicola: anche dopo l’incredibile successo di PK. Ma è sempre stato una cosa differente, altra, alternativa. Qualcosa che i lettori hanno apprezzato e amato, ma che non hanno mai faticato a separare dal PK degli anni Novanta.

Editorialmente e artisticamente PK è stato capace di incidere a fondo nel tessuto culturale del fumetto italiano e disneyano; ha mostrato una strada diversa, e quella strada, poi, l’ha percorsa fino in fondo. E ancora oggi, a distanza di trent’anni, se ne parla con lo stesso affetto e, cosa forse ancora più importante, con la stessa riconoscenza. PK è stato uno degli ultimi, e dei pochi, esperimenti di Disney Italia. Ed è stato, senza ombra di dubbio, una grande occasione: per chi i fumetti li fa, per chi li faceva e per chi li ha sempre amati.

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