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11:43 venerdì 27 marzo 2026
In Giappone c’è un nuovo problema di ordine pubblico: il butsukari, cioè persone che all’improvviso e senza motivo spingono a terra il prossimo Le vittime predilette sono donne e bambini. Le cause, al momento, sconosciute. I video sui social che ritraggono le aggressioni, moltissimi.
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia permetteranno al pubblico di seguire dal vivo tutto il restauro della “Pala di San Giobbe” di Bellini Lo scopo dell'iniziativa è quello di mantenere visibile l'opera per i due anni necessari al restauro, facendo scoprire al pubblico come funziona questo delicatissimo processo.
Nei bombardamenti sull’Iran è andata distrutta anche la casa-museo di Abbas Kiarostami A dare la notizia è stato il figlio sui social, spiegando che le bombe che hanno colpito Chizar hanno danneggiato anche la casa del regista.
L’Onu ha approvato una risoluzione che condanna la schiavitù come «il più grave crimine contro l’umanità», nonostante il voto contrario degli Usa e di Israele e l’astensione dell’Europa Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
La fotografia della serie di Harry Potter è così strana che i fan si sono convinti che sia stata girata usando l’AI La forte somiglianza di costumi, scenografie e cast, unita alla pallida paletta cromatica vista nel trailer appena uscito, ha convinto i fan che nella serie ci abbia messo lo zampino l'AI.
È appena stato annunciato un nuovo film del Signore degli anelli ed è già il più strano di tutta la saga Si intitola The Lord of the Rings: Shadow of the Past, sarà prodotto da Peter Jackson, avrà come protagonisti Sam, Merry e Pipino e soprattutto lo scriverà Stephen Colbert.
Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.

Larghe intese

Improbabili annunci di guerre civili e un Pd che non riesce a ricordarsi come nacque questo governo (spellandosi le mani per il discorso del Presidente).

05 Agosto 2013

Come avevamo già previsto nel nostro piccolo da queste parti, la sentenza con cui la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per Silvio Berlusconi nell’ambito del famoso processo Mediaset alla fine dei conti ha paradossalmente creato più problemi al Partito democratico che al partito guidato da Silvio Berlusconi.

Negli ultimi giorni, a dire il vero, tra manifestazioni, videomessaggi, discese in campo ed evocazioni di improbabili guerre civili, il Pdl ha ovviamente mostrato un comprensibile stato di malessere dovendosi confrontare con la condanna del proprio leader: e si può essere d’accordo o in disaccordo quanto si vuole con la scelta fatta di andare contro la sentenza della Cassazione, ma d’altra parte non si può dire che in questi anni siano mancati gli assist offerti al centrodestra per poter accusare uno spicchio della magistratura di essere faziosa e politicizzata. Nonostante però le espressioni di profonda insofferenza arrivate dal Pdl, è un fatto che la condanna di Berlusconi ha creato politicamente imbarazzi più all’alleato del Pdl al governo che al Pdl stesso. Ed è per questo che da giovedì a oggi, una volta realizzato che il Popolo della libertà non ha interesse alcuno a staccare la spina a questo governo, la grande domanda relativa al futuro delle larghe intese è questa: reggerà il Partito democratico alla condanna di Berlusconi, e riuscirà il centrosinistra governativo ad appoggiare questo governo nonostante la sentenza della Cassazione?

Se il Pd fosse un normale partito riformista, dotato di un suo tratto identitario non legato direttamente alla storia e alle peripezie del principale esponente dello schieramene avverso, la domanda sarebbe pleonastica e la risposta sarebbe ovvia: un’alleanza di governo ha il compito di risolvere i problemi del paese e gli interessi del paese vengono prima di quelli di un partito. Punto. Il ragionamento è elementare, è matematico, è lineare, ma per il Partito democratico, o almeno, per una buona parte del Pd (che al momento non sembra però essere maggioritaria), la questione è invece capovolta e suona più o meno così: ora che Berlusconi è condannato, le larghe intese non possono che essere messe in discussione per il semplice fatto che un partito di sinistra non può fare gli interessi del paese se alleato con un partito guidato da un pregiudicato. A parte il fatto che, a voler essere maliziosi, per i nostalgici del “governo di cambiamento” la soluzione migliore sarebbe quella di dare vita a un altro governo (a cinque stelle) guidato anch’esso da un partito guidato da un pregiudicato; a parte questo, si diceva, la questione che viene spesso ignorata dagli sfascisti della grande coalizione è che oggi la sopravvivenza delle larghe intese non può essere intesa come una semplice concessione fatta da questo o da quel partito, ma molto più banalmente la suddetta sopravvivenza è legata a un preciso contratto con gli italiani che il Pd, il Pdl e il Terzo Polo hanno sottoscritto nel momento in cui hanno deciso di chiedere a Giorgio Napolitano di rimanere al Quirinale e nel momento in cui hanno deciso di spellarsi le mani di fronte al famoso discorso che Re Giorgio fece in Parlamento alla fine di aprile.

Un discorso virtualmente controfirmato dai politici che fanno parte della grande coalizione e che in qualche modo costituisce ancora oggi la ragion d’essere delle larghe intese. Ricordate? “Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi”. “Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora – nella fase cruciale che l’Italia e l’Europa attraversano – il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere su delle soluzioni, dal momento che di recente nelle due Camere non si è temuto di votare all’unanimità. Sentendo voi tutti – onorevoli deputati e senatori – di far parte dell’istituzione parlamentare non come esponenti di una fazione ma come depositari della volontà popolare”.
E ancora: “La condizione è dunque una sola: fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l’interesse generale del paese”.

Il senso del discorso di Napolitano era evidente, e i termini di quel ragionamento non sono cambiati: Pd e Pdl si sarebbero dovuti mettere insieme per rappresentare non due fazioni ma due volontà popolari emerse dalle elezioni e prive di maggioranze autonome, e avrebbero dovuto compiere questo sforzo per dare la possibilità al proprio paese di andare poi a votare con una geografia istituzionale radicalmente mutata. Lo spirito delle larghe intese è dunque inscritto nel discorso del 22 aprile di Re Giorgio alle Camere. E’ quello il contratto con gli italiani delle larghe intese. E chiunque in modo pretestuoso nei prossimi mesi proverà a stracciare quel contratto non potrà che dimostrare una sola cosa: la voglia di mettere i propri interessi davanti a quelli del paese.

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