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Grazie al suo amore per i blockbuster, Zoe Saldaña è diventata l’attrice che ha “incassato” di più nella storia del cinema Dopo il successo del terzo Avatar, che si aggiunge a quello dei film Marvel e di Star Trek, l'attrice ha stabilito un record.
Uno dei segnali di distensione tra Usa e Venezuela è il ritorno dei politici venezuelani su X Compresa la Presidente ad interim Delcy Rodriguez, che ha ricominciato a postare a un anno dall'ultima volta.
Durante la visita a una fabbrica della Ford, Trump ha fatto il dito medio a un operaio che gli aveva urlato “protettore dei pedofili” L'operaio è stato poi sospeso dall'azienda e definito «un fuori di testa» dal responsabile della comunicazione della Casa Bianca.
Jafar Panahi ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire in Iran per «fermare il massacro» Nel suo appello, il regista ha spiegato di temere che la repressione sia soltanto all'inizio e che il peggio debba ancora arrivare.
Il Presidente della Groenlandia ha detto che se proprio i suoi concittadini dovessero scegliere tra Usa e Danimarca, sceglierebbero la Danimarca «Scegliamo la Nato. Scegliamo il Regno di Danimarca. Scegliamo l'Unione europea», ha detto Jens-Frederik Nielsen.
Bill e Hillary Clinton si sono rifiutati di testimoniare davanti alla commissione parlamentare che indaga sul caso Epstein In una lettera pubblicata dal New York Times, i Clinton hanno accusato il presidente della commissione di persecuzione ai loro danni.
La polizia spagnola ha messo a segno il più grande sequestro di cocaina in mare aperto della storia d’Europa Quasi mille chilogrammi di cocaina sono stati scoperti su una nave, nascosti sotto montagne di sale per eludere i controlli.

Chi è Niviaq Korneliussen, la scrittrice che ha cambiato la storia della letteratura nordica

Il suo romanzo La valle dei fiori, appena pubblicato da Iperborea, parla delle morti tra i giovani in Groenlandia, il Paese con il più alto tasso di suicidi al mondo, ma è anche un libro divertente, erotico e poetico.

12 Luglio 2023

La protagonista senza nome di questo libro vive a Nuuk, la capitale della Groenlandia. Ha un brutto carattere, scontroso e pessimista, una famiglia che ama e detesta, una ragazza, Maliina, che si costringe a definire “scopamica” ma di cui è gravemente innamorata. La incontriamo, all’inizio del libro, proprio mentre si prepara ad abbandonare tutto per andare a fare l’università in Danimarca e conquistare finalmente la tanto agognata libertà. In parallelo alla tragicomica preparazione per la partenza, rallegrata dai modi scurrili di sua madre e dalle numerose gaffe durante la piccola festa d’addio coi famigliari, succede qualcosa di strano. I paragrafi sono interrotti da uno strano conto alla rovescia che parte da 45 ed elenca casi di suicidio (ad esempio: «22. Ragazza. 17 anni. Si è impiccata nel capanno del padre, che l’ha trovata al mattino»). Andando avanti queste frasi si trasformano e da fredde comunicazioni diventano le testimonianze dei giovani morti («E prendimi, prendi la mia anima, seppelliscila sottoterra, in profondità, perché non esca più», oppure, «Mani nere, quelle mani nere mi toccano il corpo, e mi verrebbe voglia di dirmi come sei bella, ma non riesco a muovermi») che si sommano a riflessioni che sembrano generate da un agente esterno che osserva con distacco, una specie di dio crudele: «Ti ricorderemo per sempre, scrivono taggandoti su Facebook, ma truth is che solo una minima parte lo farà davvero. Gli altri continueranno a vivere, continueranno a scrollare i loro feed, e si ricorderanno di te per un attimo solo quando gli sembrerà di averti vista in città. E allora penseranno ah, no, lei non c’è più».

Questo inquietante conteggio, unito alla bellissimo inizio con la protagonista seduta in un cimitero in piena notte (ma essendo in Groenlandia, è come se fosse giorno) che osserva un corvo, funziona come un’oscura profezia che, all’inizio, destabilizza, ma mano a mano che il libro si sviluppa, accumulando dati (le cicatrici all’interno delle braccia di una vicina di aereo, la nonna che parlava del suicidio degli uomini che si isolavano dalla società, aneddoti di giovani morti che spuntano qui e là tra le conversazioni) inizia a diventare terribilmente coerente, fino ad allinearsi perfettamente alla trama quando un lutto (un suicidio) costringe la protagonista a tornare a casa, nella natura maestosa della Groenlandia orientale, fino a una valle di fiori di plastica, piena di croci senza nome: è lì che vengono seppelliti i tanti giovani inuit che ogni anno si suicidano. A raccontarlo così non sembra certo una lettura da spiaggia, ma La valle dei fiori è un gioiello di libro che pur affrontando ed esplorando la morte non smette mai di essere divertente, scatenato, erotico, ridicolo, poetico.

Oltre alla bella postfazione di Francesca Turri, che è anche la traduttrice, alla fine del romanzo, appena pubblicato da Iperborea, c’è il discorso che l’autrice groenlandese, Niviaq Korneliussen, ha pronunciato in occasione del conferimento, nel 2021, del Premio del Consiglio Nordico, il più prestigioso riconoscimento letterario della Scandinavia, prima volta in assoluto per un romanzo groenlandese: «Abbiamo il più alto tasso di suicidi al mondo. Nel corso di diverse generazioni sono venute a mancare tantissime persone che avrebbero potuto essere ancora qui. Che avrebbero potuto vivere una vita lunga, e non diventare solo ventenni, quindicenni, dodicenni. Abbiamo un sistema che vi trascura ripetutamente quando avreste più bisogno di aiuto. Non si assumono la responsabilità, la scaricano su di voi, voi che nemmeno sapete se sarete in grado di superare la notte».

Korneliussen è nata a Nanortalik, in Groenlandia, nel 1990. La valle dei fiori (Blomsterdalen in danese) non è il suo primo libro: nel 2014, a 24 anni, ha pubblicato Homo Sapienne, in cui racconta la vita di cinque giovani adulti a Nuuk. Come lesbica, Korneliussen ha detto che era estremamente importante per lei scrivere della vita dei gay in Groenlandia perché non aveva mai letto niente sull’omosessualità nella letteratura del suo Paese. Pubblicato nel 2020 sia nella lingua madre che in danese, La valle dei fiori è un raro esempio di romanzo che riesce a unire la denuncia forte e chiara (contro l’inadeguatezza del sistema groenlandese per la prevenzione della depressione dei giovani) a un’altissima qualità letteraria e poetica, che si riconosce soprattutto nella capacità dell’autrice di costruire immagini e scene che entrano a far parte dell’immaginazione del lettore come se le avesse viste in prima persona.

Nel corso del libro la protagonista cerca di riflettere sui possibili motivi di questi suicidi, arrivando a segnalare i bassi livelli di serotonina riscontrati da alcuni studi nei giovani groenlandesi. Ma i dati dicono anche che prima della modernizzazione forzata della Groenlandia, iniziata negli anni Cinquanta, il numero dei suicidi tra gli adolescenti inuit era bassissimo. Oggi le istituzioni, i medici e i familiari si rifiutano di affrontare la depressione trattandola come una malattia: il malessere che conduce questi ragazzini e ragazzine alla morte è un tabù di cui nessuno vuole parlare. Korneliussen, però, non si limita a parlarne: lo trasforma in letteratura, restituendo al dolore di chi «non è adatto a vivere, chi non è bravo a vivere come gli altri», tutta la dignità, la poesia e la pietà che si merita.

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